L’italiano e la tenacia: Alagie e Maimouna, da migranti a nuovi italiani, raccontano l'emigrazione

L'italiano è la chiave di volta per integrarsi: sono di questo avviso Alagie, ragazzo del Gambia, volontario della Croce Rossa e mediatore culturale e Maimouna quarantenne del Senegal, vincitrice del Refugee Masterchef. Due storie contraddistinte dalla buona volontà, dalla tenacia e dalla voglia di integrarsi.

L’italiano e la tenacia: Alagie e Maimouna, da migranti a nuovi italiani, raccontano l'emigrazione

Alagie Saidy è del Gambia, ha 24 anni ed è in Italia dal maggio del 2016. È volontario della Croce rossa, parla perfettamente l’italiano, fa il mediatore culturale e ha da poco passato un concorso per un lavoro di sei mesi alla Croce verde. Vive in un centro di seconda accoglienza notturna gestito dall’associazione Popoli Insieme: «Da subito – racconta Alessandra De Toni, coordinatrice dell’associazione – Alagie si è contraddistinto per enormi risorse personali e voglia di fare. Si è impegnato, vista la buona conoscenza dell’italiano e di numerosi dialetti africani, come traduttore, ha preso la patente e ha legato con ragazzi italiani, ha fatto un tirocinio in una parrocchia della diocesi e ha collaborato al grest. Quello che colpisce di questo ragazzo è la solarità e la capacità di tirare fuori risorse personali per integrarsi».

In Gambia lavorava come tecnico di laboratorio per le analisi in ospedale, ed era già volontario della Croce rossa: «Ho voluto dare l’esame – spiega Alagie – anche qui a Padova. La prima volta non sono passato, mi sono ripresentato e sono diventato volontario, il mio sogno. A chi arriva da un paese straniero dico sempre che le cose importanti sono la lingua e integrarsi, il lavoro viene dopo. Se non conosci l’italiano come fai a fare un colloquio? E se non ti fai degli amici italiani come puoi integrarti?».

E la lingua e l’apertura sono la chiave di volta anche per Maimouna, senegalese, 40 anni, in Italia da 4-5 anni, vincitrice l’anno scorso del "Refugee Masterchef", la competizione ideata da due ristoratori afgani che metteva in palio un posto di lavoro. «Maimouna è una ragazza tenace – racconta Nadia Zuin, volontaria della parrocchia di Santa Rita dove ha conosciuto Maimouna – Matura da un punto di vista emotivo e psicologico, volenterosa e soprattutto aperta alle nuove esperienze, piena di interessi. La voglia di migliorarsi, di mettersi alla prova l’hanno portata a vincere il concorso, a prendere la licenza di terza media e vorrebbe farsi la patente».

Ora lavora alla Spes, Servizi alla persona educativi e sociali, come aiuto nelle pulizie e con i bambini e sta pensando di continuare gli studi. Il suo motto è “la vita è piena di sorprese”: ha capito che bisogna cogliere le occasioni, con il supporto delle persone e dalla comunità.

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