Italia, sono 5.171.894 gli stranieri residenti (+ 132.257). Quasi 1 su 2 è di provenienza europea

I dati del Censimento Istat. L'età media degli stranieri è di 34,8 anni. I minori stranieri sono 1.047.873, pari al 20,3% del totale della popolazione straniera censita. Ha meno di 10 anni il 12,3% contro il 7,7% degli italiani, mentre gli over60 sono circa il 9% e quasi un terzo tra i nostri connazionali. Il 36,2% è diplomato, il 32,8% è in possesso della licenza di scuola media, l’11,9% è laureato

Italia, sono 5.171.894 gli stranieri residenti (+ 132.257). Quasi 1 su 2 è di provenienza europea

Al 31 dicembre 2020 gli stranieri sono 5.171.894, 132.257 in più dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat nel censimento Popolazione residente e dinamica demografica Anno 2020.
L'età media è di 34,8 anni ma la componente maschile (32,9) è più giovane di quella femminile (36,7) di quasi 4 anni, grazie a una maggiore incidenza di maschi in età 0-29 anni. I minori stranieri sono 1.047.873, pari al 20,3% del totale della popolazione straniera censita.
Rispetto all'edizione censuaria precedente, evidenzia l’Istat, la componente maschile cresce del 3,8% (soprattutto nella fascia 20-29 anni e tra 40 e 69 anni), quella femminile dell'1,5%, con conseguente aumento dei rapporti di mascolinità tra 20 e 69 anni. "È evidente, dunque, un recupero dai segnali di vita amministrativi della componente straniera maschile regolarmente presente in Italia ma non iscritta in anagrafe, soprattutto nelle classi di età attiva, ottenuto principalmente attraverso la lettura dei segnali di lavoro", segnala l’istituto. Confrontando la struttura per genere ed età degli italiani con quella degli stranieri emerge una "piena similitudine nella distribuzione per genere, con una leggera prevalenza di donne (51,2% per gli stranieri e 51,3% per gli italiani)" e una "rilevante difformità nel profilo per età: la piramide delle età degli italiani ha infatti una forma invertita rispetto a quella degli stranieri". La quota di minorenni è pari al 15,4% tra gli italiani e al 20,3% tra gli stranieri. In particolare, ha meno di 10 anni il 12,3% degli stranieri contro il 7,7% degli italiani mentre gli over60 sono circa il 9% tra gli stranieri e quasi un terzo tra i connazionali.
L'età media degli italiani è di quasi 12 anni superiore a quella degli stranieri e nell'arco di 20 anni è cresciuta di circa 5 anni, rileva sempre l’Istat. Anche l'età media degli stranieri mostra un trend in crescita (quasi 4 anni in più dal 2011 al 2020). Il profilo più giovane della popolazione straniera rispetto a quello degli italiani è dovuto a una più elevata incidenza di bambini e giovani, nonché a uno scarso peso di persone in età anziana. Gli indici di dipendenza, di ricambio e di vecchiaia, infine, sono molto più elevati per gli italiani rispetto agli stranieri e tendono a crescere nel tempo.
 
E' di provenienza europea quasi uno straniero su due. Il 47,6% degli stranieri censiti nel 2020 proviene dall'Europa, il 22,2% dall'Africa e una quota di poco superiore dall'Asia mentre gli stranieri del Nuovo continente rappresentano il 7,5%. L'Unione europea è l'area geografica di provenienza più numerosa (27,2%), seguita dall'Europa centro orientale (19,6%), dall'Africa settentrionale (13,3%) e dall'Asia centro meridionale (11,4%). “In virtù della nuova metodologia che ha fatto emergere quote di stranieri presenti da tempo sul territorio italiano, tutti i continenti registrano valori più elevati rispetto al 2019, ad eccezione dell'Europa che conta 40 mila unità in meno”, si precisa. Gli stranieri più giovani (31,5 anni) e a forte prevalenza maschile (solo il 38,3% di donne) sono quelli che provengono dall'Africa; a seguire l'Asia con 33,1 anni in media e il 44,3% di donne. I cittadini provenienti dall'Europa e dall'America sono invece i più anziani e con una maggiore prevalenza di donne. Gli stranieri conteggiati nel 2020 provengono da 198 paesi del mondo e sono fortemente concentrati in poche collettività: le prime dieci totalizzano il 63,2% della presenza straniera totale. La graduatoria è la stessa del 2019, ad eccezione di un unico scambio di posizione tra Filippine e India.

