La giornata di giovedì 3 novembre

Alberto Bobbio scrive che due personaggi si stagliano all’orizzonte della nostra memoria storica per la loro pietà verso i morti. Dalla Grecia del V secolo a. C. ci viene la figura di Antigone, la quale va incontro alla morte per aver trasgredito la legge del re di Tebe che le proibiva di dare sepoltura al fratello.

La giornata di giovedì 3 novembre

Alberto Bobbio scrive che due personaggi si stagliano all’orizzonte della nostra memoria storica per la loro pietà verso i morti. Dalla Grecia del V secolo a. C. ci viene la figura di Antigone, la quale va incontro alla morte per aver trasgredito la legge del re di Tebe che le proibiva di dare sepoltura al fratello. Dalla Bibbia invece ci giunge la memoria di Tobi, che dall’esilio ci racconta che faceva l’elemosina e seppelliva quelli della sua gente: «Se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo»; e anche in questo caso il gesto di pietà verso i morti disturba il re.
Ad Antigone che si propone di violare l’ordine del re, la sorella Ismene obietta: «Se le cose stanno così, in che cosa potrei cambiarle io, sia che rifiuti, sia che obbedisca?».
Da cristiani noi crediamo nella risurrezione: la sorte del corpo morto è del tutto secondaria, giacché attendiamo da Dio la creazione nuova. Eppure anche la tradizione cristiana ha sempre onorato il corpo dei morti. Non in nome della morte, ma della vita: è per questo che sia Creonte che Sennacherib, i re dei nostri due eroi, proibivano la sepoltura dei morti di cui non volevano si onorasse la memoria. Rendere onore ai morti è onorare la loro vita, riconoscere il debito per il bene che ci hanno fatto, per i valori che ci lasciano in eredità e di cui diventiamo responsabili». È questa la chiave di lettura che si vuole dare all’opera di misericordia, cogliendo una continuità culturale, quasi una costante che permette di leggere nel rispetto dei morti il segno profondo di umanità e civiltà, il tratto autentico dell’uomo che nell’altro, defunto, onora la vita passata e trae forza e insegnamento per la vita futura.

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