Idee

Ci sono tornanti imprevisti della Storia che producono parole nuove e proiettano un cono di luce inaspettato. È accaduto che toccasse in sorte alla giovanissima poetessa americana Amanda Gorman, in occasione del giuramento presidenziale di Joe Biden, trovare parole nuove per parlare della democrazia tellurizzata dall’assalto a Capitol Hill. La Gorman ci ha detto che “mentre la democrazia può essere periodicamente rallentata, non può mai essere permanentemente sconfitta. In questa verità. In questa fede noi confidiamo”. Queste parole ci restituiscono una speranza e, soprattutto, ci inducono a riflettere sulla qualità della democrazia. Da quanto tempo l’Occidente non si interroga sulla propria democrazia? Come un organismo vivente può avere il fiato corto, può mancarle l’ossigeno della partecipazione, può pagare un prezzo alla richiesta di sicurezza individuale e collettiva, può cedere alla tentazione delle maniere forti, può diventare sorda e muta

“Un profilo social è come una chiave che apre il mondo molto vario dei social network. Se hai un account hai una chiave che ti butta dentro un mondo dove c’è di tutto: contenuti di bambini, contenuti di valore, informazione, ma anche contenuti negativi, pornografia, fake news, challenge pericolose”, spiega il giovane sacerdote di Busto Arsizio diventato in pochi mesi un fenomeno mediatico con i suoi video su YouTube, che avverte: “Avere la chiave in sé non è un problema, il punto è se io genitore reputo te figlio così responsabile da avere in mano la chiave per un mondo così vasto, pieno di tante possibilità dove tu stai andando da solo”

Silvia Cutrera (Fish): “Nel triste elenco delle vittime della Shoah non vanno dimenticate le Persone con disabilità, colpite dall’Aktion T4. Sterilizzate forzatamente a partire dal 1933 e dal 1940 uccise nelle prime camere a gas appositamente installate negli istituti psichiatrici del Terzo Reich”. Falabella: “Monito perenne e lezione universale”

Si celebra il 27 gennaio il Giorno della Memoria. Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma: “L’antisemitismo è come un fiume carsico che riemerge periodicamente e prende nuova forma a seconda di dove si insinua. Si rafforza ancor di più nei periodi di crisi e di disagio sociale perché è l’espressione di una insofferenza che si manifesta attraverso un pregiudizio e il pregiudizio vede nel diverso il capro espiatorio di colpe alle quali non si riesce a dare delle risposte”.

Sono innumerevoli le testimonianze dirette della della Shoah, ma altrettante sono quelle che ci sono giunte attraverso la letteratura, la saggistica, la musica, il cinema. “Scrivilo. Scrivilo. Con inchiostro comune/ su carta comune: non gli fu dato da mangiare,/ morirono tutti di fame. Tutti? Quanti?/ E’ un grande prato. Quant’erba/ è toccata a testa? Scrivi: non lo so”. La memoria è anche quella di chi, come la grande poetessa polacca Wisława Szymborska, invitava chi poteva a ricordare attraverso il racconto e la scrittura, per evitare la negazione e la rimozione