La giornata di domenica 4 ottobre

Il vangelo mette al centro la coppia, l’uomo e la donna, così come sono stati voluti da Dio all’inizio della creazione: una sola carne. Un progetto grande, ma così alto che fin dai tempi di Mosè veniva riportato alla misura della fragilità umana. Infatti, in caso di adulterio, quella “sola carne” poteva essere di nuovo divisa dall’atto di ripudio: come se da sempre il cuore duro degli uomini e delle donne non sia in grado di restare fedele a questo progetto e abbia bisogno di essere regolato da leggi e tribunali.

La giornata di domenica 4 ottobre

Il vangelo mette al centro la coppia, l’uomo e la donna, così come sono stati voluti da Dio all’inizio della creazione: una sola carne. Un progetto grande, ma così alto che fin dai tempi di Mosè veniva riportato alla misura della fragilità umana. Infatti, in caso di adulterio, quella “sola carne” poteva essere di nuovo divisa dall’atto di ripudio: come se da sempre il cuore duro degli uomini e delle donne non sia in grado di restare fedele a questo progetto e abbia bisogno di essere regolato da leggi e tribunali. Gesù, interrogato dai farisei, non cade nella trappola, non avalla la legge mosaica, anzi la scavalca, per ricondurci alla radice di questa unione: l’amore di Dio per l’uomo e per la donna, chiamati a essere reciprocamente l’uno per l’altra, per sempre. Non ci sono compromessi, né scorciatoie.
Eppure, mai come di questi tempi la parola di Gesù risuona esigente e, per molti, sinceramente irrealizzabile. Perciò mi sforzo di comprenderla e di leggerla nelle esperienze concrete mie e di chi mi sta vicino. Vedo i miei genitori, che sono stati sempre insieme e che insieme hanno vissuto difficoltà e soddisfazioni, con amore e tenacia, nella fedeltà del giorno per giorno, nella fatica paziente, «nella salute e nella malattia». Vedo amici e amiche che vivono con tenerezza, stima e solida serenità il loro patto nuziale. Ma vedo anche separazioni, tradimenti, solitudine, violenze, rancori, ipocrisie... La realtà, purtroppo, è molto più complessa e lacerata di quella dei tempi di Gesù, mi verrebbe la tentazione di non fidarmi di lui, di protestare: perché, Signore, tutte queste sofferenze? Perché è tutto così difficile e complicato? Cosa possiamo fare per restare fedeli al vangelo e nello stesso tempo coltivare speranza e pace in tanti cuori feriti da un fallimento coniugale?
Non cerco facili ricette, forse impossibili da trovare, ma uno stile sapienziale, capace di testimoniare, in ogni condizione e situazione di vita, l’amore di Dio per ogni essere umano. E un punto di partenza mi pare di scorgerlo proprio alla fine del vangelo di oggi: «Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». Dio ci chiede di fidarci di lui e di sentirci sempre avvolti dal suo abbraccio di Padre, come i bambini. Ci chiede sì di crescere e di puntare in alto, ma conosce il nostro cuore di pietra, non ci giudica né ci allontana mai da sé, anche nella nostra fragilità di donne e di uomini di questo tempo inquieto e imperfetto.

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