Open arms, giorno 16: "134 persone separate da un porto sicuro"

"Il mondo è testimone di quello che hanno dovuto sopportare le 134 persone che attendono di scendere sul ponte della #OpenArms". È quanto si legge in un post su Facebook di Open Arms

Open arms, giorno 16: "134 persone separate da un porto sicuro"

Roma - "Giorno 16. Il mondo e' testimone di quello che hanno dovuto sopportare le 134 persone che attendono di scendere sul ponte della #OpenArms". È quanto si legge in un post su Facebook di Open Arms, la nave al largo di Lampedusa in attesa di una soluzione. "Solo la mancanza di volonta' dei politici che hanno il potere di decidere li separa da un porto sicuro". 
Ieri un nuovo appello è stato lanciato da Oscar Camps, fondatore di Open Arms con Gino Strada, fondatore di Emergency. "Da 15 giorni la nave Open Arms è in mare con 134 persone a bordo. La situazione sulla nave e' drammatica: da 15 giorni donne, uomini e bambini vivono costretti in spazi ristretti nella paura e nell'incertezza di quello che succederà. - si legge in una nota congiunta - Sono persone che hanno vissuto l'orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre".  "Negli ultimi giorni le condizioni di salute psicofisica si sono ulteriormente aggravate con atti di autolesionismo e minacce di suicidio che rendono ingestibile la situazione e mettono in pericolo imminente di vita le persone a bordo. Bisogna agire nelle prossime ore - continua la nota- Chiediamo che sia immediatamente autorizzato lo sbarco a Lampedusa prima che si aggiungano altre tragedie a quelle già vissute".

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Fonte: Redattore sociale
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