F come fortezza. "Lotta" feriale a favore del bene

Fino al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa

F come fortezza. "Lotta" feriale a favore del bene

Non lascio mai trascorrere più di due anni senza visitare la più bella “biblioteca” di Padova che, pur essendo priva di libri, abbonda di filosofia, teologia, Sacra Scrittura e spiritualità. Sto parlando di quel capolavoro che impreziosisce la città del Santo oramai da sette secoli: la cappella degli Scrovegni.

Nella mia ultima consultazione, mi sono concentrato sulla parte bassa dell’aula. Sulla parete nord sono rappresentate le allegorie dei sette vizi, che portano direttamente all’Inferno, su quella a sud le sette virtù che conducono in Paradiso. Ogni allegoria ha nella parete opposta il suo contrario.

Dirimpetto alla virtù della fortezza si incontra il vizio dell’incostanza che etimologicamente significa “mancanza di una sede stabile”. Questo vizio è plasticamente rappresentato da Giotto con una giovane donna che posa i piedi su una grande ruota, a sua volta appoggiata su un piano inclinato. Le sue braccia sono aperte, nell’inutile tentativo di trovare un equilibrio. La veste svolazzante dà il senso di movimento: precarietà, questa povera giovane sembra una banderuola che si lascia trascinare da eventi e situazioni che non è in grado di controllare.

Nella parete opposta è rappresentata la fortezza: una donna robusta, salda nel suo nobile portamento. Sul capo e sulle spalle porta una pelle di leone, simbolo della forza. Indossa una corazza, in mano ha una mazza di ferro ed è protetta da un grande scudo. L’atteggiamento è quello di chi si prepara a respingere un assalto, ma con dignità, senza foga o rabbia; il suo sguardo tranquillo e sereno trasmette determinazione e sicurezza nei propri mezzi.

Chi possiede la virtù della fortezza ha imparato ad aggredire le difficoltà e gli ostacoli appoggiandosi a una forza interiore che scaturisce dalla segreta certezza che il bene vince sul male. L’uomo forte lotta contro le ingiustizie e cerca in tutti i modi di rimuovere gli ostacoli che sbarrano la strada al sorgere del bene. Questa virtù permette inoltre, a chi la possiede, di superare le difficoltà senza paura, ma anche senza quella spavalderia di chi non prende sul serio la tragicità della situazione.

fermezza

"La fermezza contro il turbamento", illustrazione di Gloria Bissacco

Più che dei tratti dell’eroismo, la fortezza ha il volto della ferialità, il volto di chi ogni giorno con determinazione resiste alle correnti dello scoraggiamento e al freddo della delusione. Ha il volto dell’amico che, pur sapendo che sta per morire, non desiste dal trasmettere serenità. Ha il volto della mamma che, pur soffrendo una situazione dolorosa, non cede alla disperazione. È il volto del politico che, nonostante le pressioni, le minacce, i ricatti, l’ambiente ostile, le diffamazioni, la solitudine, non desiste dal suo proposito di rimanere integerrimo.

Sarebbe lungo l’elenco di uomini e donne – politici, magistrati, forze dell’ordine, imprenditori, insegnanti, operai – che hanno incarnato e continuano a incarnare questa virtù fino all’estremo sacrificio perché, come ci insegna il Catechismo della Chiesa cattolica, «la fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli... Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa» (n. 1808).

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