Memorandum Libia, Italia invia richiesta di modifiche. Ong: “Ipocrisia, va stracciato”

La Farnesina assicura che il testo “introduce significative innovazioni per garantire più estese tutele ai migranti”. Ma le organizzazioni ne chiedono la sospensione. Astalli: “Diritti solo sulla carta”. Mediterranea: “Ipocrisia”. Sea Watch: "Accordo non revisionabile"

Memorandum Libia, Italia invia richiesta di modifiche. Ong: “Ipocrisia, va stracciato”

ROMA - Il governo italiano ha inviato nella serata di ieri  alle Autorità libiche una proposta che rivede e aggiorna il Memorandum bilaterale del 2017 per la cooperazione in campo migratorio. Lo rende noto la Farnesina. Il tentativo di modifica arriva a una settimana di distanza dal rinnovo dell’accordo, per ora non si conoscono le richieste del nostro paese. Nella nota si sottolinea solo che “il testo introduce significative innovazioni per garantire più estese tutele ai migranti, ai richiedenti asilo ed in particolare alle persone vulnerabili vittime dei traffici irregolari che attraversano la Libia e per promuovere una gestione del fenomeno migratorio nel pieno rispetto dei principi della Convenzione di Ginevra e delle altre norme di diritto internazionale sui diritti umani - spiega il ministero -. Questo obiettivo dovrà essere raggiunto, nelle intenzioni italiane, anche attraverso il consolidamento dell’azione delle Organizzazioni delle Nazioni Unite, in particolare Unhcr e Oim, in Libia”.

La notizia ha subito suscitato le polemiche delle organizzazioni umanitarie che da tempo chiedono una sospensione del Memorandum anziché una modifica. “L’Italia invia richieste di modifica mente in mare da ieri ci sono 91 persone alla deriva che non ricevono soccorsi - sottolinea il Centro Astalli - Il rischio di morte si fa sempre più reale. I diritti sono solo sulla carta: questa è una nuova e inaccettabile frontiera dell’indifferenza”. 

Anche le ong che operano nel Mediterraneo per il soccorso in mare si dicono contrarie. Alessandra Sciurba di Mediterranea Saving Humans dice che la "revisione serve per lavarsi la coscienza, l'accordo Italia-Libia va invece stracciato". “Apprendiamo che l'Italia ha inviato a Tripoli una proposta di revisione del Memorandum di intesa che di fatto ha dato soldi, mezzi e addestramento, in collaborazione con l'UE, per perpetrare un crimine contro l'umanità: catturare in mare migliaia di profughi e riportarli alle bombe e alle torture. Invece di stracciare con vergogna quell'accordo - afferma  Sciurba - adesso si pensa che inserire due righe sulla tutela dei diritti umani basti a lavarsi la coscienza, mentre in Libia è scoppiata una guerra terribile e gli stessi cittadini di quel paese rischiano ogni giorno la vita. Quali sono i veri interessi, oltre la propaganda politica, che spingono a una simile ipocrisia? - si chiede - Quanto ancora pagheremo torturatori, stupratori e criminali internazionali? Quanto caro sarà il prezzo che questo governo senza coraggio pagherà per avere continuato a disprezzare la vita umana? Noi torneremo in mare per difendere donne, bambini e uomini in fuga anche da tutto questo".
Per Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch in Libia né ora né in futuro ci possono essere le condizioni per una “maggiore tutela dei diritti umani espresse dalla Farnesina, che non si prospettano dunque realistiche. Resta ignoto il contenuto delle revisioni e non sono note modifiche nell’allocazione dei fondi per la Libia, finora concentrati sul controllo delle frontiere piuttosto che su protezione e stabilizzazione - precisa Linardi -. Affidare alle Nazioni Unite la gestione dei centri di tortura non è una soluzione quando non più tardi di 10 giorni fa l’Onu ha annunciato la chiusura del centro di transito di Tripoli per l’impossibilità di gestione e L’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi ha definito dei veri e propri campi di concentramento gli stessi centri di detenzione su cui la ministra Lamorgese fonda la revisione dell’accordo con la Libia, affidandone la  gestione alle Nazioni Unite”. Per Sea Watch l’unico rapporto possibile con la Libia in questa fase è di contenimento del danno e non delle persone: “mentre si lavora per ricreare una situazione di stabilità nel Paese non si può pensare di tenervi le persone intrappolate e soggette a abusi indicibili, pur di non scegliere di investire con urgenza nella creazione di vie sicure e legali per la migrazione e nell’evacuazione delle persone vulnerabili”. “L’accordo con la Libia non è revisionabile e un Paese e un’Europa civili dovrebbero interrompere ogni ingaggio che preveda la violazione sistematica dei diritti umani” conclude Linardi.

Eleonora Camilli

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)