La giornata di domenica 16 giugno

Da sempre descrivere Dio, capirlo, entrare nel suo modo di vedere è impresa ardua. Farlo con un Dio che è contemporaneamente uno e tre persone distinte è addirittura un mistero, tanto che come chiesa ci prendiamo del tempo, una domenica intera all’anno, per fermarci, prendere un bel respiro ed entrare in questa bellezza infinita. Mi piace assimilare le letture di oggi a delle pennellate di un quadro che va formandosi e che ci aiuta a addentrarci nel mistero di Dio. Pennellate rappresentate da un elenco di verbi che attraversano tutte e tre le letture: essere, giocare, riversare l’amore, guidare, udire, glorificare, annunciare. Il soggetto è quasi sempre lo Spirito ma l’immagine che ne esce è quella di un Dio che è unione e relazione. Innanzitutto lo Spirito c’è, è presente. Affianca il Padre che crea il mondo tramite la Parola (il Figlio).

La giornata di domenica 16 giugno

Da sempre descrivere Dio, capirlo, entrare nel suo modo di vedere è impresa ardua. Farlo con un Dio che è contemporaneamente uno e tre persone distinte è addirittura un mistero, tanto che come chiesa ci prendiamo del tempo, una domenica intera all’anno, per fermarci, prendere un bel respiro ed entrare in questa bellezza infinita. Mi piace assimilare le letture di oggi a delle pennellate di un quadro che va formandosi e che ci aiuta a addentrarci nel mistero di Dio. Pennellate rappresentate da un elenco di verbi che attraversano tutte e tre le letture: essere, giocare, riversare l’amore, guidare, udire, glorificare, annunciare. Il soggetto è quasi sempre lo Spirito ma l’immagine che ne esce è quella di un Dio che è unione e relazione. Innanzitutto lo Spirito c’è, è presente. Affianca il Padre che crea il mondo tramite la Parola (il Figlio). È lì, al loro fianco, da sempre e per sempre. Fianco a fianco, non come un elemento decorativo ma come l’elemento essenziale che permette la creazione. Tutto viene creato per amore e con amore. La gioia e l’amore che pervadono la creazione sono così grandi che lo Spirito, Dio, addirittura gioca. La scrittura usa proprio questo termine a noi così caro, a cui associamo i momenti belli e spensierati della nostra vita. Il nostro è un Dio che crea, che dà forma e che nella sua relazione con i figli dell’uomo... gioca!
Nelle altre due letture lo Spirito ci viene descritto come tramite e come volano. È un tramite perché fa da ponte portandoci l’amore di Dio, ci guida alla verità, ascoltandola da Dio Padre e annunciandola a noi. Ma in un certo senso è anche un volano: mantiene una presenza tangibile e permette la continuità dell’azione di Dio anche dopo che Gesù sarà salito al Padre. E non è solo un’azione conservativa che mira a “tenere duro” fino al ritorno di Gesù alla fine dei tempi: no, l’azione dello Spirito è il rilancio di Dio, il modo per portare la buona notizia fino agli estremi confini della terra. Le letture ci raccontano un Dio che è relazione continua, che non fa nulla in solitaria ma che invece agisce sempre con uno stile “collegiale”, uno stile in cui l’azione è unica ma in cui ognuno fa la sua parte. Un Dio che per sua natura è comunità ci insegna che non dobbiamo e non possiamo bastare a noi stessi. La tentazione da sempre, fin da Adamo ed Eva, è quella di fare da soli, di decidere in autonomia.
Ripercorrendo la mia esperienza come presidente vicariale di Ac quante volte mi sono ronzate in testa frasi tipo «non hai il tempo di sentire tutti, decidi tu!» oppure «non coinvolgere quella parrocchia: loro lavorano in modo diverso». Siamo sempre tentati di non coinvolgere chi la pensa diversamente da noi e la velocità e l’urgenza diventano la giustificazione per tutto. La Trinità invece ci indica uno stile fatto non tanto di lentezza quanto di “giusto tempo”, di “tempo di grazia”; uno stile in cui il passare il testimone, come Gesù che fa continuare allo Spirito il suo cammino con gli apostoli, non è né un lusso, né un esercizio di stile, ma piuttosto l’unico modo per poter arrivare in fondo. Con questo passaggio di testimone la Trinità ci ricorda anche che l’amore è costante, non si prende pause e non ammette scuse. Quante volte ci siamo giustificati con gli impegni, con la lontananza, con gli accidenti della vita! La Trinità ci dimostra che l’amore va al di là di tutto questo, tanto che anche la morte e il distacco passano da punto finale a momento di rilancio.

scarica la pagina in pdf

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Allegato 06atpag49e50e51.pdf (51,13 kB)