La giornata di domenica 2 febbraio

Gli anziani hanno occhi speciali, anche se presbiti: il vangelo di questa domenica ne è un esempio. Simeone e Anna hanno trascorso tutta la vita desiderando Dio, sono persone semplici che hanno occhi forse acciaccati per l’età, ma intelligenti, capaci di riconoscere il Signore in un piccolo bambino in braccio a sua madre e in mezzo alla folla del tempio, occhi che sanno penetrare la realtà leggendovi dentro i segni di un progetto più grande e misterioso.

La giornata di domenica 2 febbraio

Gli anziani hanno occhi speciali, anche se presbiti: il vangelo di questa domenica ne è un esempio. Simeone e Anna hanno trascorso tutta la vita desiderando Dio, sono persone semplici che hanno occhi forse acciaccati per l’età, ma intelligenti, capaci di riconoscere il Signore in un piccolo bambino in braccio a sua madre e in mezzo alla folla del tempio, occhi che sanno penetrare la realtà leggendovi dentro i segni di un progetto più grande e misterioso. Simeone e Anna mi ricordano la saggezza dei nonni a cui tante volte nella nostra esperienza di famiglia abbiamo attinto nei momenti di difficoltà, di smarrimento, di bisogno concreto. Maria e Giuseppe si stupiscono delle parole pronunciate da Simeone, probabilmente non capiscono nemmeno il senso di certe frasi, si fidano di Dio anche se non sanno dove questo li porterà. Quando una famiglia inizia il suo percorso non sa cosa il futuro le riserverà, ma, forte del sacramento del matrimonio, confida in Dio che non la lascerà sola. Ricordo che, quando nel condominio dove abitavamo si seppe che aspettavamo il terzo figlio, una vicina ci disse senza peli sulla lingua che eravamo degli incoscienti; forse dal suo punto di vista, un po’ miope, aveva ragione. Certo, non è stato e non è tuttora facile, sono state tante le rinunce che abbiamo fatto, vari i “condizionamenti” derivanti da una famiglia numerosa, allietata poi pure da un quarto figlio, ma sempre molto meno rispetto alla ricchezza dei doni che ciascun figlio ha portato alla vita della nostra famiglia, davvero una grande grazia accompagnata dalla provvidenza che non ci ha mai abbandonato.
Simeone parla di una spada che trafiggerà il cuore di Maria. È la Parola di Dio che, se accolta, penetra in profondità separando il buio dalla luce, il falso dal vero, liberando pensieri e sentimenti. Non sarà stato facile per Maria accettare che suo figlio non sarebbe stato come lei lo desiderava, non sarà stato facile lasciarlo andare dopo tanti anni di vita in famiglia. Ma si è fidata della parola del Signore. Quanta fatica si fa come genitori a staccarsi dai figli, a volere il loro bene e non quello che noi vorremmo fosse il loro bene!
Dopo l’esperienza del tempio, Gesù con i suoi genitori torna a Nazareth, e per trent’anni vive in famiglia e di famiglia, ossia di tutte quelle esperienze, spesso semplici e ripetitive, che ti insegnano a essere prima di tutto figlio. Mi piace questo Dio che si rivela nella vita concreta di ogni giorno, a volte complessa e faticosa, altre volte affascinante e straordinaria. Gesù vive la nostra stessa quotidianità e conosce l’amore non nel tempio ma con Maria e Giuseppe, in famiglia, attraverso quelle azioni che anche noi compiamo, quei gesti di tenerezza, attenzione, rispetto, disponibilità e perdono che fanno crescere la persona in vera sapienza.

scarica la pagina in pdf

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Allegato 02atpag07e08e09.pdf (49,37 kB)