L’economia europea marcia adagio. Sui conti pubblici resta aperto il caso-Italia. Brexit: frena la Gran Bretagna

Le Previsioni della Commissione Ue per il triennio 2018-2020 mostrano un Pil ancora in crescita su scala continentale, ma il quadro internazionale è sempre meno favorevole. Bene investimenti, consumi e occupazione (con qualche problematica eccezione). Moscovici mette in guardia il governo italiano: rallenta il Prodotto interno lordo e aumenta il deficit, smentendo i dati di Roma. Il ministro Tria replica: “défaillance tecnica” di Bruxelles

L’economia europea marcia adagio. Sui conti pubblici resta aperto il caso-Italia. Brexit: frena la Gran Bretagna

Sono cinque i “messaggi principali” che Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici e finanziari, sottolinea commentando le Previsioni economiche d’autunno rese note oggi a Bruxelles valide per il triennio 2018-2020. “I fondamentali economici dell’Ue rimangono solidi”, esordisce incontrando i giornalisti, ma la “crescita proseguirà con ritmi più contenuti”. Il secondo messaggio riguarda “un calo generalizzato della disoccupazione” in Europa, con ritmi diversi tra un Paese e l’altro e alcune situazioni sempre preoccupanti (soprattutto Grecia, Spagna e Italia). Terzo elemento: l’inflazione dovrebbe lievemente aumentare, come segno di una ritrovata dinamicità dei salari e dei consumi. Quarto: migliorano le politiche di bilancio, pur con alcune eccezioni. Quinto: vi sono “notevoli rischi” per l’economia Ue che derivano soprattutto dagli scenari internazionali, fra minacciate guerre commerciali, instabilità politiche, surriscaldamento dei prezzi del petrolio e rafforzata competizione globale.

I prossimi tre anni. I dati essenziali proposti dalla Commissione segnalano la crescita dell’eurozona in calo dal 2,4% del 2017 al 2,1% nel 2018, poi all’1,9% nel 2019 e all’1,7% nel 2020. “Uno sviluppo simile – afferma la Commissione – è previsto per l’Ue27, con una crescita del 2,2% nel 2018, del 2,0% nel 2019 e dell’1,9% nel 2020”. La disoccupazione nella zona euro dovrebbe scendere, secondo le Previsioni economiche, all’8,4% quest’anno, al 7,9 % nel 2019 e al 7,5% nel 2020. Nell’Ue27 la disoccupazione è stimata al 7,4% quest’anno, per poi scendere al 7% nel 2019 e al 6,6% nei dodici mesi successivi.“La crescita costante e la messa in atto di riforme strutturali in alcuni Stati membri dovrebbero continuare a favorire la creazione di posti di lavoro”.Ma, specificazione interessante, “l’aumento dell’occupazione sarà frenato da una crescente penuria di forza lavoro”, oltre che dal citato rallentamento della crescita economica: la questione demografica fa capolino tra i numeri dell’economia. “L’incertezza a livello mondiale, le tensioni commerciali internazionali e l’aumento dei prezzi petroliferi incideranno negativamente sulla crescita in Europa”, specifica il testo a commento delle tabelle stilate dai servizi della Commissione. Per la quale “la crescita sarà sempre più spinta da motori interni: i consumi privati dovrebbero beneficiare della crescita salariale e delle misure di bilancio attuate in alcuni Stati membri”. Scenario positivo per gli investimenti: si prevede che “aumenteranno in tutti gli Stati membri nel 2019”.

