Povertà. Il successo fragile del Reddito di cittadinanza

Oltre un milione di beneficiari nel 2019, ma sarà il 2020 il vero anno di prova per la lotta alla povertà in Italia, tra percorsi di inclusione da attivare e una nuova narrazione da promuovere. Il bilancio e le sfide secondo Cristiano Gori (Università di Trento), Massimo Baldini (Università di Modena e Reggio Emilia) e Roberto Rossini (Alleanza contro la povertà)

Povertà. Il successo fragile del Reddito di cittadinanza

ROMA - Per la lotta alla povertà, il 2019 è stato un anno cruciale. Se il 2018 ha visto partire per la prima volta in Italia una misura strutturale per combattere la povertà (cioè il Reddito di inclusione), il 2019 passerà alla storia per aver visto arrivare non solo una misura più ampia come il Reddito e la Pensione di cittadinanza (Rdc e Pdc), ma anche perché nessun governo prima d’ora ha mai stanziato così tante risorse su questo capitolo tema. Ma com’è andato questo primo anno di lotta alla povertà col Reddito di cittadinanza? Sta rispondendo alle aspettative create dopo il lungo battage mediatico dei promotori? Quali rischi ci sono all’orizzonte? Lo abbiamo chiesto ad alcuni esperti con cui ci siamo confrontati lungo tutto il 2019.

I numeri della povertà in Italia

Secondo l’Istat, nel 2018 (sono gli ultimi dati disponibili diffusi nel 2019) in Italia la povertà assoluta interessava oltre 1,8 milioni di famiglie e 5 milioni di individui. Un dato sempre allarmante, visto che è ancora una volta ai livelli massimi dal 2005 (anno in cui l’Istat ha iniziato a indagare sulla povertà assoluta), ma che per la prima volta in tre anni mostra una battuta d’arresto. È sempre il Sud a far registrare un’incidenza della povertà assoluta più alta tra le famiglie: (9,6% nel Sud e 10,8% nelle Isole, contro il 6,1% nel Nord-Ovest e 5,3% nel Nord-est e del Centro). Stabile anche il dato dei minori in povertà assoluta. Secondo l’Istat, nel 2018, sono 1,26 milioni i minori in questa condizione, con il Mezzogiorno ancora una volta a guidare la classifica. A preoccupare, tuttavia, non è soltanto il numero delle famiglie con minorenni in povertà assoluta. C’è anche il fattore intensità della povertà e secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica, le famiglie con minori spesso vivono una condizione di povertà più accentuata di altre famiglie.

La fine del Reddito di inclusione

Il 2019 è iniziato male per il Rei. Dopo aver toccato il culmine con oltre 359 mila nuclei beneficiari nel dicembre 2018, dal mese di gennaio è iniziato il suo declino, con ogni probabilità per via dell’intensa campagna di promozione del Reddito di cittadinanza che sarebbe partito qualche mese più tardi. Così, il 2019, è prima di tutto l’anno dell’addio al Rei che mese dopo mese sta esaurendo la sua missione. Con l’avvio del Reddito di cittadinanza, il  6 marzo 2019, cambia così il panorama della lotta alla povertà in Italia e i numeri sono sin da subito importanti, confermati mese dopo mese dai report dell’Inps. Gli ultimi dati disponibili sono quelli di inizio dicembre e parlano chiaro: ci sono oltre un milione di nuclei familiari che percepiscono il Rdc o la Pdc, un dato che è quasi tre volte quello massimo raggiunto dal Rei in ben 12 mesi ed è questo il principale risultato del 2019. Complessivamente, al 6 dicembre sono 1.014.429 i nuclei familiari con 2.451.624 individui ad accedere ad uno dei due benefici: il Reddito di cittadinanza lo hanno ricevuto 890.756 famiglie (2.311.285 persone), mentre la Pensione di cittadinanza è stata percepita da 123.673 famiglie con 140.668 individui. Nessuna misura contro la povertà prima d’ora era riuscita ad avere la stessa platea di beneficiari.

