La giornata di venerdì 4 settembre

Protesto di credere fermamente che io vengo da Dio e che, perciò, tutto quanto è in me è dono di Dio. Ciò afferma la mia sublime dignità e ancora la mia estrema dipendenza dal mio creatore. Quindi per debito di giustizia io debbo e voglio essere tutto di Dio. Io non sono di me, degli altri, del mondo: io appartengo solo a Dio e il mio rigoroso dovere è di restituire tutto a lui senza esitazione, senza dilazione, senza riserva; di non essere schiavo di alcuno dei miei vizi, della mia volontà, dei miei gusti, ma soltanto servo della volontà del mio creatore.

La giornata di venerdì 4 settembre

Protesto di credere fermamente che io vengo da Dio e che, perciò, tutto quanto è in me è dono di Dio. Ciò afferma la mia sublime dignità e ancora la mia estrema dipendenza dal mio creatore. Quindi per debito di giustizia io debbo e voglio essere tutto di Dio. Io non sono di me, degli altri, del mondo: io appartengo solo a Dio e il mio rigoroso dovere è di restituire tutto a lui senza esitazione, senza dilazione, senza riserva; di non essere schiavo di alcuno dei miei vizi, della mia volontà, dei miei gusti, ma soltanto servo della volontà del mio creatore. Iddio mi ha dato quindi una intelligenza, ma questa non deve dispiegarsi che a conoscerlo; Iddio mi ha dato una volontà, ma questa non deve, non può avere altro ufficio che di compiacersi delle perfezioni di lui e di aderire alla volontà di lui; Iddio mi ha dato potenza di spirito e di corpo, ma queste non devono esercitarsi che a prestargli servizio e a contribuire alla sua gloria. Se all’esecuzione di questo sublime e necessario compito io non consacro me stesso, la mia vita è inutile, non ha ragione di essere ed io non ho più diritto di vivere, bensì di essere reciso e gettato nel fuoco. Che se a quell’intento dedico la mia esistenza, io non adempio che a un dovere di obbedienza verso il sovrano mio padrone che mel comanda; io sono assunto ad un onore, dinanzi alla cui eccellenza io non ho che da umiliarmi in segno di grata e profonda reverenza verso l’autore di cotanta dignità, di cui si trova investito un nulla servendo il sovrano dell’universo.
Io credo fermamente che se a questo necessario, assoluto, onorevolissimo dovere avrò soddisfatto, Iddio stesso sarà la mia eterna ricompensa nel cielo e che quindi il possesso di Dio e il suo perpetuo godimento compongono l’ultimo mio fine.

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