La componente maschile nel 2020 guadagna peso, rileva Istat, con conseguente lieve riequilibrio di genere: da 93,4 maschi ogni 100 femmine passa a quasi 96. Bangladesh, Pakistan ed Egitto, collettività storicamente a forte presenza maschile, registrano un significativo recupero di uomini, evidentemente sotto coperti. “L'Ucraina - con 29 uomini ogni 100 donne - e il Bangladesh - con 255 uomini ogni 100 donne - rappresentano la polarizzazione estrema nella distribuzione per genere tra le collettività più numerose mentre Albania, Cina e, in misura minore, Marocco, registrano una sostanziale parità numerica di genere”, afferma l’Istat.
La Romania, prima collettività in termini quantitativi, è l'unica delle prime dieci a registrare una riduzione, dovuta essenzialmente alla sovra-copertura anagrafica emersa dall'integrazione dei segnali di vita diretti delle fonti amministrative. Questa collettività straniera perde, di fatto, quasi 70 mila unità (il 6,4% della sua presenza totale), una quota compensata dal recupero della sotto-copertura registrato dalle altre nove nazionalità che, insieme, totalizzano quasi 140 mila individui in più. Ne consegue che la collettività rumena perde circa due punti percentuali del suo peso relativo sul totale, a vantaggio di quasi tutti gli altri paesi della graduatoria. Le collettività asiatiche rappresentano oltre il 70% della differenza totale positiva rispetto al 2019, con in testa la Cina che ne costituisce più del 30%, con un recupero di oltre 41 mila cinesi.

Il grado di istruzione degli stranieri

Per l’Istat, “la diversa articolazione del grado di istruzione tra italiani e stranieri deriva non solo dal background migratorio ma anche dalla struttura per età e genere che li caratterizza”. Per i cittadini italiani la quota più elevata si ha in corrispondenza del diploma di scuola secondaria superiore o di qualifica professionale (36%), seguita dalle licenze di scuola media (28,9%), dalle licenze elementari (16%) e dai titoli terziari di I e II livello (inclusi i dottorati di ricerca) che superano di poco la soglia del 15% (15,2%). Chiudono la graduatoria gli italiani senza un titolo di studio che si fermano al 3,9%. Tra i cittadini stranieri, il 36,2% è diplomato e il 32,8% è in possesso della licenza di scuola media. In terza posizione, a differenza degli italiani, si collocano i laureati (11,9%) con una percentuale superiore a quella delle licenze elementari (10,4%). Infine, su 100 stranieri, quasi nove sono analfabeti o, pur sapendo leggere e scrivere, non hanno un titolo di studio. Un divario importante tra italiani e stranieri si verifica per coloro che non hanno terminato un corso di istruzione. In proporzione, infatti, gli stranieri senza un titolo di studio sono più del doppio rispetto agli italiani: per i primi il valore è prossimo al 9% (8,6%), per i secondi non arriva al 4% (3,9%).

Nel Mezzogiorno, segnala l’Istat, ad eccezione della Basilicata (8,1%), gli stranieri senza un'istruzione sono più del 10% del totale, con una punta del 17,3% rilevata in Campania. Al contrario, nel Settentrione e nelle regioni centrali non si va mai oltre la soglia del 9,4% del Piemonte. In Trentino-Alto Adige gli stranieri laureati sono il 14,8%, percentuale che supera, seppur di poco, quella degli italiani (14,2%). Quasi la stessa quantità di stranieri con un titolo terziario di I e II livello o con un dottorato di ricerca afferisce al Lazio (14,7%), anche se qui lo scostamento con gli italiani (19,8%) è di oltre 5 punti percentuali. In generale, in tutti i comuni con più di 250 mila residenti, l'incidenza dei laureati è più elevata di quella registrata nella regione di appartenenza. Questo fenomeno si verifica anche per la componente straniera. Ad esempio, se in Emilia-Romagna la percentuale di lauree o di diplomi A.F.A.M. conseguiti da cittadini stranieri sulla relativa popolazione di riferimento è pari al 12,5%, a Bologna sale fino al 17,7%; meno marcata la differenza in Lombardia dove, comunque, al 13,4% di stranieri laureati si contrappone il 17,5% registrato nel comune di Milano.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)