Confronti impietosi. Una più puntuale valutazione dei dati mostra però quanto siano differenti le situazioni fra uno Stato e l’altro. Una realtà che emerge ponendo sotto la lente di ingrandimento i rispettivi Pil, i deficit, i livelli del debito oppure quelli occupazionali o degli investimenti. Rimanendo sul Pil, si è visto che a livello Ue ruoterà per tre anni attorno al 2%, così pure quello dell’eurozona, anche se con un punto percentuale in meno. Simili fra loro i dati di Germania e Francia (con continuità fra l’1,6 e l’1,8%), mentre l’Italia, ultima per ritmi di sviluppo nell’Unione, si ferma tra l’1,1 e l’1,3%.Poco sopra si colloca il Regno Unito (sospeso tra 1,2 e 1,3%), che fa pesantemente i conti con il Brexit e l’isolazionismo in cui i britannici si sono autoconfinati.Altri Paesi marciano molto meglio: i Paesi Bassi attorno al 2,5%, la Polonia registra un Pil del 4,8% quest’anno per scendere a un comunque invidiabile 3,7% nel 2019 e 3,3% nel 2020. Bene la Romania (3,6%). L’Irlanda è un caso a sé: 7,8% il tasso di crescita record quest’anno, per poi diminuire al 4,5 l’anno prossimo e assestarsi al 3,8% nel 2020: cifre invidiabili. In questo stesso triennio le previsioni per gli Stati Uniti si collocano – per un confronto – al 2,9% quest’anno per scendere di un punto nell’arco di due anni. La Cina, invece, misura una modesta frenata: 6,6% nel 2018, 6,2 l’anno venturo e 5,9% nel 2020.

Tutelare le fasce vulnerabili. Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, responsabile per l’euro e il dialogo sociale, commenta: “Tutte le economie dei Paesi Ue sono destinate a crescere quest’anno e l’anno prossimo, il che porterà a un aumento dei posti di lavoro”. Tuttavia, “l’incertezza e i rischi, sia interni che esterni, sono in aumento”. Dombrovskis aggiunge: “Dobbiamo restare vigili e intensificare gli sforzi per rafforzare la resilienza delle nostre economie”. L’Ue a suo avviso ha bisogno di rafforzare l’Unione economica e monetaria, mentre “a livello nazionale, diventa ancora più urgente costituire riserve di bilancio e ridurre il debito, garantendo al tempo stesso che anche le fasce più vulnerabili della società possano godere dei benefici della crescita”.

Il caso-Italia. C’è poi il caso-Italia, che occupa una parte significativa della conferenza stampa di Moscovici. Le cifre sull’economia tricolore che emergono dalle Previsioni non sono certo di segno positivo. Il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere dell’1,1% nel 2018, dell’1,2 l’anno prossimo per raggiungere l’1,3% nel 2020. Si tratta della crescita più bassa in Europa. Il deficit è dato all’1,9% quest’anno, al 2,9% nel 2019 per poi sfondare il tetto del 3% nel 2020 (3,1%). Si tratta di numeri ben diversi da quelli previsti dal governo italiano. Stabile il debito pubblico al 131%. “Dopo una crescita solida nel 2017, l’economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest’anno per l’indebolimento dell’export e della produzione industriale”.Quindi arriva il monito sui “rischi” rappresentati dal deficit e il peso degli interessi sul debito.“In alcuni Paesi dell’eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici”, afferma Bruxelles. “Le nostre previsioni sono fondate” sui dati contenuti nella manovra finanziaria ricevuta dal governo italiano “a ottobre – scandisce Moscovici – e potrebbero cambiare se dall’Italia arriverà un nuovo progetto di Bilancio, come abbiamo richiesto per il 13 novembre”. “L’Italia non ha avuto trattamenti particolari di favore. I dati sono elaborati dai servizi finanziari della Commissione che sono indipendenti e imparziali”, tiene a precisare il commissario.

La replica da Roma.Moscovici ha poi voluto “sdrammatizzare” circa gli scostamenti delle previsioni tra governo italiano e Commissione: “Tali scostamenti si sono avuti con i precedenti governi. E riguardano anche altri Paesi”. Poi un “messaggio di pace”: la Commissione “ama l’Italia e vogliamo che resti nel cuore dell’Eurozona” Quindi un appello al dialogo con Roma sui conti statali, salvo poi ribadire alla vigilia della visita in Italia del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno:“La Commissione non è sola, non è burocrazia senza anima. Tutti i ministri delle Finanze sostengono l’analisi” dell’eurozona.“Sono sempre stato a favore della flessibilità per l’Italia, ma le regole devono essere rispettate: non se ne può prendere solo un pezzo qua e là”, conclude Moscovici. Da Roma, a stretto giro, la replica del ministro Giovanni Tria che parla di “défaillance tecnica della Commissione”: “le previsioni della Commissione sul deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo” e “derivano da un’analisi non attenta e parziale del Documento programmatico di bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti italiani”. Il braccio di ferro Italia-Ue prosegue.

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Fonte: Sir
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