Avvento: è tempo di camminare veloci

Con grande sapienza l’anno liturgico ha dei tempi di maggiore intensità rispetto ad altri, come in un cammino dove a volte andiamo spediti, altre lenti, altre ancora con momenti di sosta.

Avvento: è tempo di camminare veloci

Il Concilio Vaticano II ha affermato che tutti i battezzati sono chiamati alla santità.
L’affermazione può sembrare esagerata. Ciò succede perché troppo spesso la parola santità è stata associata alla parola perfezione. E chi può essere così insipiente da ritenere di poter essere perfetto?
Dipende anche dal fatto che la stragrande maggioranza dei Santi del calendario cristiano sono ecclesiastici o religiosi consacrati. A essi la santità è accessibile, ma non sembrerebbe altrettanto per i laici, che conducono una vita “secolare”, “nel mondo”.

Se per santi si debbono intendere uomini e donne che hanno una qualità di vita incredibilmente aperta all’azione di Dio, di ammirazione e di imitazione, dobbiamo riconoscere che abbiamo una visione troppo ristretta della santità! Invece in ogni forma autenticamente umana di vita, incarnata in valori quali la fedeltà, l’onestà, la sincerità, la generosità, la dedizione anche con sacrificio, il coraggio, la speranza pur tra le difficoltà, la competenza messa a servizio del bene comune, e così via, non è estranea affatto l’azione dello Spirito di Dio che rende santi.

Papa Francesco, con il suo modo inconfondibile di comunicare, ha confidato: «Io vedo la santità nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite, ma che hanno il sorriso perché hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santità nascosta. Questa per me è la santità comune».

«La santità io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nell’andare avanti, giorno per giorno».

«Questa è stata la santità dei miei genitori: di mio papà, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me è come una preghiera. Lei è una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed è sempre andata avanti con coraggio».

Allora… nessuna scusa! Siamo chiamati alla santità, che non consiste in una perfezione per noi irraggiungibile, ma nella volontà seria, fedele, di fare del nostro meglio per vivere secondo i comandamenti di Dio e gli insegnamenti di Gesù.
Ciascuno di noi a partire dalla situazione in cui si trova a vivere, secondo modalità e misura che noi non conosciamo, ma che a ciascuno viene assegnata dal Signore.

La santità, dunque, non consiste in una situazione raggiunta una volta per sempre, ma in un cammino costante, lungo una traiettoria che non vede premiati solo i più bravi ma chiunque faccia del suo meglio per camminare, per crescere nella bontà, nel significato pieno della parola. E questo è possibile, umilmente ma realmente, per ciascuno di noi. Noi possiamo essere santi, e va detto che è bello essere santi!

È per questo che le domeniche e le feste dell’anno liturgico sono disposte come un cammino, guidato dal Signore Gesù e reso possibile dal dono dello Spirito Santo.
E, con grande sapienza, l’anno liturgico ha dei tempi di maggiore intensità rispetto ad altri, come in un cammino dove a volte camminiamo speditamente, altre lentamente, altre ancora con momenti di sosta per riprendere il fiato.

È così anche per il tempo di Avvento. Ci viene chiesto di accelerare il cammino della nostra vita di cristiani e cristiane in vista delle celebrazioni del Natale di nostro Signore. Natale avvenuto una volta sola, nel parto di Maria a Betlemme. Natale che deve rinnovarsi nella nostra comunità cristiana ogni anno sempre meglio, se è vero che sono proprio le nostre comunità a essere il Corpo di Cristo, la sua incarnazione nel nostro oggi, nel nostro territorio.

A Natale sarà bello poter dire: «Oggi il Verbo ha assunto la nostra umanità ed è venuto ad abitare tra di noi».

don Chino Biscontin

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