La giornata di domenica 12 luglio

i sembra che il filo conduttore delle letture di questa domenica sia la scelta. Amos è stato scelto da Dio come suo profeta; noi siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Dio nella carità; Gesù ha scelto i dodici apostoli per inviarli a due a due a predicare il vangelo e proclamare la conversione dei cuori. Dio non ha scelto e non sceglie gli annunciatori della sua Parola in quanto sapienti e talentuosi agli occhi del mondo, ma tra i lavoratori umili e semplici come il mandriano Amos e come i pescatori Simone, Giacomo e Giovanni.

La giornata di domenica 12 luglio

Ci sembra che il filo conduttore delle letture di questa domenica sia la scelta. Amos è stato scelto da Dio come suo profeta; noi siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Dio nella carità; Gesù ha scelto i dodici apostoli per inviarli a due a due a predicare il vangelo e proclamare la conversione dei cuori. Dio non ha scelto e non sceglie gli annunciatori della sua Parola in quanto sapienti e talentuosi agli occhi del mondo, ma tra i lavoratori umili e semplici come il mandriano Amos e come i pescatori Simone, Giacomo e Giovanni. È bello il modo in cui Dio ha scelto il profeta Amos: «Il Signore mi prese» richiama la formula che abbiamo pronunciato davanti all’altare il giorno del nostro matrimonio. «Io prendo te come mia sposa, mio sposo». Nella attuale promessa nuziale il verbo prendere è stato sostituito dal verbo accogliere.
Non vorremmo apparire conservatori, ma ci piace anche la formula precedente, soprattutto alla luce del versetto della prima lettura, ove il prendere appare come una scelta mirata, prendo proprio te fra tanti altri; come un contatto fisico tra due persone, prendo te per mano o sotto braccio, ti tocco; e come un affettuoso appartarsi, tu e io formiamo una soggetto nuovo, un’entità a parte. È significativo il fatto che Dio prima prenda Amos, lo scelga, lo tocchi, si metta in disparte con lui, poi lo chiami per nome e infine gli parli. L’amore di Dio, come l’amore sponsale, passa attraverso i nostri sensi, non ne può prescindere. Dio si può manifestare in una brezza leggera, così lo ha percepito il profeta Elia sul monte Oreb, o in qualsiasi altro modo che però sempre ci tocca personalmente: un abbraccio, una carezza, l’aiuto concreto di una persona, le mani tese di un bambino verso un genitore.
Se da una parte il Signore ha scelto Amos e gli apostoli, dall’altra parte Amos e gli apostoli hanno aderito senza indugio alla missione affidata loro dal Signore. Hanno dato una risposta incondizionata, con conseguenze dirompenti per la loro vita: mettersi in cammino, andare verso gli altri, prendersi cura di loro, annunciare la parola di Dio, ma anche scontrarsi con la realtà ostile del loro tempo, con l’indifferenza di molti e con la presenza del maligno. La loro missione ha avuto esiti positivi grazie allo Spirito santo, quello stesso Spirito che, secondo l’apostolo Paolo, «è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria». Preghiamo il Signore, allora, perché ci venga a prendere ogni giorno, ci tocchi, ci svegli dal nostro torpore, ci chiami per nome e con l’aiuto dello Spirito santo ci dia lo slancio per essere suoi testimoni in famiglia, nel lavoro e nelle comunità in cui viviamo.

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