Sinodo, al via il 16 maggio. Il vescovo Claudio ha scritto a tutti i cristiani e le comunità della Diocesi di Padova

Il vescovo Claudio ha scelto l’inizio della Quaresima, «tempo di “esodo” e di “conversione”», per comunicare alla Chiesa di Padova, in maniera ufficiale, «la decisione di indire un Sinodo diocesano».

Sinodo, al via il 16 maggio. Il vescovo Claudio ha scritto a tutti i cristiani e le comunità della Diocesi di Padova

Nei mesi scorsi La Difesa aveva anticipato la decisione di mons. Cipolla dopo il parere favorevole del Consiglio pastorale diocesano e dal Consiglio presbiterale, oltre alla nomina della segreteria, ma adesso mons. Cipolla ha deciso di prendere carta e penna e per rivolgersi attraverso una lunga lettera «a tutti i cristiani e cristiane della Chiesa di Padova, in particolare, ai presbiteri e diaconi, ai consigli pastorali parrocchiali, ai religiosi e religiose, ai responsabili di movimenti, associazioni e gruppi ecclesiali» (testo integrale su difesapopolo.it).

Il via dal 16 maggio
La vera novità sta dunque nella data di indizione del Sinodo, domenica 16 maggio, festa dell’Ascensione – pandemia permettendo. Sarà la prima tappa – una celebrazione liturgica – del cammino condiviso che caratterizzerà i prossimi anni pastorali.
Nel suo scritto, il vescovo parte dalla domanda originaria: perché un Sinodo? «Molto probabilmente questa è la domanda che ci stiamo facendo tutti, immaginando anche il carico di impegno e responsabilità che ne consegue», scrive mons. Cipolla. Il mutamento sociale e culturale a metterci davanti a una serie di “perché”, riflette il vescovo: perché credere? Perché evangelizzare? Perché la parrocchia? «Potremmo trovare delle risposte “organizzative”, ma questo non cambierebbe lo stile del nostro stare dentro il mondo, comunicando il Vangelo della gioia. Ci accorgiamo, pertanto, che abbiamo bisogno di apprendere insieme e di maturare insieme una intensa vita spirituale che ci permetta di cambiare e di rinnovare quello che stiamo facendo. Si tratta non di fare cose nuove, ma di rendere nuove tutte le cose».

La pandemia è un’opportunità
Se la Chiesa di Padova vive da decenni una forte sinodalità, grazie agli organismi di comunione, di fronte alla pandemia scorge un’importante occasione di ripensamento, facendo proprie le indicazioni del recente Sinodo dei giovani, «coltivando la visione di quale Chiesa diocesana desideriamo custodire per il futuro». E non è secondario il fatto che il processo di discernimento padovano arrivi a compimento proprio nei giorni in cui papa Francesco è tornato a indicare un Sinodo per tutta la Chiesa italiana.

Chiesa e Sinodo: sinonimi
Giovedì 25 febbraio, mons. Cipolla si era intrattenuto sul Sinodo con il clero padovano riunito per il ritiro di Quaresima, mentre in serata i sette componenti la segreteria sinodale si sono presentati per la prima volta al Consiglio pastorale diocesano. A prendere la parola per primo è stato il vicario per la pastorale e membro della segreteria don Leopoldo Voltan: «Chiesa e Sinodo sono sinonimi – ha detto – Non cerchiamo un’identità robusta con cui presentarci più organizzati e strutturati al mondo, ma una qualità di relazioni con cui metterci meglio al servizio del nostro territorio, dove per territorio intendiamo la vita reale delle persone. In tal senso la missione è il paradigma di tutta l’azione pastorale: non intraprendere delle attività missionarie, ma coltivare l’atteggiamento di uscire continuamente da sé, per amare e servire».

Un anno per “entrare” nel Sinodo
Finora la segreteria ha compiuto tredici incontri di conoscenza e programmazione, compreso lo studio di altri cinque Sinodi diocesani. «Da ora in avanti – ha aggiunto Roberta Rocelli, direttrice del Festival biblico e componente la segreteria – ci focalizzeremo sul metodo di lavoro che dipende dalle aspettative che andremo a definire, dalla capacità di ascolto e sperimentazione che sapremo mettere in atto, tenendo presente il primato del processo sul prodotto, cioè del cammino condiviso di Chiesa che ci apprestiamo a compiere più che del documento finale che otterremo».
Don Giampaolo Dianin, rettore del seminario, ha tracciato il percorso pluriennale, focalizzandosi in particolare sull’anno di coinvolgimento che si aprirà a settembre: «Sarà un anno per “entrare” nel Sinodo da parte di tutte le comunità, il presbiterio, le associazioni e i movimenti e i religiosi. Un anno per aprire e scaldare la mente il cuore per questo “santo viaggio”, per risvegliare il desiderio di partecipare, per superare resistenze, dubbi e critiche e infine per entrare nei temi del Sinodo che saranno noti da gennaio».

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