La giornata di mercoledì 1 gennaio

Benedizione, figliolanza, custodia. Tre parole che sembrano rincorrersi e scambiarsi vicendevolmente nelle letture di oggi, impastando la storia con il presente e facendone promessa di bene per il futuro. Dentro il tempo del Natale, dentro al mistero grande di Dio che si fa uomo, che pone la sua tenda in mezzo a noi, queste tre parole si incarnano e diventano esperienza di vita che si rinnova, che subisce un cambiamento il cui impulso iniziale e la cui forza trasformativa hanno le loro origini in Dio stesso.

La giornata di mercoledì 1 gennaio

Benedizione, figliolanza, custodia. Tre parole che sembrano rincorrersi e scambiarsi vicendevolmente nelle letture di oggi, impastando la storia con il presente e facendone promessa di bene per il futuro. Dentro il tempo del Natale, dentro al mistero grande di Dio che si fa uomo, che pone la sua tenda in mezzo a noi, queste tre parole si incarnano e diventano esperienza di vita che si rinnova, che subisce un cambiamento il cui impulso iniziale e la cui forza trasformativa hanno le loro origini in Dio stesso. In ogni parola di oggi si respira un nuovo inizio: non solo del popolo di Israele che, liberato dalla schiavitù d’Egitto, si appresta a vivere da popolo libero non più obbligato ad asservire a un faraone, quanto piuttosto chiamato a servire il Dio della promessa, ma anche per tutta l’umanità che «nella pienezza del tempo», dentro alla dinamica dell’incarnazione e della risurrezione di Gesù Cristo, con il dono dello Spirito santo può finalmente chiamare Dio come Padre. Anche noi siamo dentro alla stessa storia sacra: da schiavi a destinatari di una benedizione che ci raggiunge, al punto da far rivolgere il volto di Dio verso di noi per sentirci custoditi da lui, al punto da poter spazzare via la paura per assaporare la pace seppure in mezzo al buio della notte. Da schiavi a figli, adottati per mezzo dello Spirito santo, dono del Risorto che sancisce l’inizio e la definitività della vita nuova.
Benedizione, figliolanza, custodia: dalla storia di un popolo che attraversa i millenni, e che si spinge in avanti per altrettanti millenni, a un tempo stabilito, determinato, “piccolo”, come può essere il sonno di un bambino cullato dalla madre. Queste tre parole sono intrise di tenerezza di fronte al cuore di Maria, un cuore che custodisce. Custodisce lo stupore, la lode e la benedizione per un corpicino che già fa parlare di sé; custodisce la legge nei suoi tempi e nei suoi riti; custodisce un nome che l’ha anticipata e la riporta all’inizio di tutto, a quella vita nuova nata dentro di lei per un miracolo dato da un «sì». Un cuore che medita. Non si ferma all’udire, al toccare, al muoversi, ma porta dentro di sé tutte queste azioni e ciò che suscitano, le deposita nel profondo, le esamina attentamente, le fa diventare parte di sé. Dentro a questa benedizione di cui è destinataria da sempre, Maria custodisce e mette insieme la sua maternità e la sua figliolanza, rispetto a quel bambino che è anche un Dio, un Dio che salva.
Benedizione, figliolanza, custodia. Tre parole che oggi toccano la mia vita, dentro i suoi ritmi e i suoi riti, all’inizio di un tempo che mi viene consegnato come “nuovo”. Potrà non avere alcuna novità tangibile rispetto a qualche giorno fa, così come potrà essere affatto diverso nei giorni prossimi, ma oggi queste parole che mi vengono consegnate vogliono dirmi qualcosa di più, spingendomi un passo più in là della realtà piccola o grande che sto vivendo o che, mio malgrado, mi sta attraversando. Oggi posso anch’io farmi raggiungere da quella stessa benedizione che Dio, da tempo immemorabile, continua a riversare sull’uomo, su ogni uomo. Oggi posso farmi penetrare da quell’amore di Padre che mi ha resa figlia per mezzo dello Spirito, insieme a tanti altri fratelli e sorelle nella fede. Oggi posso custodire la vita nuova dentro di me, tutto a partire da quello stesso Dio che salva, che si presenta a me e al mondo intero nella piccolezza e nello stupore di un bambino. Forse, in questo primo giorno dell’anno, Maria madre di Dio mi invita, al di là di ogni proposito o di ogni desiderio per il futuro, a fermarmi su queste tre parole e a lasciare che diventino parte del mio essere, nuovo modo di concepirmi di fronte a Dio stesso. E, allo stesso modo, mi invita a riconoscermi parte di una storia e di una fratellanza, quella umana, che ogni giorno è chiamata a custodire un nuovo inizio, nella stessa benedizione, dentro alla stessa figliolanza.

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