Si può lavorare per iniziative, consuetudini o per progetto

Molte delle nostre parrocchie, e diocesi, si spendono molto per il Regno di Dio, ma senza stile progettuale

Si può lavorare per iniziative, consuetudini o per progetto

Siamo appena tornati dal fine settimana di formazione con i consigli pastorali delle parrocchie di Vigonza, Pionca, Peraga e Codiverno. Dopo le elezioni i nuovi consigli si sono trovati un paio di volte e abbiamo loro proposto una due-giorni per conoscerci meglio tra fratelli e sorelle che condividono e condivideranno un servizio importante nelle quattro parrocchie sorelle dell’unità pastorale, per mettere le fondamenta per i nostri prossimi cinque anni di lavoro.

Provo a raccontare una bella esperienza che potrebbe essere utile anche ad altre parrocchie.

Una quarantina di persone a Villa Tabor a Cesuna. Prima attività di conoscenza con alcune domande a cui rispondere da mettere dentro a palloncini che, più o meno mescolati, poi venivano raccolti, scoppiati e letto il contenuto. Abbiamo scoperto le pietanze preferite, alcune cose belle viste, i passi di scrittura preferiti, cose belle e sfide delle parrocchie, aspettative sull’up.

Dopo pranzo un laboratorio in cui ciascuno con mattoncini, tegoline, colla, travetti... ha costruito una chiesina in miniatura e ha provato a dare una definizione descrittiva alla “Chiesa”, per poi individuare le dimensioni fondamentali della parrocchia senza le quali una comunità cristiana non è chiesa né tantomeno parrocchia. Nei quattro gruppi lo scambio e poi l’intergruppo hanno preparato cuori e menti all’approfondimento.

In sintesi, e semplificando, ho detto che la chiesa è strumento (quasi sacramento); che deve riflettere la luce di Gesù per tutti; esiste per annunciare per tutti e ciascuno l’amore di Dio che è salvezza (questo l’obiettivo fondamentale a cui le altre cose dovrebbero essere a servizio); dovrebbe vivere in modo equilibrato le quattro dimensioni di annuncio (ad intra nell’impegno di formazione per ragazzi e adulti, ad extra nella missione negli ambienti di vita e ad gentes), liturgia (celebrazioni e spiritualità personale), carità (servizio in generale e attenzione ai poveri), comunità (relazioni significative: essere davvero e non solo di parole fratelli e sorelle). L’accento era specialmente sui contenuti di Lumen Gentium ed Evangelii Gaudium. Alla sera abbiamo iniziato a mettere in comune attività e proposte per il prossimo anno pastorale.

Domenica mattina, aiutati da Barbara Vettorato (formatrice di professione che è anche vice-presidente del consiglio pastorale della sua parrocchia) abbiamo capito l’importanza della progettazione come metodo di lavoro e una proposta di varie fasi per arrivare a fare un progetto pastorale.

Si può lavorare per iniziative o consuetudini o per progetto... Moltissime delle nostre parrocchie (e diocesi in Italia e nel mondo) non hanno un progetto pastorale con obiettivi chiari e verificabili che nascano dall’analisi della realtà (parrocchiale e sociale e culturale…) e dei suoi bisogni, e lavorano lo stesso molto per il Regno di Dio, ma ci sembrava necessario lavorare con stile progettuale. Il progetto, che va elaborato con pazienza e scritto, ci permette di comunicare e trasmettere ad altri il lavoro che si fa, e soprattutto di verificare l’azione pastorale e le attività.

Una questione emersa e non affrontata per ora è quella delle dinamiche di gruppo, simpatie, antipatie, protagonismi di alcuni, difficoltà nell’ascolto o nella relazione...

Detto per inciso: il costo del week-end è stato assunto dalle parrocchie: è un investimento sulle persone e vale più dei restauri dei mattoni!

Ci daremo del tempo (un anno o quel che serve) per discernere e scrivere obiettivi e priorità, risorse e capacità, destinatari e attività, criteri e tempi di azione e verifica. Buon lavoro!

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