La giornata di domenica 16 settembre

Ci perdonerai, Signore, se la Parola che ci doni questa domenica la capiamo poco e ci sembra anche fuori luogo. Dai un’occhiata quaggiù: ti pare che ci sia ancora qualcuno che possa pensare di lasciar perdere un’offesa, o solo un punto di vista diverso? Ti pare che ci siano ancora molte persone disposte a fare il primo passo verso chi le ha ferite, per dialogare e non vendicarsi del torto subìto? Facce dure come pietra, sì, ma perché irrigidite dall’orgoglio di chi sa che per prevalere non deve abbassare la guardia. Anche sulla tua assistenza, sulla tua presenza al nostro fianco abbiamo qualche dubbio: ci arrangiamo, contiamo sempre sulle nostre forze. Casomai, dovessimo aver bisogno di aiuto, se si può, lo compriamo.

La giornata di domenica 16 settembre

Ci perdonerai, Signore, se la Parola che ci doni questa domenica la capiamo poco e ci sembra anche fuori luogo. Dai un’occhiata quaggiù: ti pare che ci sia ancora qualcuno che possa pensare di lasciar perdere un’offesa, o solo un punto di vista diverso? Ti pare che ci siano ancora molte persone disposte a fare il primo passo verso chi le ha ferite, per dialogare e non vendicarsi del torto subìto? Facce dure come pietra, sì, ma perché irrigidite dall’orgoglio di chi sa che per prevalere non deve abbassare la guardia. Anche sulla tua assistenza, sulla tua presenza al nostro fianco abbiamo qualche dubbio: ci arrangiamo, contiamo sempre sulle nostre forze. Casomai, dovessimo aver bisogno di aiuto, se si può, lo compriamo. Per non parlare di fede e opere: con tutto il rispetto, Signore, anche dentro le nostre parrocchie le cose funzionano in maniera diversa. Fede senza opere non serve a nulla, ma qui di opere ce ne sono, e tante! Così tante che siamo un po’ spaventati dal fatto che i preti sono sempre meno numerosi: e chi le segue poi, tutte queste opere? Abbiamo tante cose da fare e siamo sempre gli stessi, pochi. La fede? Beh, sì, certo, quella c’è sempre, più o meno… La fede senza le opere, o le opere senza la fede. E poi, dai, questa storia del rinnegare se stessi! Non ci piace questa cosa: e i nostri doni, i nostri talenti? Non eri forse tu che ci dicevi di sfruttarli e che ce ne chiederai conto? Vuoi dire che per seguirti dovremmo essere diversi da ciò che tu stesso ci hai dato di essere? Forse un po’ sì, perché tra i doni che ci hai fatto c’è anche la libertà di scelta, anche quella di fare a meno di te.
Ma se pensiamo alla croce come il luogo dove hai aperto le braccia, allora ci si apre l’orecchio e anche uno sguardo più profondo. Ci viene in mente quella volta che, a un corso per la gestione dei collaboratori, al lavoro, ci hanno spiegato che avere le braccia conserte, durante un colloquio, è segno di chiusura e che il dialogo non può decollare. Ma quante volte ci troviamo a far finta di ascoltare, con le braccia incrociate! Ci vengono in mente i dialoghi con quella signora, in cui si parlava di accogliere e vincere le proprie paure, uscendo da se stessi, parole rese vive da un gesto eloquente: le braccia che da serrate al proprio petto si stendevano ad accogliere. Un punto di vista diverso, non più concentrato su se stessi ma aperto allo stupore del mistero che è l’altro.
Ci viene in mente quando ci siamo abbracciati per la prima volta e ci pareva di conoscerci da sempre. Sì, perché prendersi sulle spalle una croce di legno, pesante, e seguirti, Signore, non è tanto di moda, simpatico, divertente. Aprire le braccia è pericoloso, siamo più vulnerabili quando apriamo le braccia, tutte le parti più importanti del nostro corpo non sono protette. Ma quando abbracci un figlio che non vedi da tempo e che ti manca, ogni volta che lo abbracci, ti si riempie il cuore di gioia. Le braccia aperte sulla croce sono l’invito a perdere per ritrovare, a dare per ricevere, a scoprirsi e a esporsi, per essere disponibili ad accogliere te, Signore, che vuoi la nostra felicità. 

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