L'editoriale di luglio

Ero una ragazzina quando con i miei genitori partecipai ad una settimana del Segretariato per le Attività Ecumeniche al passo della Mendola, che loro hanno continuato a frequentare con molto entusiasmo. Forse anche per questo resto sempre di stucco quando sento persone impegnate nel mondo ecclesiale parlare di ortodossi e riformati come «altra religione».

L'editoriale di luglio

Ero una ragazzina quando con i miei genitori partecipai ad una settimana del Segretariato per le Attività Ecumeniche al passo della Mendola, che loro hanno continuato a frequentare con molto entusiasmo. Forse anche per questo resto sempre di stucco quando sento persone impegnate nel mondo ecclesiale parlare di ortodossi e riformati come «altra religione». Spesso ho pensato che la nostra fatica nel sentire l’ecumenismo nasce dal non vivere insieme. In regioni italiane e paesi europei dove cattolici e riformati o cattolici e ortodossi sono vicini di casa e le chiese di diverse confessioni si trovano sui due lati della stessa strada, non si può fingere che gli altri non esistano; allora o si sceglie la strada della chiusura e del conflitto oppure si apre la via della fraternità.
Certamente per Gesù ogni uomo è fratello e ogni donna è sorella, ma nelle sue parole è esplicito il desiderio di fraternità tra suoi discepoli. Ogni anno siamo chiamati a dedicare la preghiera di una settimana all’unità tra cristiani: la preghiera costruisce, molto fa anche l’incontro, la conoscenza reciproca, la stima e l’amicizia tra noi che abbiamo in comune la fede in Gesù. E che possono cominciare se, come nei racconti proposti in questo mese, qualcuno ci crede e prende l’iniziativa, anche piccola.

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