Coronavirus. Da nord a sud, tensioni e disordini nelle carceri italiane

Cresce la tensione nelle carceri italiane, una tensione scaturita dalle misure adottate per il contenimento del Coronavirus. Sei morti a Modena, detenuti sul tetto a San Vittore, tensioni e violenze a Bologna e Palermo. Decine di evasi a Foggia

Coronavirus. Da nord a sud, tensioni e disordini nelle carceri italiane

ROMA – Cresce la tensione nelle carceri italiane, una tensione scaturita dalle misure adottate per il contenimento del Coronavirus e che ha dato luogo a rivolte, alla morte di sei detenuti a Modena e a episodi di violenza nei confronti di agenti della polizia penitenziaria, con disordini in molti istituti penitenziari italiani, da nord a sud, e addirittura evasioni.

La preoccupazione del Garante dei detenuti. "Forte preoccupazione per le proteste da giorni in corso in diversi istituti penitenziari, proteste sfociate talvolta in violenze inaccettabili, con conseguenze gravissime, prime fra tutte la morte di alcune persone detenute - si legge in una nota del Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma -. La sospensione dei colloqui diretti con i familiari, disposta come misura precauzionale per contrastare il diffondersi del virus Covid-19, comporta un grave sacrificio per le persone ristrette e le loro famiglie, ma si tratta di una misura a termine, fino al 22 marzo. La sostituzione delle visite con le video-comunicazioni e con l'aumento del numero di telefonate previste dalla legge richiede uno sforzo organizzativo da parte dell'amministrazione centrale e degli Istituti, ma soprattutto un impegno teso a favorire una comunicazione corretta e completa sui provvedimenti adottati in carcere e anche sul territorio nazionale".

"Oggi, infatti, l'intero Paese è chiamato a uno sforzo di responsabilitaà – continua il Garante -, come non era mai accaduto prima. La difficoltà di accettare misure estreme si accentua nei luoghi di privazione della libertà, dove ancora maggiore deve essere l attenzione ad assicurare una informazione diffusa e capillare, soprattutto laddove tali provvedimenti toccano il diritto a mantenere i rapporti familiari. Lo stesso Garante nazionale intende impegnarsi direttamente in tal senso, come ha già fatto nei giorni scorsi durante la visita ad alcuni istituti. A fronte della situazione in atto - si legge ancora nel comunicato - il Garante nazionale invita a mettere in campo misure straordinarie volte ad alleggerire le situazioni di sovraffollamento superando un concetto di prevenzione fondata sulla chiusura al mondo esterno, affiancando a provvedimenti di inevitabile restringimento misure che diano la possibilità di ridurre le criticità che la situazione carceraria attuale determina e che permettano di affrontare con più tranquillità il malaugurato caso che il sistema sia investito più direttamente dal problema".
Il Garante nazionale, infine, esprime “vicinanza e gratitudine alla Polizia penitenziaria e alle altre Forze dell'Ordine che sono state e sono impegnate per riportare alla calma la situazione negli istituti".
Carceri emiliane nel caos: 6 morti a Modena. Incendi, impianti fuori uso: il carcere di Sant’Anna deve essere chiuso per i danni causati dalla rivolta di ieri. Il bilancio parla di sei detenuti morti, altri 4 in terapia intensiva, di cui uno a Baggiovara, uno a Modena e uno a Carpi. 
“La situazione è drammatica – denuncia il Garante regionale dei detenuti Marcello Marighelli –. Da quanto mi risulta, l’istituto non è più agibile: questo significa dovere sportare 530 persone”. Nella notte, i primi sono arrivati ad Ascoli Piceno: “Come è facile capire, è impensabile che le carceri regionali possano far fronte da sole a questa emergenza nell’emergenza”. Tre delle sei vittime sarebbero morte a Modena, le altre tre negli istituti dove erano stati trasferiti. È presto per capire le cause: secondo le prime ricostruzioni, non sarebbe stato riscontrato nessun segno di lesione. Alcuni decessi sarebbero da ricondurre all’abuso di medicinali, dei quali i detenuti sarebbero venuti in possesso dopo avere occupato l’infermeria; altri potrebbero essere morti per cause legate alle dinamiche della rivolta – per esempio, pare siano stati appiccati alcuni incendi”. E il Sinappe chiede il commissariamento delle carceri e un avvicendamento ai vertici di ministero della Giustizia e Dap.

