La giornata di domenica 7 giugno

Santissima Trinità, così lontana, così vicina. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Il segno della croce è un gesto che ci è familiare: lo vediamo fare anche dagli atleti in televisione, appena entrati in campo, prima di una prestazione importante, quasi per scaramanzia. Dio è Padre. Noi immaginiamo Dio Padre secondo la nostra esperienza: assomiglia a nostro padre. Ho imparato tardi ad apprezzare mio papà. 

La giornata di domenica 7 giugno

Santissima Trinità, così lontana, così vicina. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Il segno della croce è un gesto che ci è familiare: lo vediamo fare anche dagli atleti in televisione, appena entrati in campo, prima di una prestazione importante, quasi per scaramanzia. Dio è Padre. Noi immaginiamo Dio Padre secondo la nostra esperienza: assomiglia a nostro padre. Ho imparato tardi ad apprezzare mio papà. Mi dava un po’ di fastidio la sua assenza per i tanti impegni di lavoro che non gli impedivano di intervenire a gamba tesa con i suoi «non si discute», senza conoscere quello che stavamo vivendo noi figli. Il vangelo di oggi ci ricorda che Dio «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». Dio ci vuole bene, tanto bene! Noi non riconosciamo il suo amore per la nostra ingratitudine, addirittura vorremmo insegnare a Dio Padre che cosa deve o non deve fare.
Dio è Figlio. Forse è la persona trinitaria che sentiamo più vicina. Conosciamo Gesù dai vangeli, ha parlato, ha amato, ha pianto, ha compiuto segni. Oltre che Dio è stato anche uomo come noi. Difficilmente sentiamo una bestemmia rivolta a Gesù o a Cristo. Piuttosto, quando sentiamo esclamare «Cristo», a volte anche da chi non crede, spesso significa che è capitato qualcosa di importante che preoccupa. Quasi un’invocazione inconsapevole che esce dal profondo. Gesù, però, è vissuto 2000 anni fa e rischia di essere un personaggio del passato che magari apprezziamo ma che ha ben poco da dire alla nostra vita, rischia di non essere più, per noi, vangelo, buona notizia. Il vangelo di oggi ci ricorda che Dio «non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Gesù non è venuto in terra per condannare. Questa è una bella notizia in un mondo pieno di gente che giudica e condanna molto facilmente. Gesù è venuto per salvare. Questa potrebbe essere la seconda bella notizia, ma cosa significa “salvare”? Sentiamo il bisogno di essere salvati da lui? Solo se abbandoniamo la presunzione di essere a posto e di bastare a noi stessi può esserci lo spazio per qualcosa di più grande che Dio ha pensato per la nostra vita.
Dio è Spirito. Se Dio e le questioni di fede possono risultare lontani dalla vita, quando si parla dello Spirito santo si raggiunge il culmine dell’astrazione. Il vento soffia dove vuole ma non sappiamo da dove viene e dove va. Se il frastuono in cui viviamo ci impedisce di sentire la voce del vento, non significa che il vento non ci sia. L’amore di Dio che opera non fa tanto rumore ma fa andare avanti il mondo. In questa domenica della Santissima Trinità impariamo a riconsiderare il segno della croce come preghiera semplice che abbraccia tutta la nostra giornata e la nostra vita. Mia mamma, con il passare degli anni, non riusciva ad alzare tanto le braccia, soprattutto la mattina, appena alzata dal letto. Il segno della croce lo faceva, allora, più tardi, con i lavori di casa, nella vita. Manteniamo le parole scarne ed essenziali che accompagnano il segno della croce ma aggiungiamo, mentalmente, le nostre parole, quello che ci sentiamo di dire e chiedere a Dio. Anche se sono parole povere, se sono sincere arrivano di sicuro al cuore di Dio. Nel nome del Padre – papà che mi vuoi bene, ti chiedo di starmi vicino per farmi discernere oggi le cose importanti da quelle che contano poco anche se occupano tanto del mio tempo e dei miei pensieri – del Figlio – Gesù che hai avuto il coraggio di non scappare, neppure davanti alla croce, insegnami ad affrontare le difficoltà attraversandole, senza paura – e dello Spirito santo – amore di Dio, fammi sentire la tua voce perché non mi succeda di guardare il mondo con pessimismo e rassegnazione che impediscono di scorgere i segni del tuo amore, continuamente all’opera. Dio, che sei famiglia di tre persone, sostieni tutte le famiglie.

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