La giornata di venerdì 19 Marzo

In questi tempi instabili e difficili capita di pensare al futuro a volte con un po’ di timore, e di appellarci alla speranza per affrontare le incertezze quotidiane. Ad alcuni può sembrare che la speranza sia una sorta di ultima spiaggia, un atteggiamento passivo e deresponsabilizzante a cui ci si aggrappa quando ormai tutte le altre soluzioni non hanno funzionato. Oggi leggiamo che c’è una speranza che va oltre tutte le altre. Come ci racconta san Paolo, Abramo, padre del popolo d’Israele, è stato un uomo di fede e di speranza: la svolta della sua vita non è avvenuta in base a una predestinazione scritta nella Legge del tempo, ma perché Abramo ha creduto alla promessa di Dio grazie alla relazione di fiducia che aveva con lui.

La giornata di venerdì 19 Marzo

In questi tempi instabili e difficili capita di pensare al futuro a volte con un po’ di timore, e di appellarci alla speranza per affrontare le incertezze quotidiane. Ad alcuni può sembrare che la speranza sia una sorta di ultima spiaggia, un atteggiamento passivo e deresponsabilizzante a cui ci si aggrappa quando ormai tutte le altre soluzioni non hanno funzionato. Oggi leggiamo che c’è una speranza che va oltre tutte le altre. Come ci racconta san Paolo, Abramo, padre del popolo d’Israele, è stato un uomo di fede e di speranza: la svolta della sua vita non è avvenuta in base a una predestinazione scritta nella Legge del tempo, ma perché Abramo ha creduto alla promessa di Dio grazie alla relazione di fiducia che aveva con lui. Non si crede facilmente ad una promessa se non ci si fida della persona con cui la si scambia: nella relazione con Dio Abramo ha trovato un terreno solido su cui fondare la sua speranza per mettersi in cammino verso una nuova terra e una nuova vita, dando poi origine a un’immensa discendenza. La storia di Abramo ci parla di una fede generatrice di novità, di vita, di pienezza, proprio perché rimane salda nella speranza al di là delle difficoltà quotidiane, della stanchezza, dello sconforto: una speranza che trova concretezza nella relazione con Dio, nel cammino fatto insieme a lui.
Oggi ricordiamo san Giuseppe, un altro uomo e padre che ha avuto molta fiducia nella relazione con Dio, al di là della Legge del suo tempo (che gli avrebbe imposto di ripudiare Maria): così Giuseppe ha lasciato spazio alla trasformazione del suo desiderio di paternità e di famiglia in qualcosa di più grande e inaspettato. Quando abbiamo l’occasione di rileggere la nostra storia, ci accorgiamo di quanto la speranza sia stata quella forza che ci ha messo in movimento, che ci ha resi capaci di portare cambiamento, di andare incontro a nuove persone, idee ed opportunità. La speranza allora può essere vista come lo spazio che lasciamo alla capacità creatrice della relazione tra noi e il Signore, in cui collaboriamo attivamente alla creazione e alla generazione del nuovo. Si tratta di uno spazio unico e prezioso, in cui possiamo mettere a disposizione le nostre capacità e i nostri sogni per realizzare con il Signore qualcosa di più grande di ciò che avremmo saputo immaginare. È una speranza che fiorisce dalla nostra spinta all’azione e dalla consapevolezza di non essere soli ma di essere amati e accompagnati, di essere con Dio che si attiva con noi.
Rimanere saldi nella speranza contro ogni speranza non significa allora rimanere fermi e passivi davanti alle difficoltà, ma vuol dire mettersi in movimento: come Abramo anche noi siamo chiamati a partire verso nuove terre, ad accogliere e costruire vita insieme come Giuseppe, ad aprirci al dialogo e al confronto, ad impegnarci per donare al mondo l’inaspettato. Sperare attivamente è ciò che ognuno di noi può fare per generare vita, cambiamento e pienezza ogni giorno. 

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