La giornata di domenica 1° gennaio

Caspita, già pensare a quella ragazzina chiamata a essere la mamma di Gesù, di colui che è «nato da donna», c’è di che «far tremare le vene e i polsi», ma addirittura immaginare che sia la madre di Dio, questo è davvero un bel salto nel vuoto chiesto alla mia ragione, al mio senso pratico, alla mia esigenza di spiegare il come e il quando.

La giornata di domenica 1° gennaio

Caspita, già pensare a quella ragazzina chiamata a essere la mamma di Gesù, di colui che è «nato da donna», c’è di che «far tremare le vene e i polsi», ma addirittura immaginare che sia la madre di Dio, questo è davvero un bel salto nel vuoto chiesto alla mia ragione, al mio senso pratico, alla mia esigenza di spiegare il come e il quando. Mai come davanti a questo mistero assoluto sento il bisogno che Dio mandi nel mio cuore lo Spirito del suo Figlio, perché insomma, tra due mesi dovrò spiegare ai miei studenti le terzine più commoventi di tutta la Divina Commedia, e dovrò riuscire a far cogliere l’altezza di quel salto nel vuoto che Dante chiede di fare ad ognuno dei suoi lettori, invitati a percorrere con lui un cammino che, alla fine del poema, lo porterà proprio ad ammirare Dio attraverso gli occhi di Maria, sua madre. Riduttivo chiamarlo solo poeta!
Eccoli quegli iniziali versi del trentatreesimo canto:
Vergine Madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura. (Par. XXXIII vv.1-6)
Che omaggio strepitoso a Maria riesce a comporre Dante immaginando che «il Fattore si faccia fattura», che il Creatore si faccia creatura proprio attraverso di lei: poche parole per esprimere l’inesprimibile! Anche questa volta sarà bellissimo vedere quei giovani uomini e quelle giovani donne, pur nell’estrema diversità delle loro fedi e dei loro credi, nel tumulto dei loro cuori e nelle incertezze del loro diventare adulti, confrontarsi con l’abbagliante avventura di Maria, figlia di suo figlio e madre del suo Creatore! Un triplo salto mortale che metterà bene alla prova il raziocinio sia dell’insegnante che degli studenti, ugualmente trascinati dallo stupore dell’inconcepibile stupore che, a dirla tutta, è lo stesso che ha colto anche «tutti quelli che udivano le cose dette loro dai pastori», così come ci racconta Luca.
Sicuramente la più sorpresa di tutti sarà stata proprio lei, la ragazzina di Nazareth, al sentire le parole dell’angelo e la sconvolgente prospettiva di diventare madre. Il vangelo di Luca oggi mi invita a riflettere anche su questo punto. Dunque: i pastori arrivano di fronte alla santa famiglia e riferiscono ciò che del bambino era stato detto loro; me li immagino, loro, la feccia del popolo di Israele, destinatari di messaggi portati loro addirittura da angeli in coro, chissà con quanta foga avranno riferito fin nel più piccolo dettaglio quanto avevano sentito; tornandosene a casa, eccoli ancora chiacchieroni ed entusiasti farsi portavoce dell’evento. Maria invece, che pure qualcosina avrebbe potuto dire per completare il racconto dei pastori, lei no, lei non pronuncia una sola parola, ma medita silenziosa e custodisce nel suo cuore tutte queste cose: che esperienza incredibile la sua! Sono certa che anche lei ha chiesto a Dio di mandarle nel cuore lo Spirito. Questo è ciò di cui sento più bisogno in questa stagione della mia vita: tempo per meditare, spazio per farlo, forza per non distrarmi, costanza per ritentare, cocciutaggine per non lasciar perdere e Spirito che mi accompagni per mano. Mi correggo, ora che i figli non sono più così piccoli, ho più tempo che in passato! Mi correggo ancora, ora che i figli sono un po’ più indipendenti ho anche più energia. Bene, allora comincerò il nuovo anno proprio sulle orme di Maria che medita, e il mio punto di partenza sarà riprendere in mano il mio essere erede per grazia di Dio, per accogliere nel mio cuore lo Spirito del suo Figlio.

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