Rivolta a Bologna. Dopo Modena, anche Bologna registra una violenta rivolta nella propria Casa circondariale, la Rocco D’Amato in via del Gomito: secondo le prime informazioni, in mattinata è stata registrata un’escalation di comportamenti aggressivi che ha portato a una rivolta vera e propria all’interno della Dozza. Al momento all’interno dell’istituto sarebbero presenti quasi 900 detenuti e un centinaio di agenti penitenziari, anche se altro personale di polizia sarebbe appena arrivato sul posto: pare che la popolazione sia uscita dall’area di sicurezza e sia arrivata sino alle mura di cinta.

Milano, detenuti sul tetto di San Vittore. "Non è così che si ottengono condizioni di maggiore vivibilità nelle carceri, anzi si rischia di peggiorare la situazione": Francesco Maisto, garante dei detenuti del Comune di Milano, lancia un appello ai reclusi della casa circondariale di San Vittore che sono saliti sul tetto poche ore fa per protestare contro la restrizione dei colloqui. "Ma è un invito che mi sento di fare a tutti i detenuti e ai loro famigliari -aggiunge-. Bisogna mantenere la calma". Il rischio è che di fronte alle proteste venga adottato negli istituti penitenziari un regime di massima sicurezza, con limitazioni ancora più pesanti per i detenuti.

Disordini ed evasioni a Foggia. Disordini si sono registrati nel carcere di Foggia dove alcuni detenuti sono evasi dopo aver divelto un cancello che li separava dalla zona che dà sulla strada. Alcuni si sono arrampicati sulle inferiate e sui cancelli perimetrali dell'istituto penitenziario. Sul posto sono giunte forze dell'ordine ed esercito. Alcuni dei carcerati riusciti a fuggire sono stati bloccati dagli agenti della polizia penitenziaria. In strada ci sono alcuni parenti, mentre dalle celle si urlano appelli per ricevere "indulto" e "amnistia".  
In tutto sono circa 250 i detenuti che mattina hanno messo a soqquadro l'istituto penitenziario. Anche in questo caso a innescare la rivolta sono state le restrizioni decise dal ministero della Giustizia per evitare contagi da Covid19. In 50 sono riusciti a forzare il cancello della black house - l'area che separa il penitenziario dalla strada - e a scappare. In trenta sono stati bloccati, altri venti invece sono fuggiti rifugiandosi nei locali e nei capannoni della zona industriale del "villaggio artigiani". I negozianti e i gestori di officine e garage industriali hanno chiuso i locali. Quattro fuggiaschi sono stati bloccati mentre tentavano la fuga a bordo di auto rubate sulla tangenziale di Foggia in direzione Bari.

Proteste e tensioni a Palermo. La protesta dei detenuti si è sviluppata con lo sbattere degli oggetti sulle sbarre. La tensione è alta e alcuni detenuti sono saliti a cavalcioni sulle mura interne del vecchio carcere borbonico, che si trova nell'area del porto: la struttura è comunque circondata da polizia e carabinieri. Ieri sera la protesta era partita anche all'interno del carcere Pagliarelli, struttura più nuova rispetto all'Ucciardone e che si trova lungo la circonvallazione della città. I detenuti hanno incendiato lenzuola e fogli di carta per protesta, mentre alcuni familiari hanno bloccato il traffico lungo viale Regione Siciliana che costeggia il carcere.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)