La giornata di lunedì 2 novembre

«Di chi sei?» è una frase che ho letto all’ingresso del museo dei sogni di Feltre, un luogo molto bello e particolare, che ho visitato qualche anno fa con un gruppo di giovani. I più piccoli risponderanno che sono della mamma e del papà, i più grandi delle persone che amano, qualcuno risponderà di Dio, qualche altro di nessuno o di se stesso. È vero che ciascuno è responsabile di se stesso, ma quando penso alla persona che amo, mi viene spontaneo dire che è mia, anche con le amicizie e pure con i miei nipotini, appunto! E capita anche a me di sentirmi dire «sei mia», dalla persona che amo. Non è con desiderio possessivo che dico «sei mio», ma con amore, con desiderio di cura e protezione.

La giornata di lunedì 2 novembre

«Di chi sei?» è una frase che ho letto all’ingresso del museo dei sogni di Feltre, un luogo molto bello e particolare, che ho visitato qualche anno fa con un gruppo di giovani. I più piccoli risponderanno che sono della mamma e del papà, i più grandi delle persone che amano, qualcuno risponderà di Dio, qualche altro di nessuno o di se stesso. È vero che ciascuno è responsabile di se stesso, ma quando penso alla persona che amo, mi viene spontaneo dire che è mia, anche con le amicizie e pure con i miei nipotini, appunto! E capita anche a me di sentirmi dire «sei mia», dalla persona che amo. Non è con desiderio possessivo che dico «sei mio», ma con amore, con desiderio di cura e protezione. Ecco allora le parole con cui Gesù parla di noi: siamo suoi, affidati a lui da Dio Padre. Questa sensazione di sentirci abbracciati, voluti, amati, è stupenda, dona speranza e calore. Ci fa sentire degni di essere amati nonostante le nostre piccolezze e i nostri difetti. Tutti, indistintamente.
Mi viene da sorridere quando leggo che Gesù non vuole perderci, nessuno di noi, proprio come noi desideriamo restare sempre accanto a chi amiamo. Ci sono persone che non volevo perdere, ma che ho dovuto affidare al Signore, tra cui le mie nonne. Ci sono sempre state, accanto a me. Col tempo la messa domenicale è diventata un modo per essere in comunione con loro; non lo so spiegare bene, ma è come se attraverso Gesù potessi in qualche modo sentirle di nuovo accanto. Sono stata ad un funerale durante il periodo di quarantena, una cerimonia molto ridotta, in cimitero, ma carica dell’affetto dei pochi familiari ammessi. Si è sentita la mancanza dello spezzare il pane insieme, tanto da celebrare una messa di ricordo. Questo mi ha fatto riflettere sull’importanza di alcuni gesti e riti che diamo per scontati e a cui siamo banalmente abituati: la messa, la visita ai nostri parenti e amici nei cimiteri, i funerali, anche il semplice portare i fiori o un lumino sulle tombe… assomiglia un po’ ad una relazione a distanza, un prendersi cura anche oltre questa vita. Dà conforto sapere che le persone che abbiamo amato sono con Gesù, lui che ama ciascuno di noi, e non vuole perderci!
La speranza che leggiamo nella lettera ai Romani sembra così tangibile, la speranza di essere salvati, anche oltre la morte. Quella speranza che nella prima lettura diventa certezza in Gesù vivo, certezza di rivederlo, certezza di vita eterna. Nel vangelo di oggi si parla di resuscitare nell’ultimo giorno; nel credo diciamo «aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà». Confesso che non avevo pensato molto a questa parte e anche che mi sembrava un di più, essere vivi in spirito dopo la morte, insieme alle persone amate, nell’abbraccio di Dio Padre era già tanto! Un giorno ne ho parlato con il mio don: era importante credere proprio a tutto? Beh, forse la fede cambia nel tempo, matura insieme a noi, a seconda delle nostre esperienze di vita. Quando non stavo bene, quando ho assistito persone care che soffrivano, anche fisicamente, ho imparato il valore del corpo e vissuto il forte legame che unisce corpo e spirito. Gesù si è incarnato, è diventato corpo, e ha salvato tutto, corpo e anima. E allo stesso modo ci vuole salvare alla fine, tutti nella nostra totalità di anima e corpo. Ecco quello che sento leggendo queste pagine della Bibbia: speranza che, alla fine, ci abbracceremo e sarà un abbraccio vero di carne e spirito, un abbraccio pieno.

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