All'Opsa è un Natale intimo. Il caldo abbraccio degli operatori. In questi mesi i singoli gruppi abitativi sono diventati come famiglie

Sono gli operatori a sostituirsi ai familiari nel portare la vicinanza e il sostegno con un gesto di affetto

All'Opsa è un Natale intimo. Il caldo abbraccio degli operatori. In questi mesi i singoli gruppi abitativi sono diventati come famiglie

Un Natale che sia tale nonostante la pandemia che stiamo vivendo. Questo l’impegno che si è assunto tutto il personale dell’Opera della provvidenza (Opsa) di Sarmeola di Rubano (Pd) che con professionalità, dedizione e affetto si prende cura ogni giorno degli ospiti con disabilità.
Circa 400 persone che abitano in una struttura che si compone di nuclei residenziali inseriti in nove padiglioni di tre piani, ciascuno dei quali contiene tre nuclei residenziali per un totale di ventisette. Al piano terra di ogni padiglione ci sono spazi per le attività riabilitative, occupazionali e di animazione.

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«Per tutelare gli ospiti dal rischio contagio Coronavirus – spiega il direttore sanitario Emanuele Vignali – il livello di vigilanza è massimo. In questi mesi, con dispiacere, abbiamo dovuto limitare le relazioni fra nuclei residenziali diversi. Però questa scelta ci ha permesso di constatare che si sono rafforzate non solo le relazioni tra chi convive nello stesso nucleo ma, anche, quelle con gli operatori. Nei gruppi abitativi si è creato un ambiente familiare che si avvicina molto all’idea che mons. Girolamo Bortignon, nostro fondatore, aveva dell’Opsa: “Una nuova casa per quei figlioli strappati dai disegni di Dio dalle loro case”».

Il Natale fin dal 1960, anno dell’inaugurazione della struttura, qui è occasione di incontro tra persone residenti, loro familiari, tutti i volontari, benefattori, Chiesa di Padova e istituzioni. Nel periodo natalizio la struttura si apre al territorio con lo spettacolo teatrale preparato dai ragazzi e messo in scena il giorno della vigilia nel grande teatro; la messa di mezzanotte, celebrata nella chiesa dell’Opsa per tutti gli abitanti di Sarmeola e le feste e gli incontri organizzati con i familiari e gli operatori nei singoli nuclei.

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«Quest’anno invece – racconta Marta Michelotto, responsabile dell’area educativa – la dimensione domestica del nostro Natale è l’unico aspetto che possiamo preservare. Per le regole anti-covid, purtroppo, anche qui, come nelle nostre famiglie, non è possibile accogliere persone non conviventi. Ci è richiesto di vivere un Natale nell’intimità».

Nei nuclei abitativi non mancano gli addobbi natalizi, il presepe e i biglietti di auguri da inviare ai familiari realizzati con l’aiuto degli operatori. Durante la messa della vigilia, celebrata solo per gli interni, sarà deposto nel presepe Gesù bambino e, anche quest’anno, nella grande cucina dell’Opsa suor Pia Gasparetto supervisionerà alla preparazione del menu natalizio.

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«Un Natale di porte chiuse e volti coperti – osserva Michelotto – che si apre all’esterno grazie ai nostri operatori che sono diventati il tramite, anche, per gli abbracci tra familiari e residenti della struttura. In questa delega, che i parenti fanno perché non manchi ai propri cari il calore umano e l’affetto, gli operatori sentono una grande responsabilità. Il Natale dovrebbe essere un incontro di volti che sono il luogo umano delle nostre aperture sensoriali e invece questo virus ci richiede di “mascherarci” per proteggere le persone a cui vogliamo bene».

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Quest’anno, non potendo entrare in struttura Babbo Natale, i regali saranno consegnati agli ospiti dagli operatori e lo scambio di auguri con i parenti avverrà per mezzo di video chiamate, una modalità di incontro che ha sostituito le visite in presenza già dalla prima ondata della pandemia e che consente, anche ora, di mettere in contatto le famiglie con il proprio caro una volta a settimana.

«È innegabile che abbiamo dovuto apportare dei cambiamenti nell’organizzazione quotidiana – spiega la psicologa Maria Rosaria Primavera – ma è apprezzabile il modo in cui, sia gli ospiti che i familiari, si sono aperti ad accettare il cambiamento. Sicuramente le restrizioni sono state motivo di fatica emotiva ma è emersa una grande capacità di accogliere i lati positivi di questo cambiamento. Abbiamo ricevuto segnali di riconoscenza e gratitudine per le azioni proposte, correlate ai bisogni degli ospiti».

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Tra i residenti della struttura c’è la percezione che si stia vivendo un tempo provvisorio che, quando la pandemia finirà, restituirà a ciascuno di loro la possibilità di un nuovo incontro con i propri familiari. Così, anche il Natale rientra in questo tempo sospeso e quest’anno diventa unico, diverso e caratterizzato dall’impegno di tutti affinché si possa comunque percepire un clima familiare nonostante le necessarie regole sanitarie che devono essere rispettate. Un Natale fatto di piccoli gesti che scaldano l’animo e riempiono il cuore degli ospiti e non solo.
«Senza familiari – conclude la psicologa Cinzia Favaron – purtroppo non è lo stesso.

Soprattutto in Casa Kolbe, dove io opero, perché la relazione con il malato di Alzheimer si mantiene viva grazie ai familiari che rappresentano la sua storia. Ma i parenti in struttura mancheranno anche a noi, che qui all’Opsa ci lavoriamo, perché sono le persone che riconoscono il nostro operato e rappresentano un importante equilibratore della qualità del servizio che offriamo».

Così nelle comunità alloggio

Quest’anno è un Natale diverso anche nelle comunità alloggio del padovano perché, purtroppo, non è possibile far tornare gli ospiti in famiglia.

«Un Natale con gli amici – spiega Marco Mion, responsabile del progetto “Posso vivere da me” della cooperativa Il girasole di Tencarola – Un’esperienza diversa. Abbiamo addobbato la casa, pensato a un menu speciale per il pranzo e organizzato l’arrivo dei regali che non potranno essere portati da Babbo Natale ma certo non possono mancare».

Come ormai succede dall’inizio della pandemia le videochiamate saranno il mezzo per fare gli auguri alle famiglie in quasi tutte le realtà.

A Noventa Padovana agli ospiti della comunità alloggio Tau, del Villaggio sant’Antonio, i regali li porta Babbo Natale il pomeriggio della vigilia. Mentre la festa di Natale inizia con la messa celebrata dai frati Minori conventuali, prosegue con il pranzo nei singoli alloggi e il pomeriggio si conclude con la tombola.

«Senza familiari – spiega Maria Giovanna Daniel responsabile servizi residenziali della Fondazione Patavium Anffas onlus – non è un Natale semplice per i nostri 23 ospiti che sono persone adulte con disabilità caratterizzate da diversi profili di autonomia. Anche se ci hanno stupiti perché stanno affrontando questo periodo con molta consapevolezza».

All’Anfass i residenti delle comunità Melograno e Soleluna, che hanno sede a Padova in Corte Ca' Lando, hanno realizzato due presepi uno a grandezza naturale nel giardino interno e l’altro, iniziato già da alcuni anni, ambientato in un plastico di Ca' Lando. Inoltre insieme agli operatori hanno preparato i regali che saranno fatti arrivare alle famiglie.

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