Colombia: violenze, arresti ed esecuzioni sommarie per soffocare le proteste contro la riforma fiscale

Nel Paese sudamericano regna ormai il caos. L’ong locale Temblores, che si occupa di denunciare gli abusi della polizia, ha registrato tra il 28 aprile e il 5 maggio 1.708 casi di violenza, tra i quali anche 110 volte in cui sono state usate armi da fuoco e 871 persone arrestate senza giustificazione. I morti sono almeno 32, a cui vanno aggiunte almeno dieci vittime di stupro

Colombia: violenze, arresti ed esecuzioni sommarie per soffocare le proteste contro la riforma fiscale

In Colombia ormai regna il caos. Tutto è cominciato il 28 aprile, con le manifestazioni contro una proposta di riforma fiscale. E da allora le denunce di violazioni dei diritti umani non si sono più fermate: violenze da parte delle forze di polizia, esecuzioni sommarie e video che mostrano massacri.

I dati. L’ong locale Temblores, che si occupa proprio di denunciare gli abusi della polizia, ha registrato tra il 28 aprile e il 5 maggio 1.708 casi di violenza, tra i quali anche 110 volte in cui sono state usate armi da fuoco e 871 persone arrestate senza giustificazione. I morti sono almeno 32, a cui bisogna aggiungere 22 cittadini che hanno perso un occhio e almeno dieci vittime di stupro.

La comunità internazionale ha reagito in larga parte condannando le violenze. Critiche sono arrivate da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, ma anche dalla commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e, a sorpresa, dal Dipartimento di stato degli Usa, che ha rimarcato l’importanza di garantire il diritto a manifestazioni pacifiche.

Le ragioni. Con una grave crisi economica in corso, in un paese con uno stipendio minimo pari a circa 234 dollari al mese, il presidente Iván Duque Márquez ha lanciato una riforma fiscale con l’obiettivo di raccogliere 6.850 milioni di dollari. Una proposta che prevede l’aumento dei prezzi di servizi di primaria necessità, dell’elettricità e un aumento dell’Iva su prodotti come zucchero, farina e uova.

Il contesto. La situazione stava degenerando almeno dal 2019, quando uno sciopero nazionale contro il governo Duque proseguì per settimane, lasciando per le strade centinaia di feriti e registrando l’uccisione del giovane Dylan Cruz. Il malcontento di oggi ha dunque radici più profonde. Si contesta innanzitutto la mancata attuazione degli Accordi di pace, le ultime scoperte sui “falsos positivos” (vittime di esecuzioni extragiudiziali da parte delle forze dell’ordine durante la presidenza Uribe) e l’annuncio di qualche settimana fa di una spesa di circa 14 miliardi di dollari per comprare 24 aerei da guerra dalla Lockheed Martin.

Le immagini. Negli ultimi tempi circolano nel paese decine di video che denunciano violenze da parte delle forze di polizia, anche con armi da fuoco, contro i cittadini di aree rurali e periferie di grandi città. Grazie ad alcuni di questi filmati, Amnesty ha potuto confermare l’uso indiscriminato della forza e delle armi.

L’articolo integrale di Samuel Bregolin (da Bogotà, Colombia), "Colombia: represse nel sangue le proteste contro la riforma fiscale", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)