Mediterraneo, “il più tragico naufragio del 2019”. E Salvini nega lo sbarco di 135 migranti

Bilancio ancora provvisorio per il naufragio avvenuto ieri nel Mediterraneo centrale, ma si parla di almeno 70 morti e 100 dispersi tra cui donne e bambini. Lo sdegno delle organizzazioni. Intanto il Governo nega lo sbarco di 135 migranti a Lampedusa, accolti su una nave della Guardia costiera

Mediterraneo, “il più tragico naufragio del 2019”. E Salvini nega lo sbarco di 135 migranti

ROMA - Il bilancio ancora provvisorio è di almeno 70 morti e oltre 100 dispersi, mentre 150 persone sono state riportate in Libia. Quella che si è consumata ieri nel Mediterraneo centrale è la peggiore tragedia di quest’anno, denuncia l’Unhcr che attraverso l’Alto Commissario, Filippo Grandi, chiede il “ripristino dei soccorsi in mare, di porre fine alla detenzione dei rifugiati in Libia, di aumentare le vie sicure e legali dalla Libia. Provvedimenti che devono avvenire ora - puntualizza Grandi - prima che sia troppo tardi per molte persone disperate”.

Tra le vittime donne e bambini, sopravvissuti riportati in Libia sotto choc

L’Oim, organizzazione internazionale per le migrazioni, riferisce che tra le vittime potrebbero esserci anche donne e bambini, secondo quanto appreso dalle testimonianze dei sopravvissuti. Al porto di Khoms a fornire assistenza alle persone riportate indietro c’era anche l’equipe di Medici senza frontiere. “La terribile notizia di questo nuovo, tragico naufragio, dimostra per l’ennesima volta l’altissimo costo umano dell’attuale situazione in Libia e della mancanza di un’adeguata capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”, dichiara Julien Raickman, capomissione di Msf in Libia. “Ci sono oltre 100 dispersi, di cui molti potrebbero essere annegati, stando alle prime testimonianze dei sopravvissuti visitati da Msf. I naufraghi sono stati soccorsi da pescatori e riportati a Khoms. Testimoni oculari coinvolti nel soccorso parlano di almeno 70 cadaveri in acqua”.

Le équipe di MSF hanno fornito cure mediche a due gruppi di sopravvissuti, rispettivamente di 82 e 53 persone. Dopo la prima assistenza, 7 persone sono state trasferite in ospedale per cure mediche salvavita. I pazienti - spiega Msf - sono sotto shock e hanno sintomi da pre-annegamento, come ipossia e ipotermia. “Serve un’azione immediata per garantire un’efficace capacità di ricerca e soccorso in mare e l’evacuazione dalla Libia di tutte le persone che stanno cercando di fuggirne, solo così potremo prevenire ulteriori morti”, continua Raickman di MSF. “Due giorni fa, 38 persone intercettate in mare dalla Guardia costiera libica sono state riportate nel centro di detenzione di Tajoura, lo stesso che solo tre settimane prima era stato attaccato da un bombardamento aereo che ha causato 60 morti e 70 feriti. Era una tragedia del tutto evitabile. Ora siamo estremamente preoccupati per i sopravvissuti di questo naufragio. Non possono essere rinchiusi di nuovo in centri di detenzione dove le loro vite sono a rischio. Lo hanno ribadito di recente anche l’Oim, l’Unhcr e i leader Europei che si sono uniti all’appello di MSF per l’evacuazione immediata e urgente di tutti i rifugiati e migranti intrappolati nei centri di detenzione in Libia”, conclude Raickman.

Salvini dice no allo sbarco di 135 migranti

Nel frattempo, a Lampedusa, il Governo italiano ha negato lo sbarco di 135 migranti. “Il governo ha ufficialmente interpellato la Commissione europea affinché coordini le operazioni di ricollocazione degli immigrati che attualmente sono a bordo di una nave della Guardia Costiera italiana. Si tratta di 135 persone. In attesa di risposte ufficiali, non è stato indicato alcun porto di sbarco”, spiegano fonti del Viminale. I 135 naufraghi sono stati salvati nella notte da un peschereccio e successivamente trasferiti sulla Gregoretti, una nave della Guardia Costiera italiana.

“Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave. Vediamo se alle parole seguiranno dei fatti. Io non mollo”, ha scritto su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il grido delle associazioni: “Europa inerme davanti all’ennesima tragedia”

Tornando alla notizia del naufragio, Save the Children denuncia la posizione di un’Europa inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte. L’organizzazione sottolinea l’urgenza, di fronte al continuo deteriorarsi delle condizione di sicurezza in Libia, che la comunità internazionale, e in primo luogo l’Europa, moltiplichi gli sforzi per realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito. “L’ennesima tragedia del mare avvenuta nelle scorse ore non può che metterci di fronte alle nostre responsabilità.  La morte di centinaia di uomini donne e bambini è lo specchio dell’incapacità di gestire il fenomeno migratorio”, afferma Raffaela Milano, direttrice Programmi Italia – Europa di Save the Children -. Salvare vite umane deve essere la preoccupazione principale degli Stati Membri dell’Ue. È inoltre indispensabile che la comunità internazionale, e in primo luogo l’Europa, moltiplichi gli sforzi per realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino a vedersi costrette ad affidarsi ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo, come questa ennesima tragedia ci ha purtroppo dimostrato”.

Anche il Centro Astalli esprime profondo cordoglio per le vittime e preoccupazione per la sorte dei migranti riportati in Libia, paese in guerra e quindi porto non sicuro. E chiede di ripristinare immediatamente le operazioni di ricerca e soccorso in mare; di attivare un piano di evacuazione dei migranti dalla Libia, dove la loro vita è in pericolo a causa di violenze e soprusi che sono prassi quotidiana; di prevedere percorsi di ingresso legale in Europa per i migranti oggi costretti a dover ricorrere al traffico di essere umani in assenza di vie sicure e regolamentate; di aprire canali umanitari per chi scappa da guerre, persecuzioni ed estrema povertà e ha diritto a chiedere protezione e accoglienza in Europa. 

Amnesty International chiede ai leader europei una “risposta coraggiosa”. A seguito delle notizie circa l’annegamento di circa 150 persone nel Mediterraneo e dell’intercettamento, da parte della Guardia costiera libica, di altrettante persone che ora rischiano la detenzione a tempo indeterminato in Libia, infatti, il direttore delle ricerche sull’Europa di Amnesty International Massimo Moratti ha affermato: “Se la notizia sarà confermata, si tratterà del naufragio col maggior numero di morti del 2019. I leader europei hanno nuovamente toccato il fondo. Hanno fatto tutto il possibile per tirare su il ponte levatoio dell’Europa: abbandonando le operazioni di ricerca e soccorso, criminalizzando le Ong che vi si sono dedicate, cooperando con la Guardia costiera libica. E nonostante tutto questo, ci sono persone che ancora rischiano la vita per venire in Europa”. 
“Nonostante i rischi sempre più alti connessi al viaggio e gli ostacoli indescrivibili cui vanno incontro, le persone che cercano di attraversare il Mediterraneo mostrano un’enorme speranza in un futuro migliore e un enorme coraggio per renderlo possibile. C’è bisogno che almeno un po’ di coraggio lo dimostrino anche i leader europei: chiediamo che cambino il loro approccio e decidano di salvare vite umane anziché avviare a una condanna coloro che cercano di sopravvivere alla detenzione in Libia”. (ec)

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)