La giornata di mercoledì 25 dicembre

«Dio è grande». Così ci siamo sussurrati all’orecchio quella notte guardando la nostra bimba appena nata. Com’è possibile che questo piccolo essere vivente sia frutto nostro? Non è nemmeno immaginabile che nel processo del dare la vita non ci sia la forza e potenza creatrice di Dio. Immagino Maria, da sola, in uno spazio tutto suo, a soffrire gioiosamente per stringere tra le braccia il suo primogenito e penso che Dio ha affidato la vita di suo figlio nelle mani di un essere umano, alla sua libera scelta, alla caducità della sua salute, l’ha affidato al corpo di una donna, Maria. 

La giornata di mercoledì 25 dicembre

«Dio è grande». Così ci siamo sussurrati all’orecchio quella notte guardando la nostra bimba appena nata. Com’è possibile che questo piccolo essere vivente sia frutto nostro? Non è nemmeno immaginabile che nel processo del dare la vita non ci sia la forza e potenza creatrice di Dio. Immagino Maria, da sola, in uno spazio tutto suo, a soffrire gioiosamente per stringere tra le braccia il suo primogenito e penso che Dio ha affidato la vita di suo figlio nelle mani di un essere umano, alla sua libera scelta, alla caducità della sua salute, l’ha affidato al corpo di una donna, Maria. Che bella cosa, il nostro corpo, soggetto a mille mutamenti, che a volte non accogliamo molto volentieri: è sacro, è degno di accogliere il figlio di Dio. Allora mi ripeto quanto sia importante prendersi cura di questo nostro corpo, volerci bene: noi siamo il nostro corpo e siamo sacri.
Tra tutte le forme che Dio poteva assumere per farsi conoscere da noi ha scelto quella umana: che gioia questo Dio che si fa uomo, che si fa corpo. La prima lettura è un’esplosione di felicità, di positività come lo è l’annuncio dell’angelo: luce, gioia, letizia, esultanza, pace. Parole che sovrabbondano, un po’ come quando si vuol raccontare una cosa bella e si percepisce che l’esperienza è più grande del linguaggio utilizzabile per raccontarla. Mi viene spontaneo pensare: «Quando la mia gioia è così contagiosa? Quando sento la presenza di Dio nella mia vita a tal punto da volerlo gridare al mondo?».
Non sempre è così: forse mi sono abituata a raccontare ciò che non va, un po’ perché chiacchierando ci si lamenta, un po’ perché è più facile e immediato, un po’ per condividere le fatiche. Ma per questo Natale mi propongo più «annuncio di gioia», cavalcando l’entusiasmo del profeta Isaia e di quell’angelo che annunciò la nascita di Gesù ai pastori, perché la mia vita è abitata da Dio: il sorriso di mia figlia, il bacio di mio marito, il sostegno dei miei genitori, le risate con i miei fratelli, l’entusiasmo dei miei alunni sono spazi in cui Dio abita e ognuno di loro mi mette davanti alle varie sfumature dell’amore di Dio perché ognuno di loro è sua «immagine e somiglianza». I se, i ma, i nonostante ci sono e ci saranno sempre: anche per Maria e Giuseppe non c’era posto nell’alloggio, ma Dio è nato ugualmente, è nato da un parto doloroso, in un corpo soggetto a caducità e nella stalla degli animali. Può forse non abitare la mia quotidianità? 

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