Siria, il report: nel 2021 più di 1200 civili uccisi (299 bambini)

Sono 104 le vittime di tortura, 2.218 i casi di arresto e/o detenzione arbitraria e 86.000 persone sono state costrette con la forza a lasciare le proprie case. Syrian Network for Human Rights: "Ridicolo normalizzare le relazioni con il regime di Assad"

Siria, il report: nel 2021 più di 1200 civili uccisi (299 bambini)

Ben 1.271 civili civili siriani - tra cui 299 bambini - sono stati uccisi nel corso del 2021, a cui si aggiungono 104 vittime di tortura, 2.218 casi di arresto e/o detenzione arbitraria e 86.000 persone costrette con la forza a lasciare le proprie case. Sono questi alcuni dei dati emersi dall'undicisima edizione del report annuale del Syrian Network for Human Rights dal titolo 'Il collasso dello Stato e la disintegrazione della società'.

L'organizzazione è stata istituita nel 2011 dopo le proteste popolari anti-governative per monitorare le violenze commesse nel Paese, e solo su Facebook la sua pagina conta oltre mezzo milione di follower. Lo studio di 120 pagine, come si legge in una nota, mette in evidenza che in Siria attualmente "si registra una riduzione di alcune violazioni in termini di numero, tuttavia la popolazione è ancora esposta a violenze e abusi su tutto il territorio".

Dopo dieci anni di guerra, il Paese "è diventato il terreno per gli scontri internazionali, la sperimentazione delle armi, il reclutamento di milizie e mercenari".

Il Network sostiene che la Siria sia oggi un paese "smembrato in cinque regioni dalle forze dominanti, in guerra tra loro senza alcun rispetto per il diritto internazionale bellico". In questo contesto, "i diritti dei suoi abitanti non vengono rispettati", costringendo "la maggioranza dei civili a fuggire internamente o all'estero". Un fenomeno che ammonta a "13 milioni di siriani" e che genera "oppressione e corruzione".

Il rapporto avverte che ammontano poi a "migliaia le strutture essenziali distrutte" e a "milioni gli edifici andati persi", nell'ambito di "una crisi economica generalizzata" dove i cittadini "non hanno più possibilità di iniziativa o ruolo decisionale".

All'origine di questa crisi, per la Syrian Network for Human Rights c'è il governo del presidente siriano Bashar Al-Assad accusato di aver "respinto le legittime richieste popolari di nuove elezioni democratiche che pongano fine al governo della famiglia Assad e del suo entourage", colpevoli anche di "alleanze con altri regimi dittatoriali" nonché "di crimini contro l'umanità, come la recente sentenza del tribunale di Coblenza ha dimostrato".

Il riferimento è al processo in Germania a carico di un ex ufficiale dei servizi di sicurezza siriani, Anwar Raslan, che nei giorni scorsi si è concluso con una condanna all'ergastolo per 38 omicidi e oltre 4mila torture a danno di manifestanti che avevano preso parte ai cortei pacifici tra il 2011 e il 2012.

Fadl Abdul Ghani, direttore della Rete siriana, ha dichiarato: "L'apertura di alcuni paesi verso la normalizzazione dei rapporti con il regime siriano è stata una delle cose più ridicole del 2021, e quel che è peggio è che i paesi democratici non hanno obiettato a questa orribile proposta, che non tiene in nessuna considerazione i milioni di siriani vittime di uccisioni e torture da parte in primis delle autorità siriane". Ghani ha aggiunto: "le altre parti in conflitto sono ancora impegnata in molteplici violazioni".

Al momento, in Siria, oltre all'esercito regolare e divesi gruppi armati, si trovano ad agire le forze di Russia, Turchia, Iran, Stati Uniti, e si registrano anche sporadici attacchi dell'aviazione israeliana. (DIRE)

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Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)