Dall'annuncio al Quirinale passando per il Senato: la crisi di governo

Come si è arrivati alla crisi del secondo governo Conte? In attesa che il Presidente della Repubblica ne sciolga i nodi, ripercorriamo la nascita della crisi attraverso le parole dei protagonisti.

Dall'annuncio al Quirinale passando per il Senato: la crisi di governo

Ci sono rituali destinati a superare indenni anche i tempi più bui, è il caso di quelli legati alla politica: la crisi di governo sta rappresentando l'unica concreta alternativa alla pandemia nel pur ricco panorama dell'informazione.

Dalle dimissioni al Senato

Tutto è cominciato il 13 gennaio con il ritiro della delegazione di Italia Viva dal Governo: le dimissioni di Teresa Bellanova e Elena Bonetti sono arrivate dopo settimane di dichiarazioni e veti incrociati che hanno messo in discussione la linea politica di una maggioranza parlamentare sempre più frastagliata.

«Agli inizi del 2020 — ha spiegato il Presidente del Consiglio dei ministri nel corso della sua informativa al Senato il 19 gennaio — le condizioni per l'attuazione di quel progetto si sono misurate, purtroppo, con l'uragano della pandemia. È stato ed è un uragano che ha sconvolto e sta sconvolgendo in profondità la nostra società, le nostre abitudini di vita, il nostro destino collettivo. La pandemia ci ha costretto a ridefinire le priorità, a ripensare il nostro modello di sviluppo, la dinamica stessa delle nostre relazioni».

La realtà di tutti i giorni entra nel dibattito politico dalla porta principale: sul tavolo del Governo si trovano — o dovrebbero trovarsi, come sostengono i detrattori — i dossier con le indicazioni per l'uscita del paese dall'emergenza sanitaria e l'attuazione dei piani di rilancio economico finanziati con le risorse europee.

«Fortemente politica — ha continuato il presidente Conte, ricordando al Senato i meriti del suo governo — è stata la determinazione con la quale il Governo, primo fra i Governi europei, ha promosso un'iniziativa e ha chiesto all’Unione europea di rispondere alla crisi in modo radicalmente diverso rispetto al passato e di farsi promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito comune, orientate al raggiungimento di strategie condivise. Lo storico accordo sul programma Next generation EU, per il raggiungimento del quale l’Italia ha avuto un ruolo propulsivo e decisivo, spendendosi ad ogni livello e in ogni sede, formale e informale, non solo ci consente di disporre di 209 miliardi di euro, ma ha impresso alla politica europea una svolta irreversibile».

La voce delle opposizioni

Di fronte alla levata di scudi del Governo che ha rivendicato i meriti di un'azione politica a suo avviso coerente e fruttifera, la replica è toccata fra gli altri all'ex-presidente Matteo Renzi, capo di Italia Viva e responsabile delle dimissioni di due ministri importanti come Teresa Bellanova e Elena Bonetti. 

«Questo è il momento per guardarci dentro — ha replicato il Senatore toscano — veramente e fino in fondo, e decidere. Lei, che conosce il greco meglio di me, sa che questo è un kairòs, un momento opportuno, perché ora o mai più si può fare la discussione. Chi dice che durante la pandemia non si può parlare di politica nega tra le libertà costituzionali rimosse in questo periodo persino quella doverosa di occuparsi del bene comune. Ora ci giochiamo il futuro, non tra sei mesi».

Due retoriche diverse a confronto, quelle di Conte e Renzi. Il primo concentrato a parlare al paese attraverso le telecamere della diretta televisiva e il secondo rivolto all'Aula, con il lungo intervento ritmato da capisaldi semplici e ritmati. «Signor Presidente — ha incalzato per una decina di volte Matteo Renzi — ora o mai più», esortando l'esecutivo a perseguire di volta in volta questo o quell'obbiettivo ambizioso.

A far da sfondo al grande teatro della politica con la sua retorica affilata, il nodo della maggioranza: con la fuoriuscita di Italia Viva i numeri si sono fatti risicati, 156 a 140 con in più 16 astenuti, e le prospettive del Governo appese ad un filo.

Dalle dimissioni dei ministri a quelle del presidente Conte sono passate due settimane. Tredici giorni passati a soppesare l'incertezza, passando dal prendere tempo al perderlo nel giro di poche telefonate.

Gli scenari futuri

Con la salita di Giuseppe Conte al Quirinale per rassegnare le dimissioni, l'attenzione ora si sposta sulle decisioni del Presidente della Repubblica.

Come da consuetudine, il presidente Mattarella ha annunciato l'avvio di un giro di consultazioni destinato ad esaurirsi in pochi giorni pur con un ventaglio di soluzioni nient'affatto ristretto.

Un governo Conte III con una maggioranza più o meno allargata e un rimpasto della compagine governativa,  un governo del Presidente guidato da una figura istituzionale o il ritorno alle elezioni?

La soluzione tutta politica avrà una gestazione necessariamente breve: i tempi della contingenza non permettono troppe indecisioni e rendono meno probabile un ricorso alle urne. Come sempre, però, nulla è deciso finché non è scritto.

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