Idee

Al di là di tanti paradossi presenti in questo film sarcasticamente visionario e ironicamente distopico, ora forse conosciamo l’incubo che dobbiamo evitare: essere governati da un presidente folle e corrotto, essere disinformati da giornalisti ridotti a clown, venderci come schiavi ai magnati del digitale, restare vittime della nostra ignoranza. Quattro condizioni impossibili? E chi può dirlo? Ne basterebbe già una sola per addensare nubi scure… Dunque, aprire gli occhi e alzare lo sguardo non è mai troppo tardi

Quest’anno l’orribile virus che attacca il sistema relazionale prima di quello neurologico e respiratorio ci impedirà la festa, ma non la preghiera: nei momenti di crisi la roccia che è Dio resta. E proprio in questa preghiera, in cui ringrazieremo il Signore per i doni dell’anno che si chiude, gli affideremo l’anno che verrà, perché possa tornare a fiorire per tutti la gioia della festa, del ritrovarsi e degli abbracci

Jean Paul Sartre, il filosofo ateo dell’esistenzialismo nichilista dell’Essere e il Nulla, in occasione della sua prigionia nel lager nazista di Treviri nel 1940, scrisse, per il Natale di quell’anno, una pièce teatrale in sette scene, intitolata "Bariona, il figlio del tuono", nella quale si trovò a recitare lui stesso la parte di Baldassarre, uno dei magi portatori di speranza. Una storia estremamente attuale.

Nel decreto approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, i vaccinati che hanno già ricevuto la terza dose e asintomatici potranno evitare la quarantena in caso di contatto con un positivo. “Un compromesso finalizzato ad evitare che il Paese si blocchi”, commenta  Walter Ricciardi, ordinario d'Igiene e Medicina Preventiva dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma e consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus

Le associazioni familiari: "Salvaguardare salute ed economia senza dimenticare le esigenze delle famiglie". Il Forum auspica misure articolate, come il ritorno del lavoro flessibile e strumenti di sostegno diretto

Il presidente della Comunità di Capodarco propone la sua personale riflessione, caratterizzata da spunti che toccano diversi aspetti della vita comunitaria, dalla persona ai progetti, fino agli orientamenti e le difficoltà che una realtà così ampia riscontra quotidianamente lungo il suo percorso. Partendo da quei principi che nel Natale di 55 anni fa portarono alla nascita del modello Capodarco

"Penso a tutti gli ammalati che abitano le corsie dei nostri ospedali e che, talvolta, hanno perso la capacità di attendere e vivono prigionieri delle loro paure e fragilità, chiusi alla speranza. Penso a tutti i poveri e bisognosi che sono spogliati della loro dignità umana; a coloro che hanno trovato porte e frontiere chiuse a causa di tanta indifferenza ed egoismo o a tutti quelli che si trovano a vivere lontani dai loro affetti più cari". Parla don Paolo Mulas, giovane cappellano ospedaliero, secondo il quale il Natale ci chiama a "custodire la fragilità di una vita messa alla prova"