La giornata di domenica 12 aprile

Il mattino di Pasqua, quando tutto sembra bloccato in un fermo immagine irreale, alcuni cominciano a correre. Una donna, che ama oltre i limiti, non si rassegna all’ultima parola pronunciata dalla morte su un sogno infranto. Lei per prima ha visto qualcosa e corre con il cuore in tumulto per annunciare una pietra rovesciata, quella che nascondeva il corpo del suo adorato maestro, il cui sguardo l’aveva fatta sentire speciale restituendole una vita sprecata. Due uomini che hanno perso l’amico più caro (il più giovane l’ha visto morire mentre il più vecchio l’ha vilmente rinnegato) corrono per vedere e credere. 

La giornata di domenica 12 aprile

Il mattino di Pasqua, quando tutto sembra bloccato in un fermo immagine irreale, alcuni cominciano a correre. Una donna, che ama oltre i limiti, non si rassegna all’ultima parola pronunciata dalla morte su un sogno infranto. Lei per prima ha visto qualcosa e corre con il cuore in tumulto per annunciare una pietra rovesciata, quella che nascondeva il corpo del suo adorato maestro, il cui sguardo l’aveva fatta sentire speciale restituendole una vita sprecata. Due uomini che hanno perso l’amico più caro (il più giovane l’ha visto morire mentre il più vecchio l’ha vilmente rinnegato) corrono per vedere e credere. Il Risorto innesca un’accelerazione nei processi vitali dell’anima, che si erano inceppati per esaurimento delle scorte di speranza. Non sto parlando di un sogno infantile, ma della sfida suprema, lanciata contro le paludi del disincanto, contro l’ambigua attrazione del nulla. La morte è così baldanzosa nel suo apparire inevitabile e definitiva! Eppure non è invincibile.
Nessuna morte, prima di quella di Gesù, è stata così generativa, nessuna ha riattivato vite sospese con un processo imponente che ha attraversato la storia. Che ha attraversato la mia storia, tramite la catena di persone umili e buone che mi hanno preceduto e che, con tutti i loro limiti, hanno fatto giungere fino a me la freschezza di un lieto annuncio capace di cambiare il mondo. Persone come bisnonna Rosa, donna di povertà, mitezza e pianto. Forte dell’esempio di colui che disse «amate i vostri nemici», per “vendicarsi” con la donna che le aveva conteso il marito, corre sul monte, dove costei languiva in miseria, e le porta un po’ di minestra affinché possa sfamarsi. Erano gli anni della grande guerra. Mi piace questo correre per rinnovare la vita, giocarla in pienezza, donarla. Ben diverso dal correre senza un perché e senza una direzione, che sovraccarica di ansia i nostri giorni. Dio si è fatto uno di noi, dal pancione di Maria alla tomba vuota, passando per la croce. Il dono così esagerato di sé da parte di Gesù, ci precede sempre e sovverte le logiche predatorie dell’uomo vecchio. Egli è avanguardia di un popolo nuovo e ci guida verso un mondo rovesciato in cui gli ultimi sono i primi, gli scarti sono i protagonisti della liberazione di tutti.
Il nostro mondo corre per riflesso nevrotico, mentre i cristiani corrono in risposta a una chiamata: essere testimoni di qualcosa di grande, che supera le nostre paure, i nostri limiti, i nostri peccati e la nostra speranza affievolita. Testimoni di colui che Dio consacrò in Spirito santo e potenza, che percorrono le strade del mondo, con i piedi per terra e il cuore lassù. Corrono perché hanno più cuore che gambe e non ce la fanno a seppellire nel proprio orticello il mirabile splendore del tesoro che hanno ricevuto senza meritarlo. E coltivano un’immensa gratitudine per ogni dono, anche il più piccolo e insignificante, che il Dio della vita ha messo nelle loro mani. Così vogliono condividere con una moltitudine di fratelli tutta questa bellezza, per danzarla insieme, nell’attesa di cieli nuovi e terra nuova.

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