La giornata del 1° novembre

Il brano delle beatitudini mi ha sempre messo in discussione. Quando ho avuto occasione di ascoltarlo o usarlo come guida per qualche attività, sono caduta nella tentazione di riportarlo ingenuamente alla mia vita come si faceva da bambini di fronte alle figurine dell’amico di turno, dovendo stabilire per ognuna il famoso «ce l’ho... mi manca». In passato però, dal confronto con le beatitudini sono uscita spesso perdente, mettendo in luce le mie povertà, non riuscendo a sentirmi testimone verso il prossimo per nessuna di esse e ritrovandomi in difetto rispetto a chi invece è davvero un operatore di pace, un mite, un puro di cuore...

La giornata del 1° novembre

Il brano delle beatitudini mi ha sempre messo in discussione. Quando ho avuto occasione di ascoltarlo o usarlo come guida per qualche attività, sono caduta nella tentazione di riportarlo ingenuamente alla mia vita come si faceva da bambini di fronte alle figurine dell’amico di turno, dovendo stabilire per ognuna il famoso «ce l’ho... mi manca». In passato però, dal confronto con le beatitudini sono uscita spesso perdente, mettendo in luce le mie povertà, non riuscendo a sentirmi testimone verso il prossimo per nessuna di esse e ritrovandomi in difetto rispetto a chi invece è davvero un operatore di pace, un mite, un puro di cuore...
Ho la fortuna di fare un lavoro che un collega definisce, a ragione, «il migliore al mondo», nonostante ci ponga di fronte a numerose sfide, che mi obbliga a un continuo contatto con l’altro, un altro che ogni giorno mi mette, meravigliosamente, alla prova: ragazzi e adulti con disabilità grave e gravissima, spesso in concomitanza di disturbi legati alla sfera della salute mentale. Tra questi c’è Alessandra, una giovane donna di quarant’anni, costretta in carrozzina fin dall’infanzia; lei per me è l’entusiasmo fatto persona, affronta le sue giornate con grandi sorrisi e letture della realtà sempre al positivo. Da quando la conosco mi chiedo come riesca a essere sempre così solare e stare in sua compagnia è davvero un piacere. Durante la giornata ripete a se stessa più volte «ah, che bella vita!»; se le capita di ricevere un favore o attenzioni particolari da qualche operatore o compagno esclama «beata me!». Mi ha sempre colpito molto questa sua ultima affermazione di fronte alle piccole cose quotidiane, forse per lei meno scontate che per me.
Alessandra è una testimonianza vivente della bellezza e della necessità della gioia nella vita di tutti i giorni, e non posso negare di ammirarla per questo. Con la sua vita mi impone di guardare alla mia, e inevitabilmente alla mia vita di fede, non più mettendo a fuoco per prime le difficoltà o le povertà, ma con la luce negli occhi di chi è entusiasta di quello che è e di quello che gli è stato donato, ancor prima di quello che possiede. Allora guardo a questo vangelo con occhi e cuore nuovi: ponendo al centro della mia lettura e della mia quotidianità il «rallegratevi ed esultate»; la gioia di essere realmente figli di Dio e parte della chiesa. Vivere le beatitudini con questo stile, senza sentire solo un confronto, consente di non vederle più tanto lontane da essere raggiungibili solo dai migliori tra noi, i santi, ma da tutti coloro che vivono e testimoniano la gioia dell’incontro con Cristo. 

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