Capitanata. Comune e diocesi insieme per dare una residenza ai migranti ​

A San Severo i lavoratori migranti potranno chiedere un domicilio fittizio presso le parrocchie e gli uffici diocesani grazie al protocollo firmato lo scorso 28 ottobre. Il ringraziamento del Papa all’Angelus di ieri. Don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana: “Il decreto sicurezza ha complicato le cose a persone che hanno già tante difficoltà”

Capitanata. Comune e diocesi insieme per dare una residenza ai migranti ​

ROMA - “Siamo un territorio che ha diversi problemi, ma anche tante risorse e potenzialità”. Sono queste le parole di don Andrea Pupilla, direttore della Caritas diocesana di San Severo, nel commentare il protocollo d’intesa firmato lo scorso 28 ottobre dalla Diocesi di San Severo e dall’amministrazione comunale che permetterà ai lavoratori migranti della Capitanata di poter eleggere un domicilio fittizio presso le parrocchie e gli uffici diocesani per poter ottenere il riconoscimento della residenza sul territorio da parte degli Uffici anagrafici comunali. La notizia è tornata a rimbalzare sui social anche grazie al “sentito ringraziamento” di Papa Francesco durante l’Angelus del 3 novembre. “La possibilità di avere documenti di identità e di residenza offrirà loro nuova dignità - ha spiegato il pontefice - e consentirà di uscire da una condizione di irregolarità e sfruttamento”.

Un segno concreto di accoglienza che consentirà a tanti braccianti “di riemergere dalla situazione di invisibilità e riottenere pari dignità rispetto ai loro concittadini, avviando un percorso di integrazione e riscatto”, che nasce anche dall’impegno della Caritas sul territorio, spiega don Andrea Pupilla. “L’idea è nata sul campo, da un’azione che stiamo portando avanti da almeno un anno col Progetto Presidio di Caritas Italiana, con un’unità mobile che si reca settimanalmente negli insediamenti informali. In diocesi abbiamo il cosiddetto Gran Ghetto dove d’estate si arriva a quasi 1.500 presenze di lavoratori stagionali. Con questa azione abbiamo raccolto un po’ le loro esigenze e i loro bisogni”. E la possibilità di avere la residenza, aggiunge don Pupilla, è proprio una delle richieste più pressanti. “Non avendo la residenza, molti di loro non possono accedere a diritti fondamentali - continua il direttore della Caritas diocesana -. Per questo è importante dare una residenza a chi non ce l’ha. Con la visita dell’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, che un mese fa si è recato nei ghetti con noi, c’è venuta questa idea ed è nata questa bella sinergia tra il comune e la diocesi. Abbiamo coinvolto anche le parrocchie che si sono rese disponibili a fare questa dichiarazione di domicilio legale e quindi si potrà dare la residenza a chi lo richiede”.

A rendere più difficili le cose per molti lavoratori stagionali è stato proprio il decreto sicurezza, spiega don Andrea. “Ha complicato molto di più le cose a persone che hanno già tante difficoltà - continua -. Per questo, nel protocollo abbiamo previsto che le persone che possono rivolgersi a noi sono quelle che hanno il permesso di soggiorno scaduto o il cedolino per aver fatto la richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno. Inoltre, abbiamo inserito anche la possibilità per coloro che non hanno né l’uno né l’altro, con il modello C3, un titolo temporaneo e provvisorio ma in questa maniera siamo riusciti a rimanere nelle maglie della normativa e a sbloccare una situazione diventata complicata anche per via della nuova normativa, restrittiva in questo ambito”.

Per don Andrea, però, non si tratta di “un punto di arrivo, ma un punto di partenza - spiega . Ora bisogna entrare nella fase operativa. Credo che questa collaborazione sia molto importante, soprattutto in questi tempi”. A facilitare le cose anche la presenza, già da qualche anno, di una via fittizia istituita dal comune di San Severo per i senza dimora, denominata “via dell'angelo custode”, ma “di fatto non era mai stata utilizzata”, continua don Pupilla. Il protocollo tra comune e diocesi di San Severo, così, diventa un ulteriore tassello nella lotta allo sfruttamento lavorativo dei braccianti e al caporalato. “È un problema molto complesso e nessuno di noi ha la pretesa di possedere la soluzione in tasca - spiega il direttore della Caritas diocesana -, ma questi segni sono certamente importanti” e parlano di una “maggiore presa di coscienza rispetto al passato”, spiega il direttore della Caritas diocesana. “Qualcosa di concreto si vede - conclude don Andrea - e penso che ci sia una maggiore consapevolezza di questa potenzialità: quando ognuno fa la propria parte le cose si semplificano”.

Giovanni Augello

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Fonte: Redattore sociale