La giornata di domenica 4 giugno

In questo periodo in cui si viene a conoscenza di tutto e di tutti in pochi minuti se non addirittura quasi nello stesso momento in cui succedono le cose, verrebbe quasi da dire che il mondo poliglotta è nelle nostre case, nei nostri pensieri. Dalle nostre comode case però non è neanche necessario conoscere una lingua diversa, tutto viene tradotto simultaneamente o quasi. Le immagini sono così reali che le parole diventano un accessorio. Io insegno inglese alla scuola primaria e so quanto è difficile impadronirsi di una lingua diversa da quella materna.

La giornata di domenica 4 giugno

In questo periodo in cui si viene a conoscenza di tutto e di tutti in pochi minuti se non addirittura quasi nello stesso momento in cui succedono le cose, verrebbe quasi da dire che il mondo poliglotta è nelle nostre case, nei nostri pensieri. Dalle nostre comode case però non è neanche necessario conoscere una lingua diversa, tutto viene tradotto simultaneamente o quasi. Le immagini sono così reali che le parole diventano un accessorio. Io insegno inglese alla scuola primaria e so quanto è difficile impadronirsi di una lingua diversa da quella materna. Conoscere un’altra lingua è importante anche dal punto di vista cognitivo, ma utile per poter almeno capire le indicazioni essenziali in aeroporto, per comunicare con il profugo nigeriano che abita nel condominio vicino, per cantare una canzone, per leggere le istruzioni del telefono, per leggere gli avvisi in generale.  Non è scontato che nei bambini ci sia la motivazione per imparare una lingua diversa dalla propria.
Sembra quasi che la fatica di memorizzare parole e frasi sia troppo grande rispetto alla soddisfazione di poter allargare i propri confini anche attraverso una lingua straniera. A volte, non lo dico ma lo penso, per qualche ragazzino ci vorrebbe lo Spirito santo! Quante volte poi la difficoltà di lingua diventa ostacolo alle situazioni di vita normale. Nella mia scuola succede spesso che i bambini figli di stranieri vengano a scuola nel giorno di chiusura per le vacanze o che vengano lasciati a scuola quando c’è l’uscita anticipata. Gli avvisi anche se firmati non sono stati compresi. Mettersi anche nei panni di chi non comprende la lingua mi riporta all’esperienza di tutti quei popoli che all’improvviso capiscono gli apostoli che parlano delle grandi opere di Dio. Chissà la meraviglia di comprendere finalmente, e non solo sentire, l’esperienza dell’amore provato dagli apostoli nell’incontrare e riconoscere le grandi opere di Dio. Sarà stata grande anche la soddisfazione degli apostoli che vedevano comprese le loro parole magari fino a qualche giorno prima disattese. Mi suggerisce anche come Dio si rivela a tutti aldilà dei modi diversi di comunicare. Dio è talmente oltre i nostri pensieri umani da oltrepassare la lingua di ciascuno e divenire consapevole a tutti.
Gli apostoli conoscevano solo la loro lingua materna e si sono fatti comprendere dai parti, dai medi fino ai cretesi e agli arabi, lasciandosi accompagnare dall’opera dello Spirito santo, traduttore simultaneo! «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita» (1 Corinzi 13,1). Lo spirito ci fa trasforma in un unico popolo, un’unica famiglia dove si usa la stessa lingua, la lingua dell’amore. L’esperienza della comunicazione e della comprensione è passata e passa ancora oggi attraverso l’amore, la passione per coloro verso cui Dio ci manda. Signore, concedi anche a noi di frequentare un corso accelerato di lingue per poter dire con la nostra vita che operi meraviglie in chi ti ascolta!

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