Lavoratori migranti, gli effetti dalla pandemia: "Colpiti in modo sproporzionato"

Rapporto del ministero sugli stranieri nel mercato del lavoro: sono 2,3 milioni, ma il 35% di quelli “spariti” nel 2020 (160 mila su 450 mila) sono stranieri. L'incidenza di povertà assoluta è al 25% tra le famiglie con almeno uno straniero

Lavoratori migranti, gli effetti dalla pandemia: "Colpiti in modo sproporzionato"

Gli occupati stranieri in Italia sono 2,3 milioni (10% del totale), ma il 35% degli occupati “spariti” nel 2020 (160 mila su 450 mila) sono stranieri. Lo rileva l'XI Rapporto "Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia" pubblicato oggi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che, attraverso i dati provenienti da diverse fonti istituzionali, fotografa la partecipazione dei migranti al lavoro e al welfare in Italia e, con un focus sul 2020, registra prime conseguenze dell'emergenza Covid-19, anche con analisi dedicate alle misure straordinarie messe in campo dal governo. Il rapporto certifica, dati alla mano,  che "il calo dell'occupazione, il parallelo travaso nell'inattività e l'allargamento della povertà legati alla pandemia colpiscono in modo sproporzionato i lavoratori migranti in Italia". 

Nel 2020 si contano poco più di 4 milioni di cittadini stranieri in età da lavoro (15-64 anni), spiegano gli analisti. Gli occupati sono 2.346.088, le persone in cerca di lavoro 352.117 e gli inattivi 1.364.983.  La pandemia ha determinato "un netto decremento degli occupati, una contrazione del numero delle persone in cerca di impiego e un significativo incremento della popolazione inattiva: così complessivamente il numero degli occupati è diminuito di 456.105 unità: di questi poco meno di 300 mila sono cittadini italiani, poco meno di 60 mila comunitari e poco più di 100 mila extracomunitari.
Se gli occupati italiani sono calati dell'1,4%, gli extra Ue del 6% e  i comunitari del 7,1%, spiegano gli osservatori. Parallelamente, gli inattivi italiani sono aumentati del 3,1%, gli extra Ue del 15,1%, i comunitari del 18,7%.  

Le donne straniere sono sempre più penalizzate (-10% di occupate extraUe nel 2020, contro il -3,4% di occupati extra UE e -1,6% di occupate italiane) e notevoli differenze si registrano anche tra settori e comunità diverse. 

“A parità di altre condizioni, - si legge - gli stranieri hanno più probabilità degli italiani di perdere il posto.
Il rischio è massimo per le giovani donne straniere, con basso livello di istruzione, occupate in professioni low skill e residenti nel meridione. Lo stesso identikit è anche al vertice della vulnerabilità percepita, quella delle persone che oggi temono di perdere il lavoro”. 

Le famiglie in povertà assoluta sono nel 28% dei casi famiglie con stranieri (che però rappresentano meno del 9% delle famiglie in Italia) e l'incidenza di povertà assoluta è al 25% tra le famiglie con almeno uno straniero, mentre tra le famiglie di soli italiani si ferma al 6%. Nelle varie edizioni del reddito di emergenza, la misura di sostegno economico varata durante la pandemia, l'incidenza dei beneficiari extra UE oscilla tra il 25% e il 40%, anche se i cittadini extra UE sono solo il 6% della popolazione residente.  

Il rapporto "Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia" 2021 è curato dalla Direzione Generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione del MLPS, con il supporto di Anpal Servizi, in collaborazione con la Direzione Generale dei Sistemi Informativi, dell'Innovazione Tecnologica, del Monitoraggio dati e della Comunicazione, l'Inps, l'lnail e Unioncamere. L'XI edizione è arricchita da uno scenario sovranazionale tracciato dall'Ocse e da un approfondimento su stranieri e povertà curato dall'Istat.

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)