Un successo nei numeri, ma è ancora il primo tempo

I dati dell’Inps sul Rdc e sulla Pdc toccano di volta in volta il record assoluto di famiglie raggiunte da una misura di contrasto alla povertà e i dati finora registrati sono davvero notevoli. “Se si guarda al numero di famiglie che percepisce il Rdc rispetto agli aventi diritto stimati dal governo siamo a oltre il 70% - spiega Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università di Trento -. A livello europeo è un notevole successo. Questo va detto. Uno dei problemi delle politiche contro la povertà, infatti, è che moltissime persone o non fanno domanda perché non lo sanno, o perché si vergognano o perché non riescono a farla. Mediamente negli altri paesi europei la percentuale di aventi diritto che ricevono una misura di questo tipo è più bassa”. Un successo, almeno per il momento, ma non mancano gli aspetti critici. “Per quest’anno si è visto il lato assistenziale del Reddito di cittadinanza - spiega l'economista dell'università di Modena e Reggio Emilia, Massimo Baldini -. Il denaro sta arrivando a tante famiglie perché le domande sono state tante, ma manca ancora il lato dell’inserimento, dell’inclusione sociale e dell’attivazione lavorativa. Speriamo ci possa essere il prossimo anno”. Secondo Gori, però, c’è anche un’altra domanda da farsi nel 2020 e riguarda gli esclusi. “Non è stata una buona idea abolire i punti unici di accesso previsti dal Rei - spiega Gori -. Va benissimo che la raccolta delle domande venga fatta da altri attori, ma così facendo è venuta meno la funzione di informazione e orientamento dell’utenza. Questo è un problema soprattutto per le persone più fragili. C’è stata una campagna di comunicazione tra la popolazione che credo non abbia eguali in Europa, ma allo stesso modo non è stata prevista una strategia specifica per agganciare i più deboli”.

Luci e ombre sul Rdc

L’altro record da registrare, ovviamente, è quello delle risorse messe in campo, ma se da una parte i numeri giocano a favore di questa misura voluta fortemente dai cinquestelle, c’è ancora un lato oscuro che toccherà illuminare nel 2020. “Se dobbiamo fare un bilancio alla luce di quello che è accaduto nel 2019 potremmo dire che è stato un anno in ‘chiaro e scuro’ - spiega Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli e portavoce dell’Alleanza contro la povertà -. Chiaro perché c’è un assegno ben patrimonializzato, tant’è vero che il Rdc nel 2019 è stato sostenuto con 6 miliardi di stanziamento, tra l’altro neanche tutti spesi. Dall’altra parte, l’elemento di criticità è rappresentato dal fatto che vediamo molte difficoltà sui progetti di reinserimento. Un elemento di criticità sul quale bisogna intervenire”. Ma non sono solo i percorsi di presa in carico delle persone a preoccupare. Tra le criticità “significative”, ci sono anche altre questioni ancora irrisolte. “La prima riguarda gli stranieri - aggiunge Rossini -. Dieci anni per ottenere il reddito di cittadinanza ci sembra una cosa scorretta, perché abbiamo un serie di povertà che hanno a che fare con stranieri e non possiamo dire loro di aspettare 10 anni. L’altra questione riguarda la famosa scala di equivalenza delle famiglie: ci sembrava più conveniente per le famiglie numerose quella utilizzata per il Rei rispetto a quella utilizzata nel Rdc. Su queste cose interverremo nel corso del 2020 con qualche proposta”.

L’effetto boomerang (da evitare)

I dati dell’Inps mostrano trionfanti una misura sempre più diffusa tra la popolazione target, ma sul banco di prova non ci sono solo i numeri e presto anche gli altri nodi da sciogliere arriveranno al pettine dell’arena politica. E a farne le spese potrebbe essere proprio la lotta alla povertà. “Il Rdc non è stato promosso presso l’opinione pubblica per quello che è il primo obiettivo di una misura contro la povertà - spiega Gori -, che è garantire a tutti uno standard di vita decente e costruire opportunità di reinserimento sociale-lavorativo compatibili con le condizioni di ognuno. Tutta l’introduzione del Rdc è stata accompagnata da un’intensa campagna su una misura che avrebbe permesso agli utenti di trovare un lavoro. Poiché come era facile prevedere questo non sta avvenendo, ci sono moltissime critiche”. Eppure, ancora oggi, quando si parla di Rdc c’è sempre il lavoro come tema correlato. “Anche se le persone che vengono inviate al Cpi sono una minoranza rispetto al numero complessivo, nella comunicazione mediatica sembra che ci siano solo quelli - aggiunge Gori -. Tutto questo sta portando a forti critiche che non credo diminuiranno. Per quanto ci possa essere un miglioramento, l’inclusione lavorativa sarà comunque enormemente inferiore alle aspettative suscitate. A questo punto, poiché il Rdc e lotta alla povertà sono diventati sinonimi agli occhi dell’opinione pubblica e della politica, il fallimento percepito del Rdc nell’inserimento lavorativo porta con sé la considerazione che le politiche contro la povertà hanno fallito. E questo è un grosso problema”. Dello stesso parere Baldini: “Sappiamo già che il Rdc avvierà poche persone al lavoro, per tanti motivi - aggiunge -: perché non possono lavorare, o possono farlo in modo parziale e con difficoltà o non hanno la formazione adeguata. Più che i centri per l’impiego, bisognerebbe pensare ai centri di formazione professionale”.

