Ocean Viking, il Garante agli omologhi di Norvegia e Malta: "Azione urgente"

Il Garante nazionale delle persone private della libertà ha inviato una lettera invitando ad un’azione comune urgente, "di fronte alla prospettiva del verificarsi di una nuova privazione ‘de facto’ della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata"

Ocean Viking, il Garante agli omologhi di Norvegia e Malta: "Azione urgente"

ROMA – "Di fronte alla prospettiva del verificarsi di una nuova privazione ‘de facto’ della libertà delle persone soccorse, dalla durata imprecisata" il Garante nazionale delle persone private della libertà vuole coinvolgere due Meccanismi nazionali di prevenzione europei (Npm) con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei diritti delle persone a bordo della nave Ocean Viking. Quest’ultima si trova attualmente in acque internazionali con a bordo 356 migranti (tra cui 103 minori stranieri, la maggior parte dei quali non accompagnati), tratti in salvo con quattro interventi effettuati tra il 9 e il 12 agosto.  

"Si tratta dell’ennesima situazione di stallo – scrive il Garante - riguardante l’assegnazione di un luogo sicuro di sbarco a una nave con persone soccorse in mare, situazione nella quale insorgono conflitti di competenza fra Paesi europei. In questo contesto, che richiede reti di cooperazione non solo tra le autorità responsabili, ma anche tra gli organi indipendenti di garanzia dei diversi Paesi coinvolti, abbiamo spesso registrato l’assenza della voce dei propri omologhi, i Meccanismi nazionali di prevenzione europei ai sensi del Protocollo Onu alla Convenzione contro la tortura o altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Opcat)".

In particolare, il Garante nazionale ha inviato una lettera al Parliamentary Ombudsman della Norvegia, Aage Thor Falkanger, alla Presidente del Npm norvegese, Helga Fastrup Ervik, e al Presidente del Board of visitors for detained persons of Malta, Andre Camilleri (e, per conoscenza, a Malcom Evans, presidente del Sottocomitato Onu per la prevenzione della tortura, a cui è affidato il coordinamento dei diversi Npm nazionali), ovvero alle autorità indipendenti, rispettivamente, dello Stato di bandiera della nave che ha giurisdizione sulle persone a bordo e dello Stato con il quale è insorto un conflitto di competenza sul soccorso da prestare. Nella lettera il Garante li invita a un’azione comune urgente (sotto forma di una lettera, di un esposto all’Autorità giudiziaria o azioni similari) presso le rispettive Autorità nazionali. Tale proposta intende dare avvio a iniziative coordinate tra Npm, con l’obiettivo di sensibilizzare e responsabilizzare contemporaneamente le diverse Autorità nazionali circa il rispetto degli obblighi internazionali cui sono in egual misura vincolate. "Da oltre un anno – conclude il Garante – abbiamo tenuto sotto attenta osservazione la questione della tutela di persone migranti dapprima soccorse, poi bloccate per giorni a bordo dell’imbarcazione che le ha tratte in salvo. Ciò sulla base di una valutazione delle situazioni di fatto determinatesi, indipendentemente da valutazioni di ordine politico o relative ai comportamenti delle persone responsabili delle operazioni. Poiché è indubbio che nessuna persona può rimanere in un limbo privo di diritti, a rischio di essere respinta e in condizioni materiali che ogni giorno peggiorano. Tale situazione, configurabile come una privazione ‘de facto’ della loro libertà personale, le ha implicitamente esposte al rischio di subire respingimenti. Inoltre, il suo prolungarsi, a volte per settimane, può determinare una violazione del diritto alla dignità che attiene in modo assoluto a ogni persona".

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Fonte: Redattore sociale