L'editoriale di novembre

Possiamo impostare la nostra vita sull’estensione, cioè sul criterio della quantità, sempre con il metro “in testa”, ossessionati da numeri e quantità. Illimitato, all inclusive, a fondo perduto sono tra i migliori sintomi di questo atteggiamento dove la crescita e l’aumento sono gli dèi da onorare. Di più, sempre di più.

L'editoriale di novembre

Possiamo impostare la nostra vita sull’estensione, cioè sul criterio della quantità, sempre con il metro “in testa”, ossessionati da numeri e quantità. Illimitato, all inclusive, a fondo perduto sono tra i migliori sintomi di questo atteggiamento dove la crescita e l’aumento sono gli dèi da onorare. Di più, sempre di più. La domanda in questo caso inizia quasi sempre con: «Quanto? Quanti?». Difficile sfuggire a questa logica che a volte, dobbiamo esserne consapevoli, è pure necessaria. Un mondo tutto di estensione è umano?
Si può scegliere di iniziare le proprie domande più con il: «Come?» che con il «Quanto?» e allora si passa alla logica dell’intensità dove grandezze e quantità sono molto secondarie. Sobrietà e umiltà, infatti, sono virtù di intensità. Dicono il nostro essere capaci di ricevere, capaci di gustare. Sono parole fuori moda e velate di sospetto e disaffezione in un’atmosfera che fa dell’estensione il sentore predominante. Sommersi e travolti da tante (troppe) “cose”, a volte ogni vuoto o mancanza sembra coglierci impreparati. Eppure, un’antica sapienza ci ricorda che ciò che conta è «gustare le cose interiormente» (Ignazio di Loyola). Sobrietà e umiltà sono la strada per diventare intensissimi, non affaticati.

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