Nel vuoto la chiamata, i tre nuovi diaconi si raccontano. L'ordinazione il 26 ottobre

Qual è la mia strada? È la domanda che l’accolito Giannantonio Fortin di Battaglia Terme e i seminaristi Eros Bonetto di Bronzola e Luca Gottardo di Arlesega, ad un certo punto della loro vita si sono posti. Impiegato in una ditta di impianti elettrici il primo, che diventerà diacono permanente, ragioniere in un importante studio commercialista di Arsego Eros Bonetto, pallavolista di serie A invece Luca Gottardo. Tutti e tre sentivano che c'era un vuoto nella loro vita. La vita lavorativa non era più sufficiente. Sabato 26 ottobre alle ore 16 saranno consacrati diaconi per l’imposizione delle mani del Vescovo Claudio in Cattedrale a Padova.

Nel vuoto la chiamata, i tre nuovi diaconi si raccontano. L'ordinazione il 26 ottobre

Sabato 26 ottobre alle 16 in Cattedrale a Padova i seminaristi Eros Bonetto e Luca Gottardo - che saranno preti a giugno - e l’accolito Giannantonio Fortin saranno ordinati diaconi per l’imposizione delle mani del vescovo Claudio. Tre esperienze, tre vissuti molto diversi, accomunati però da un senso di incompletezza, di vuoto, che a un certo punto della vita si è fatto avanti. «Ero un giocatore di pallavolo di serie A – racconta Luca Gottardo, di Arlesega, 30 anni – studiavo scienze dell’educazione, avevo una ragazza. Volevo giocare e c’ero riuscito, anche a livelli molto alti, ma c'era un vuoto e durante una partita, guardando il pubblico, ho sentito che mi veniva chiesto se era proprio questo quello che volevo. Tornato a casa davanti al crocifisso, piangendo, ho parlato al Signore e ho sentito il desiderio di pregare il rosario. Maria mi ha segnato il cammino verso Gesù». Luca si è reso conto che doveva prendere in mano la sua vita, è passato alla serie B, è stato a casa Sant'Andrea finché ha lasciato il suo passato: «È stato molto faticoso – dichiara – alle volte mi sono quasi sentito carpito da Gesù ed è stato il primo atto di fiducia nei suoi confronti. Non nascondo che avevo paura: di quello che potevano pensare gli altri, delle reazioni dei miei genitori. All’inizio non riuscivo nemmeno io ad accettare questa scelta».

Anche Eros Bonetto, di Bronzola, 36 anni, studi di ragioneria, tanti anni passati in un importante studio commercialista di Arsego, a un certo punto ha sentito che doveva fare una scelta forte: «ho sempre mantenuto un legame con la mia parrocchia – afferma – Il mio lavoro mi piaceva molto e grazie anche alla sensibilità dei miei datori di lavoro ho potuto ritagliarmi degli spazi per riflettere: sentivo che la dimensione della fede era molto importante e mi sembrava di dividermi. Nel 2012 è arrivata la missione giovani nella mia parrocchia e ho capito che il seminario non è così distante. Nel carisma del parroco, di rivolgersi agli altri, vedo la mia dimensione. Per me è centrale la relazione con le persone, l’ascolto».

Qual è la mia strada? È la domanda che anche Giannantonio Fortin, 40 anni, di Battaglia Terme, impiegato in una ditta di impianti elettrici si è posto. Sabato 26 diventa diacono permanente: «Il Signore mi ha chiamato a qualcosa che non conoscevo, il diaconato permanente. Alla giornata mondiale della gioventù del 2011, durante la veglia di preghiera con il papa, in mezzo a tantissimi giovani ho sentito che mi chiamava e mi diceva: “Giannantonio io ho bisogno di te”. Non sapevo come e dove, ma dentro di me ho capito che ero pronto a iniziare qualcosa al servizio della Chiesa».

Tre cambiamenti molto forti, che ora, in vista della celebrazione, vengono vissuti con emozione, senso di attesa, gioia, commozione, ma anche timore perché il passo è importante e stupore perché il percorso fatto, alle volte impegnativo e non esente da momenti di crisi e di scoramento, ha tuttavia portato molta serenità, sicurezza, perché non ci si sente mai abbandonati, sempre avvolti dall’abbraccio della propria comunità, della famiglia e della Chiesa. «Attendo con apprensione il momento in cui bisogna abbandonarsi, consegnarsi, affidarsi ai Santi – racconta Eros – È come dire: fin qui sono arrivato, quello che potevo fare, umanamente, l’ho fatto, adesso lascio perché oltre non posso andare da solo, da qui mi prenderà in mano Dio».

«L'imposizione delle mani del vescovo, la prostrazione, l’invocazione dei santi – aggiunge Giannantonio – sono tutti momenti significativi in cui sentirò di non essere solo. Così come la vestizione del mio parroco e il primo servizio all’altare da diacono. E poi penso al giorno dopo: sarò in parrocchia, a Battaglia Terme, in mezzo ai miei parrocchiani da diacono. È molto emozionante. Adesso sei arrivato, mi dicono in tanti. No, adesso si comincia, dico io. Finora mi sono preparato. Ora inizio». «Dopo la celebrazione – conclude Luca – sarò in parrocchia a san Lorenzo di Abano Terme e spero di vivere con gusto e bellezza il mio ministero».

Diventano diaconi anche cinque francescani

Insieme a Giannantonio Fortin, Luca Gottardo e Eros Bonetto anche quattro frati cappuccini e un frate minore. I cappuccini sono fra Francesco Tognato di Thiene, fra Giacomo Facco di Padova, fra Claudio Pattaro di Lendinara e il lombardo fra Ivan Galliani. Il frate minore invece è fra Matteo Paolo Polato.

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