Libano, "metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno"

A distanza di un anno dall’esplosione che ha sconvolto Beirut, il 4 agosto, le équipe di Medici Senza Frontiere denunciano un "crescente bisogno di assistenza umanitaria". Un infermiere: "Impossibile dimenticare il momento esatto dell’incidente"

Libano, "metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno"

A distanza di un anno dall’esplosione che ha sconvolto Beirut, le équipe di Medici Senza Frontiere denunciano un "crescente bisogno di assistenza umanitaria". "Metà della popolazione libanese vive in povertà estrema con meno di un dollaro al giorno, molte persone possono a malapena permettersi cibo e medicine. - si legge in una nota  - Il Libano versa in uno stato di emergenza dal 2019, a causa di una grave crisi economica, dell’instabilità politica e delle tensioni sociali, a cui si è aggiunta la pandemia che ha colpito il paese duramente. Il paese non è più la 'Svizzera del Medio Oriente', come era conosciuto: l’aumento dell’inflazione ha causato la svalutazione dei risparmi delle persone da un giorno all’altro, molti stanno perdendo il lavoro e vivono in una condizione di povertà".

Il 4 agosto 2020 la forte esplosione nell’area portuale di Beirut ha avuto effetti devastanti: circa 200 persone sono morte, oltre 6.000 i feriti e decine di migliaia hanno perso le loro case. La deflagrazione ha distrutto alcune strutture pubbliche, tra cui degli ospedali, e ha gravemente danneggiato il deposito centrale dell’autorità sanitaria, interrompendo l’accesso ai medicinali, soprattutto per le persone più anziane e per i pazienti con malattie croniche. 
È impossibile dimenticare il momento esatto dell’incidente. A volte, quando torniamo sul luogo dell’accaduto, abbiamo la sensazione che le case stiano per tremare di nuovo- ricorda Ali, infermiere libanese che ha lavorato nel team di Msf nell'intervento in risposta all'esplosione - Lavoravamo in un’ambulanza riconvertita in clinica mobile. Abbiamo medicato molte ferite, ma ce ne sono altre nascoste che non siamo riusciti a curare: le ferite psicologiche causate dall’esplosione.” 

A distanza di un anno, "il numero di persone che necessita di supporto medico e psicologico è enorme, ma per molte persone permettersi una visita medica è diventato un lusso a causa dei costi della sanità privata". “Il sistema sanitario libanese è ampiamente privatizzato e molte persone non possono permettersi medicine o visite mediche - dice Hammoud al-Shall, assistente coordinatore di Msf - "Tante persone sono costrette a decidere se spendere i loro soldi per il cibo o per i medicinali. I prezzi di entrambi sono quintuplicati rispetto a prima".

La carenza di medicinali crea grossi problemi anche per un’organizzazione come Msf. Le aziende locali hanno difficoltà ad assicurare l’approvvigionamento di farmaci nel paese, così le équipe della ong importano quelli essenziali. "La sfida successiva è trasportare medicinali dove sono necessari: - spiega Msf - la crescente mancanza di carburante ha aumentato il costo del trasporto con un impatto sia sulle forniture mediche che sui pazienti che cercano di raggiungere gli ospedali" . “Molte persone in Libano – sia libanesi che rifugiati – erano già affette dai traumi psicologici legati alla guerra o agli sfollamenti, ora il peggioramento delle condizioni di vita sta impattando ulteriormente la loro salute mentale. Molti pazienti che cercano supporto psicologico da MSF soffrono di depressione, ansia e disperazione.” sottolinea Caterina Spissu, advocacy manager di Msf in Libano.

“Ieri i miei vicini mi hanno portato uno stufato di verdure, altrimenti non avremmo avuto verdure fresche. Non mangiamo carne da un anno. Con il salario di mio figlio possiamo permetterci pane, fagioli e lenticchie”, racconta Fawziyya Al-Sahili,  una donna di 64 anni, paziente di Msf con problemi di pressione alta e diabete. Vive con i suoi due figli e può far affidamento solo sul magro salario di uno dei due, che guadagna 10.000 pound libanesi– meno di un dollaro statunitense – al giorno. Da due anni viene seguita nella clinica di Msf a Hermel (nord del Libano) dove fa regolari check-up e riceve le cure e le medicine necessarie. “Ho avuto un forte mal di testa in seguito a una caduta. Avrei voluto comprare il paracetamolo ma non sono riuscita a trovarlo in ben tre farmacie, perché questo farmaco non è più disponibile in Libano”, racconta preoccupata, pensando al futuro incerto della sua famiglia. L’altro figlio è disoccupato ed è anche lui assistito da Msf a Hermel dove riceve supporto psicologico. L’ansia per il futuro è sempre presente, ma lei non ha ancora perso completamente la speranza grazie alla forte solidarietà della popolazione libanese, all’aiuto della sua comunità, con i vicini che le portano un pasto, e alla presenza degli operatori di Msf che forniscono alla sua famiglia le cure gratuite, i farmaci e il supporto psicologico di cui hanno bisogno.

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)
Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)