La giornata di mercoledì 10 febbraio

Trovo questa una delle pagine più schiette e dirette del vangelo! Ci dice chiaramente e senza sconti come vivere il sacrificio e la preghiera. Poche e chiare regole necessarie affinché la nostra relazione con il Signore sia vera. Se le leggo lentamente e con attenzione non posso non chiedermi come io viva l’elemosina, la preghiera, il digiuno e perché scelgo di compierli. Nel donare qualcosa al fratello, cosa mi muove?

La giornata di mercoledì 10 febbraio

Trovo questa una delle pagine più schiette e dirette del vangelo! Ci dice chiaramente e senza sconti come vivere il sacrificio e la preghiera. Poche e chiare regole necessarie affinché la nostra relazione con il Signore sia vera. Se le leggo lentamente e con attenzione non posso non chiedermi come io viva l’elemosina, la preghiera, il digiuno e perché scelgo di compierli. Nel donare qualcosa al fratello, cosa mi muove? Nello spendere il mio tempo in parrocchia, nel dedicarmi all’animazione dei gruppi, nei servizi liturgici, ci guadagno forse visibilità, stima, attenzioni? Mi sento gratificato? Cosa si nasconde dietro alle mie disponibilità? Il mio dialogo con lui è vero o lo prego solo quando sono in difficoltà e ho qualcosa da chiedergli?
Oggi il Signore mi invita: posso, infatti, continuare a mettermi al centro e far ruotare il mondo attorno a me, consapevole che in cambio non avrò più del tornaconto personale. Oppure posso aderire alla sua proposta: mi chiede di vivere «nel segreto»! Una richiesta che non si traduce per niente in nascondimento, quanto piuttosto nella necessità di vivere in profondità e verità l’amore che viene da lui. Mi chiede di cambiare prospettiva: non sono io il destinatario del mio amare. Se il digiuno avesse come unico centro il mio io, cambierebbe addirittura nome, si chiamerebbe dieta. Si tratta di ricentrare il focus, un po’ come avviene nello scattare una foto: ora mi chiede di decidere cosa mettere a fuoco, cosa far risaltare! Mi è chiaro che io sono solo uno dei soggetti della foto; senza di me si noterebbe mancare qualcosa, ma da solo non basterei a riempirla e darle significato.
Posso provare a ricentrare il fuoco con l’elemosina che aiuta a trovare la giusta distanza dalle cose e a vivere la misericordia come amore incondizionato; con il digiuno che aiuta a sentirmi grato a quanto mi circonda e inserito in un meccanismo di vita da cui io per primo sono dipendente; con la preghiera che mi permette di avvicinarmi alla dimensione di figlio e come tale bisognoso delle attenzioni dei fratelli e del Padre. Riscoprirmi parte, e non fulcro, di un meccanismo di amore richiede l’impegno di continuare ad alimentarne la sorgente nel segreto dell’intimo rapporto con lui. La ricompensa che verrà elargita si nasconde dietro questo dare e ricevere: non sarò più solo e non mi mancherà più nulla.

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