Fossaragna. Quattro migranti in canonica: una casa per chi cerca futuro

La parrocchia di Fossaragna, nell'unità pastorale di Arre, ha messo a disposizione la canonica per un obiettivo sociale. Ci abitano quattro migranti, di diverse nazionalità, che grazie ad una convenzione con la cooperativa Lunazzurra hanno ora un lavoro nell'ambito dell'agricoltura sociale e una casa a un canone compatibile con le loro possibilità.

Fossaragna. Quattro migranti in canonica: una casa per chi cerca futuro

Per la piccola comunità parrocchiale di Fossaragna, la scelta di mettere la canonica a disposizione per scopi sociali non è stata presa a cuor leggero. Da quasi tre anni, la parrocchia fa parte di un’unica unità pastorale insieme a quelle di Arre, Candiana, Arzercavalli e Pontecasale. E da allora si è posto il problema della gestione dei beni immobili.

«Volevamo dare a questa scelta un valore che fosse anche un segno per la comunità, un progetto pastorale – spiega il parroco don Leopoldo Zanon – Due anni fa abbiamo colto l’appello del papa e ci siamo interrogati, col consiglio pastorale, sull’opportunità di ospitare migranti. Ci siamo informati sulla cooperativa Lunazzurra, che avrebbe preso in gestione la canonica, e abbiamo accettato questa sfida».

Ora la casa ospita quattro migranti provenienti da diversi paesi in base a una convenzione sottoscritta nel marzo scorso con la cooperativa, che per loro non percepisce alcun sussidio e li ha assunti nell’ambito delle proprie attività nell’agricoltura sociale. «Tra le nostre attività – spiega Roberto Tuninetti – c’è l’inserimento lavorativo rivolto a persone deboli e svantaggiate. Il servizio non è rivolto solo a stranieri, ma a tutti. Le persone che abitano nella canonica sono nostri dipendenti e lavorano nella coltivazione di kiwi che abbiamo a Pontelongo. Oltre al lavoro hanno una casa. Pagano l’affitto, in base al contratto che noi abbiamo sottoscritto con la parrocchia, a un prezzo decisamente contenuto, compatibile con le loro possibilità economiche».

I locali sono stati risistemati e ritinteggiati da parrocchiani volontari. I primi segnali di vicinanza si sono visti subito. «C’è chi ha avuto bisogno di un po’ più di tempo per capire che averli è un valore – riprende don Leopoldo – Due di loro si danno da fare col comitato sagra, aiutano nelle cene di comunità e a quelle per gli anziani. È un modo per entrare in contatto con le persone. Loro stessi, venendo da Paesi diversi, sono un esempio positivo di multiculturalità. Per noi averli è un segno. È una sfida continua nel crescere con loro nella responsabilità. Perché l’amore che hanno ricevuto sia anche un patrimonio per il loro futuro».

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