La giornata di domenica 2 Maggio

Questa immagine, sentita e letta molte volte, mi lascia con più di una domanda, perché non appartiene molto alla mia esperienza. Rimanendo alle parole del Vangelo ho notato che Gesù usa due verbi: tagliare e potare. Ma quale differenza c’è tra tagliare e potare? Non sono la stessa cosa? Un viticoltore saprebbe rispondere con più sicurezza della mia, ma chiedendo a qualche collega più ferrato di me ho scoperto che taglio e potatura sono in realtà due azioni ben distinguibili. Il taglio è l’accorciamento di un ramo perché orientato male, cresciuto troppo o in posizione pericolosa.

La giornata di domenica 2 Maggio

Questa immagine, sentita e letta molte volte, mi lascia con più di una domanda, perché non appartiene molto alla mia esperienza. Rimanendo alle parole del Vangelo ho notato che Gesù usa due verbi: tagliare e potare. Ma quale differenza c’è tra tagliare e potare? Non sono la stessa cosa? Un viticoltore saprebbe rispondere con più sicurezza della mia, ma chiedendo a qualche collega più ferrato di me ho scoperto che taglio e potatura sono in realtà due azioni ben distinguibili. Il taglio è l’accorciamento di un ramo perché orientato male, cresciuto troppo o in posizione pericolosa. Il taglio si effettua generalmente quando l’albero è morto o irrimediabilmente compromesso ed è pericoloso. La potatura invece è il taglio della pianta in precisi punti per indurne lo sviluppo secondo il nostro volere. È una cura di base per la vita di una pianta: può aiutarla a mantenere la forma, migliorare e aumentare la sua crescita o far sì che abbia più foglie, fiori e frutti. Potare significa dare un vantaggio alla pianta per aiutarla a crescere più forte e rigogliosa. La potatura può anche prevenire alcune malattie, ad esempio potando i rami secchi. E, molto più importante, può arrivare a curare un esemplare malato. Il segreto sta nell’eseguirla bene e soprattutto al momento opportuno.
La vite poi è una delle piante da frutto di cui bisogna aver maggior cura e attenzione: non la si può piantare e lasciare che cresca da sola, per farsi rivedere al tempo dei frutti, quando è ora di raccogliere. In ogni stagione richiede un lavoro ben preciso e accurato da parte del contadino. In inverno si pota, in primavera si concima, in estate si esegue la sfogliatura e infine in autunno si raccoglie: quello della vigna è un impegno quotidiano. Gesù si paragona alla vite. Io sono un tralcio di quella vite. Io e lui la stessa cosa. E Dio è l’agricoltore che mi lavora. Non è il padrone della vigna seduto ad aspettare, bensì si dà da fare attorno a me, impugna le cesoie per farmi portare sempre più frutto.
Questo Dio l’ho percepito tante volte nella mia vita, ma mi è stato vicino soprattutto nelle stagioni del mio inverno, nei giorni del mio scontento. Proprio in questi momenti Dio mi sta addosso, mi tocca, mi lavora con tutto il suo impegno, perché io abbondi di frutti succosi. Questa vite però è una pianta di cui devo prendermi cura anch’io insieme con Dio. Non posso lasciare che cresca selvaggia e da sola. Il tralcio rischia davvero di seccarsi e di esser gettato via se non è curato attraverso la preghiera, la meditazione della Parola, la vita sullo stile di Gesù. Occorre che il tralcio sia alimentato dalla linfa, che mantiene la pianta unita e viva, capace di dare frutti. Mi chiedo allora: quale linfa quotidiana mi sta aiutando a crescere? Divento davvero fruttuoso? E chi mi è vicino si accorge che in me i frutti dell’amicizia, della pazienza, del perdono, dell’altruismo sono davvero abbondanti?

scarica la pagina in pdf

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Allegato 05atpag07e08e09.pdf (50,77 kB)