2 novembre. Commemorazione dei fratelli defunti. Consapevoli delle fragilità ma aperti alla speranza

La commemorazione dei defunti in questo anno particolare assume significati diversi sfumature particolari, aiuta ad avere uno sguardo che sia di speranza, di consapevolezza della fragilità della vita umana. Tre i verbi che la caratterizzano: ricordare, ringraziare e chiedere. In tante comunità cristiane è vivo il bisogno di dare un saluto a chi è morto durante il lockdown, perché è importante poter vivere un momento comunitario di saluto e preghiera, di ricordo. 

2 novembre. Commemorazione dei fratelli defunti. Consapevoli delle fragilità ma aperti alla speranza

Sono tre i verbi che caratterizzano la commemorazione dei defunti nell’unità pastorale di Gallio, ma che sono comuni anche ad altre comunità parrocchiali che hanno vissuto la morte in tempo di lockdown: ricordare, ringraziare e chiedere. L’Altopiano ha sofferto moltissime, 16 morti, le famiglie non hanno potuto dare un ultimo saluto ad un proprio caro. Ma a soffrire non è stata solo la famiglia, i parenti e gli amici più stretti. È tutta una comunità parrocchiale che si è sentita ferita e coinvolta in un dolore che non ha trovato sfogo. Una situazione umanamente pesante, che diventa quasi disumana. Si faceva fatica a consolare, non si poteva stringere una mano, fare una carezza. «Con il Consiglio pastorale – racconta don Federico Zago, parroco dell’unità pastorale – abbiamo individuato in domenica 1 novembre il giorno in cui vorremo ricordare in ogni comunità cristiana quanti sono morti nel periodo di confinamento a causa del Covid-19. In quel periodo non è stato possibile accompagnare i propri defunti, ecco allora che in quella giornata, al termine della santa messa in cimitero, vivremo assieme un momento particolare di preghiera. È stata dura. Mancavano passaggi, riti che sono parte della nostra umanità. Tappe che aiutano ad elaborare il lutto. Non ci siamo preparati al saluto con il rosario e la veglia.Non c'è stato l'ultimo canto a Maria.  L’immagine del Papa in una piazza San Pietro vuota bene ha rappresentato anche quello che abbiamo vissuto noi parroci».

Ecco dunque che la commemorazione dei defunti diventa occasione per ricordare chi ci ha lasciato, ringraziare chi è stato solidale e chiedere di essere ancora più forti e uniti. In Altopiano un funerale è vissuto dall’intero paese, i negozi abbassano le serrande in senso di rispetto, c’è un comunità civile che saluta perché muore un cittadino e c’è naturalmente una comunità parrocchiale che abbraccia perché muore un cristiano.

«In questo periodo – afferma don Luca Moretti, parroco al duomo di Cittadella – diamo la possibilità a chi ha avuto un lutto nel periodo di chiusura di vivere una celebrazione esequiale durante la messa feriale delle 18.30. È importante poter vivere un momento comunitario di saluto e preghiera. Abbiamo imparato che anche nel funerale, come in tutti i sacramenti, c’è una dimensione intima, di raccoglimento, e una comunitaria. L’assenza della seconda ci ha aiutato a vivere meglio la prima e contemporaneamente a dare più valore, come cristiani, a quella comunitaria che ci è mancata». «L’impressione – dice don Francesco Mascotto, parroco a Dolo – è di aver lasciato qualcosa in sospeso non avendo salutato con un abbraccio, una carezza, un ricordo il proprio caro. Ci si sente in debito verso chi ci ha lasciato. Il senso di assenza diventa ancora più grande e per trovare pace, dare un saluto degno, molte famiglie hanno chiesto una funzione postuma, per condividere un pensiero, un ricordo. È stato un periodo tristissimo perché una comunità si fonda sulle relazioni, anche nel momento della morte, sulla visita alle famiglie, gli incontri, è un accompagnamento, un cammino che si fa insieme».

Ecco dunque che la commemorazione dei defunti, in quest’anno così particolare, assume significati diversi, sfumature particolari, aiuta ad avere uno sguardo che sia di speranza e di consapevolezza della fragilità della vita umana. Ricorda che Sorella Morte c’è e fa parte della nostra esperienza di vita. «Chiedere a Dio misericordia per noi – afferma monsignor Sandro Panizzolo, parroco al duomo di Monselice – Ecco il significato che può assumere la commemorazione dei defunti. Il valore spirituale e di fede che possiamo cogliere in questa vicenda è di imparare a cambiare stile di vita. È una richiesta di misericordia e consolazione, di dono della sapienza per andare all’essenziale».

«Ci siamo riscoperti mortali – conclude don Moretti – sembra banale, ma ce lo dimentichiamo. La pandemia ci ha ricordati le nostre fragilità con maggiore intensità e consapevolezza. Abbiamo riscoperto l’importanza di avere qualcuno che ci abbracci, ci ricordi la speranza della risurrezione. Auspico che possa rimanere, anche per piccoli gruppi, la possibilità di vivere la celebrazione eucaristica per salutare un nostro fratello o sorella defunto perché diventa esperienza essenziale della vita, non è dimensione secondaria».

Galzignano

«Ognuno di noi ha in mente una persona speciale – dice don Danillo Ilati, parroco di Galzignano Terme – che ha conosciuto e amato e che ricorda per le sue qualità. Perché non ricordarla insieme? Il 2 novembre lo faremo alla messa in cimitero, leggendo il nome e una caratteristica che lo distingueva».

Il vescovo Claudio. Contrastiamo la morte con l’annuncio di resurrezione

«Era mia intenzione suggerire ai parroci di ricordare, il 2 novembre, quanti sono morti a causa del Covid-19 e sono stati sepolti senza la partecipazione dei propri cari... Mi sembrava che fosse significativo trovare un momento in cui ricordarli, ma non so se, viste le restrizioni, questo sarà praticabile». Il vescovo Claudio aveva anche previsto di celebrare la messa in cimitero Maggiore, a Padova: «Andrò comunque, anche se ci saranno restrizioni per i fedeli: celebrerò, a nome di tutti, la resurrezione di Gesù. Mi piacerebbe dare questo segno a tutte le famiglie, a tutta la Diocesi e a tutta la città».

Don Claudio “insiste” su un aspetto «Di fronte al clima “nero” che viviamo, e che condiziona il nostro sguardo al futuro, in particolare rispetto alla pandemia, l’idea di annunciare la resurrezione, di parlare del Vangelo, di dare speranza dentro questa situazione di malattia e di morte, è significativa. Contrastare la morte con l’annuncio della resurrezione... Mai come oggi, forse, il 2 novembre può essere significativo per le nostre comunità e per il nostro popolo. È una grande occasione di annuncio perché stiamo vivendo una situazione di paura e disperazione».

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