La giornata di domenica 6 settembre

Nei giorni di isolamento, in cui l’epidemia ci ha impedito di godere del calore della vicinanza degli altri, ci siamo chiesti spesso «come sarà dopo?» – verso che relazioni umane ci stiamo dirigendo? La Parola di oggi, che parla di comunità, di fratelli e di errori, ci consegna alcune prospettive importanti. Dal disinteresse al sentirci responsabili gli uni degli altri – «Non ci immischiamo in faccende che non ci riguardano», «facciamoci gli affari nostri»: sono atteggiamenti frequenti, modalità con cui cerchiamo di preservare il nostro quieto vivere. Nel tempo abbiamo anche ricoperto questo distacco con una veste più accettabile: non lo chiamiamo più “disinteresse” ma “tatto”, non “indifferenza” ma “buona educazione”. 

La giornata di domenica 6 settembre

Nei giorni di isolamento, in cui l’epidemia ci ha impedito di godere del calore della vicinanza degli altri, ci siamo chiesti spesso «come sarà dopo?» – verso che relazioni umane ci stiamo dirigendo? La Parola di oggi, che parla di comunità, di fratelli e di errori, ci consegna alcune prospettive importanti. Dal disinteresse al sentirci responsabili gli uni degli altri – «Non ci immischiamo in faccende che non ci riguardano», «facciamoci gli affari nostri»: sono atteggiamenti frequenti, modalità con cui cerchiamo di preservare il nostro quieto vivere. Nel tempo abbiamo anche ricoperto questo distacco con una veste più accettabile: non lo chiamiamo più “disinteresse” ma “tatto”, non “indifferenza” ma “buona educazione”. La prima lettura e il vangelo ci sollecitano invece ad essere responsabili gli uni degli altri: girare la testa dall’altra parte, tirare dritto... sono comportamenti di cui ci verrà «chiesto conto», che contraddicono la chiamata che Dio rivolge a noi. Nessuno si salva da solo, i legami che ci tengono assieme possono essere invisibili, fraintesi o deteriorati, ma ci sono e sono importanti – da essi deriva il dovere di correggerci. Non solo: quello che facciamo e non facciamo ha conseguenze sugli altri, influenza le relazioni tra persone e l’ambiente, perché tutte le creature sono intimamente connesse. Se ci dichiariamo autonomi e disinteressati rispetto a quanto ci circonda spezziamo la radice della nostra essenza.
Dalle parole ostili all’amore fraterno – le parole feriscono e le chiacchiere “uccidono” perché con inopportunità e mancanza di delicatezza spezzano la comunione. Spesso questo atteggiamento malevolo verso gli altri è favorito da contesti in cui chi critica o diffama può sottrarsi al confronto diretto (gruppi chiusi, social network…). La correzione fraterna descritta in queste pagine non è quella delle “comari di paesino”, è piuttosto un atto d’amore reciproco. Non siamo di fronte a un generico “altro”, uno straniero, ma ci rivolgiamo ad un “fratello”: pertanto, come ci ricorda anche san Paolo, dobbiamo tener conto del debito di amore che gli uni abbiamo nei confronti degli altri. Anche quando ciò che l’altro ha fatto mi ferisce devo tenere in primo piano il comandamento dell’amore, agire in modo discreto (si parla prima a tu per tu) e graduale – devo cercare di guadagnare un fratello.
A questo riguardo abbiamo trovato un bel pensiero: «Alla fine della giornata ricorda le parole che hai detto: quelle che hanno fatto nascere qualcosa nel cuore di un altro, quelle non dette per non ferire, quelle dette per riportare la pace, per custodire un amore. Ricorda sempre che le parole che dici siano per far fiorire e non per ferire» (don Tony Drazza). Chiesa domestica – nelle giornate di quarantena la nostra fede si è espressa in modo diverso: messe guardate in streaming seduti in due sul divano, angoli di casa resi belli e significativi da una croce, un vangelo, un’immagine, condivisione di riflessioni e preghiere con mezzi inusuali (per questi scopi) come i messaggi dal cellulare o lo schermo del computer. Ma davvero può essere piccola Chiesa un gruppetto minuscolo di persone come una coppia, una famiglia? Sì, due è numero necessario e sufficiente per la fede – uno da solo non può fare davvero il bene, per quanto si sforzi, e persino la preghiera non è un fatto solitario, ma un accordo di più note. La relazione tra due-tre persone apre il cuore e fa spazio a Gesù in mezzo a noi – è la sua presenza tra noi ad alimentare il bene.

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