Idee

Una lezione in classe sulla democrazia ateniese e l'attualità della chiamata alle urne. Perché, da cristiani, è fondamentale andare a votare, per non lasciare "deleghe in bianche". L'editoriale di Stefano Bertin.

Il filò. Il tragico gesto di un folle a Macerata accende il dibattito sull'immigrazione. E dà la misura del baratro in cui rischia di cadere il paese senza un sussulto collettivo di responsabilità.

Scrive don Marco Cagol, Vicario Episcopale per le relazioni con il territorio. L'aggressione razzista di Macerata mette in luce la crescente avversione alle persone di colore, fino a teorizzare una "colpa razziale". Una coscienza cristiana, o che si ritenga anche solo “culturalmente” cristiana, non può accettare ragionamenti di questo tipo. Non è un ragionamento politico: litighiamo pure sulle politiche migratorie, ma non travolgiamo la ragione e i valori. Su questo cerchiamo insieme il bene e la verità delle cose.

Le polemiche seguite alla presentazione delle candidature mostrano impietose tutti i limiti dell’attuale sistema politico. Ma non basta addossare la colpa alla legge elettorale: le responsabilità sono molto più profonde e attengono alla fisiologia stessa dei partiti.

Un altro gesto di estrema violenza. Ancora una volta dei ragazzi, di cui uno di soli 13 anni. Vittima, un senza tetto, un immigrato, che per uno stupido scherzo ha perso la vita, bruciando dentro l’auto che utilizzava come casa.
Il fatto questa volta non è successo in una grande città, ma nel nostro Veneto carico di profonde tradizioni cristiane. E pone al mondo adulto profondi interrogativi.

Ad Auschwitz c’era la neve, e il fumo saliva lento…», cantava Guccini nella famosa “Canzone del bambino nel vento”. Il fumo sale ancora ed è ben visibile, come dimostrano le recenti polemiche sull’infelice dichiarazione in difesa della razza bianca di Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla presidenza della Lombardia.

L'invito del vescovo Claudio al settimanale diocesano in occasione dei suoi 110 anni: «Raccontate che è possibile ancora parlare di fraternità, di pace, di giustizia, di spiritualità, di fedeltà, di amore. Questo è lo sguardo profondo che la chiesa difende»

Ci abbiamo lavorato più di un anno, a questa nuova Difesa, anche grazie all’aiuto di tanti amici. Adesso, eccola arrivare. Fragile e imperfetta, con sempre qualcosa da mettere a posto, con sempre un obiettivo rimandato a domani: un giornale, specie un nuovo giornale, è un po’ come le nostre vite – quelle di chi lo scrive giorno dopo giorno, quelle di chi giorno dopo giorno lo legge – e proprio per questo lo sentiamo parte di noi. Poco alla volta miglioreremo, ma intanto è qui, tra le nostre mani. Fisico, concreto, da toccare, piegare, sfogliare.