La giornata di venerdì 25 dicembre

Per tre volte abbiamo vissuto l’incanto del divenire genitori davanti a un bambino appena nato. La nostra fede ci riportava al Natale in cui si incarna l’amore e la tenerezza di un Dio che si è fatto uomo in una scelta imprevedibile. Un Dio che ha voluto prendersi cura delle sue creature divenendo un piccolo, fragile bambino chiamato, nella sua vita, a fare esperienza totale del suo essere uomo.

La giornata di venerdì 25 dicembre

Per tre volte abbiamo vissuto l’incanto del divenire genitori davanti a un bambino appena nato. La nostra fede ci riportava al Natale in cui si incarna l’amore e la tenerezza di un Dio che si è fatto uomo in una scelta imprevedibile. Un Dio che ha voluto prendersi cura delle sue creature divenendo un piccolo, fragile bambino chiamato, nella sua vita, a fare esperienza totale del suo essere uomo. Ci siamo sentiti interpellati ad essere testimoni di un Dio che entrava nella nostra storia personale. Una responsabilità verso chi avevamo chiamato alla vita, ma anche, attraverso loro, verso gli altri bambini del mondo.
Oggi ripensiamo con maggior attenzione e consapevolezza a questo neonato e a questi genitori per i quali «non c’era posto nell’alloggio». Pensiamo anche – aiutati dalla nostra esperienza professionale e in campo sociale – ai bambini che nascono in situazioni di povertà materiale o affettiva, di malattia e disabilità. Vorremmo che vivere questa notte di Natale non fosse una emozione solo superficiale, ma preziosa occasione per un richiamo all’impegno civile di ciascuno. Siamo ancora un «popolo che cammina nelle tenebre» e l’invito di questa notte è di saperci orientare verso quella «grande luce» che la nascita del Bambino ha portato per tutti, nel mondo.
La parola di Dio che la liturgia ci offre è davvero inondata dal richiamo alla luce: quella che, con la venuta del Messia, è in grado di rifulgere su chi ancora abita in un mondo dominato dall’oscurità e quella che, con l’arrivo dell’angelo, avvolge i pastori. Il «dare alla luce», usualmente riferito alla nascita, ci impegna, dentro questa liturgia, perché la venuta al mondo di un uomo – come avvenuto per Gesù – possa diventare fonte di gioia e di letizia, inno di gloria a Dio e messaggio di pace agli uomini «che egli ama». Una responsabilità dei genitori, delle loro famiglie e della comunità che accoglie il neonato. Crediamo che questa luminosa pienezza di speranza sia il senso della scelta del Battesimo che la comunità ecclesiale offre a chi è ancora bambino, ignaro, come questo piccolo Gesù, della vita che lo aspetta. Per il suo totale abbandono a chi lo ama, il Bambino suscita in noi una tenerezza priva di sentimentalismo e carica di sentimenti. Poi, crescendo come tutti i bambini, Gesù imparerà il senso della vita che il Padre gli affida «per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga».

scarica la pagina in pdf

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Allegato 12atpag76e77e78.pdf (51,24 kB)