Il nuovo ruolo dell’associazionismo

Per quel che riguarda il dialogo tra mondo dell’associazionismo e istituzioni, il 2019 è stato un anno burrascoso, così come il 2018. Ma con la nuova maggioranza qualcosa è cambiato. “Con il primo governo Conte è stato molto difficoltoso - spiega Rossini -. Semplicemente non abbiamo avuto confronti. Mandavamo i nostri documenti e sono sicuro che venissero letti, ma è stato davvero molto faticoso riuscire a stabilire un rapporto. Con il Conte II e il ministro Catalfo il rapporto è molto migliorato. Sulla legge di bilancio non abbiamo chiesto nulla di particolare perché abbiamo visto che il Rdc è comunque tutelato dal punto di vista economico, ma col nuovo anno cercheremo un nuovo confronto”. Una cosa è certa: col 2019 lo scenario della povertà assoluta in Italia è mutato profondamente e il mondo dell’associazionismo è chiamato a ripensare il proprio intervento sul tema della povertà. Ne è convinto Cristiano Gori. “L’associazionismo non può più essere quello che è stato negli anni - spiega -. Prima dell’arrivo del Rdc, il sostegno ai poveri era debolissimo e un ruolo centrale l’ha sempre giocato il mondo dell’associazionismo cattolico, a partire dalla Caritas, dando ai poveri un sostegno materiale. Adesso la fase storica è inedita e c’è uno stato che dà un sostegno materiale, almeno ad alcuni. Questo porta a ridisegnare il ruolo dell’associazionismo. Alcune realtà stanno già facendo un percorso nuovo, sull’accompagnamento. Non significa che ci sia meno bisogno di queste realtà, ma che oggi sono chiamate a riorientare la propria missione”.

Furbetti e divani, la narrazione da cambiare

Con il diffondersi della misura e il costante ampliamento del numero dei beneficiari sono arrivati anche i primi controlli e non sono mancate le prime revoche del beneficio. I decaduti dal Rdc e Pdc, a inizio dicembre 2019, sono poco più di 50 mila, ma l’Inps non specifica le ragioni. Sui media, intanto, è un susseguirsi di titoli sui cosiddetti “furbetti” e “falsi poveri”. Ed è anche sul filo delle parole che può inciampare il futuro di questa misura. “C’è una continuità con la comunicazione che è stata fatta già mentre si discuteva di Rdc - spiega Gori -, perché le norme antidivano nascono lì. La prima retorica è quella del povero lazzarone che non ha voglia di fare niente; poi l’altra è quella del non povero furbo e infine c’è il fallimento del Reddito di cittadinanza perché non ti ha trovato subito lavoro. Problemi che ci sono, ma che non rappresentano tutta la questione”. Secondo Gori, però, molto dipende dagli errori fatti in partenza. “L’attuale disegno del Rdc non combatte questi problemi, perché altrimenti c’era solo una cosa da fare: partire molto più piano. Non c’è stato il tempo di preparare i percorsi di inclusione, in particolare quelli lavorativi. Poi, un ampliamento così forte di utenti in così poco tempo impedisce una strategia di controllo su larga scala. Per la fretta di raggiungere più utenti nel più breve tempo possibile non sono state create le condizioni per contrastare questi fenomeni”. Per tutte queste ragioni, il 2020 sarà l’anno decisivo per il Reddito di cittadinanza, chiamato a confermare il risultato fin qui raggiunto e a rassicurare politica e opinione pubblica. “L’anno prossimo spero sia l’anno dell’attivazione e della valutazione delle misure altrimenti si rischia davvero di rovinare la stessa lotta alla povertà - conclude Baldini -. Se si lascia il campo solo agli articoli dei quotidiani che parlano di furbetti sarebbe un vero disastro”. (ga)

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Fonte: Redattore sociale