"Beyond the border", gli scatti che raccontano il confine di Ventimiglia

La mostra sui migranti in transito al confine con Ventimiglia in mostra a Palermo. Il fotografo Luca Prestìa: "L'emergenza migratoria continua ad esserci con tutta il suo dramma"

"Beyond the border", gli scatti che raccontano il confine di Ventimiglia

PALERMO - Scarpe, vestiti, mani, piedi e paesaggi che testimoniano in maniera forte il transito continuo di uomini, donne e minori migranti con tutto il loro carico di fragilità e di speranza al confine con la Francia da Ventimiglia. L'esposizione fotografica è stata inaugurata nei giorni nella sede di Itastra (la Scuola d'italiano per stranieri dell'Università degli studi) presso il complesso monumentale di Sant'antonino in presenza dell'autore Luca Prestìa, del curatore della mostra dell'Univertsità di Reading in Inghilterra Federico Faloppa e della direttrice di Itastra Mari D'agostino. Sarà visitabile per una settimana con gli orari di Itastra.

La mostra è realizzata grazie a finanziamenti del governo inglese (ESRC - Economic & Social Reasearch Council) nell'ambito di un progetto di ricerca coordinato dal Dipartimento di linguistica dell'Università di Reading. Il progetto è internazionale e ha coinvolto oltre all'Università di Reading, anche un ateneo in Grecia, uno in Libano e l'Università di Palermo. Le foto sono state già esposte anche presso la Reading Central Library in Abbey Square. La città di Ventimiglia è l'ultima città italiana prima del confine francese diventata in questi anni un luogo di grande passaggio di immigrati provenienti dall'Africa. Nel giugno 2015, a causa dell'aumento del numero di migranti che attraversavano il confine italo-francese, la Francia ha sospeso gli accordi di Schengen ripristinando i controlli alle frontiere.

"Sono stato sette volte e in momenti diversi dell'anno al confine con la Francia per capire meglio questa realtà - afferma il fotografo Luca Prestìa -. L'emergenza migratoria, anche se in questo momento i giornali non ne parlano, continua ad esserci con tutta il suo dramma. La gran parte di queste persone è decisa ad andare in Francia per ricongiungersi con parenti o per andare in altri paesi europei. Dopo avere superato le violenze dei centri libici, è disposta a tutto pur di seguire l'idea di libertà ed è ben consapevole dei rischi che corre. Fatta eccezione solo per un giovane minorenne del Sud Sudan, non ho voluto ritrarre volti ma ho scelto di rendere la concretezza della terra come luogo di cammino che restituisce tutta l'umanità anche attraverso alcuni segni specifici come le mani, i piedi, i vestiti e le scarpe. Si vuole anche smontare tutta la retorica sull'immigrazione ormai anche abusata di un pietismo che rimane superficiale non permettendo spesso di andare oltre".
"Luca ha fatto un lavoro capillare su questo territorio di confine documentandone il transito dei migranti più volte nel tempo - afferma pure il curatore della mostra Federico Faloppa -. Il suo approccio è diverso da quello che solitamente usano i media perché è lontano da forme di spettacolarizzazione o impietosimenti della realtà. La terza via di Luca è quella di rendere un confine che diventa quotidiano di persone che interagiscono con il luogo: tante vite che cercano di passare questa linea di demarcazione anche se la gran parte di loro purtroppo viene respinta poi dalla polizia francese e torna indietro. Storicamente questo confine è stato sempre aperto ai diversi interessi di Italia e Francia mentre oggi fa pensare che venga chiuso proprio alle persone immigrate che hanno bisogno di aiuto. Le foto rendono il passaggio di tanta umanità, immortalata da frammenti di vita che devono scuotere la nostra coscienza facendoci immaginare tutta la sofferenza e il dramma che c'è dietro. Un modo per raccontare in modo diverso il fenomeno migratorio lontano da spettacoli e da chi vende la paura".

"Gli attivisti provenienti dall'Italia e dalla Francia hanno costruito un campo NoBorder sul lato italiano del confine nel giugno 2015, a poche centinaia di metri dal confine ufficiale e vicino alle scogliere - racconta nel catalogo della mostra sempre Federico Faloppa -. Il campo ha funzionato come punto di appoggio per i migranti che intendevano attraversare il confine. Il sit-in e il campo NoBorder sono durati per quasi tre mesi. Il 29 settembre 2015, le autorità locali di Ventimiglia hanno sfrattato il campo con mezzi estremamente violenti. Dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre 2015 a Parigi, le autorità francesi hanno ulteriormente intensificato i controlli alle frontiere. Tuttavia, il confine di Ventimiglia non ha smesso di essere un punto di incontro per le persone in movimento, e un luogo dove la violenza di stato affronta la resilienza e la persistenza umane". (set)

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Fonte: Redattore sociale