Bambini, libri e penne per cambiare il mondo

Due milioni di italiani sono analfabeti totali, 13 milioni sono semianalfabeti (cioè sanno fare solo la firma, ma non capiscono ciò che leggono) e altri 13 milioni sono analfabeti di riporto (cioè hanno perso un uso fluido della scrittura e della lettura). In totale, quindi, 28 milioni di italiani su 52 milioni sono sotto la soglia della sufficienza dell’alfabetizzazione. È un dato allarmante, questo che emerge da una ricerca coordinata dal linguista Tullio De Mauro, docente emerito all’Università di Napoli, che ci dice anche che il 12 per cento della popolazione (quasi 6 milioni di persone) non ha un titolo di studio.
Povertà educativa e povertà materiale rappresentano un binomio che mette i minori a rischio di disagio sociale e mina la stabilità e il futuro dei Paesi. La voce di Malala, premio Nobel per la Pace.

Bambini, libri e penne per cambiare il mondo

Se guardiamo all’età infantile, per renderci conto di quali saranno gli adulti di domani, la situazione non appare troppo rosea.
L’organizzazione non governativa (ong) Save the children, nel rapporto “Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?” mostra un ritratto in chiaroscuro di un’Italia lontana dai parametri europei.
Se Lombardia, Emilia Romagna e Friuli risultano i territori più virtuosi, Sicilia e Campania, seguite da Calabria e Puglia, detengono invece il triste primato delle regioni italiane dove è più scarsa e inadeguata l’offerta di servizi e opportunità educative e formative per i minori. In generale, sul territorio nazionale, queste carenze comportano che quasi il 20 per cento dei quindicenni non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 25 per cento in matematica.

La povertà educativa è in stretta correlazione con la povertà materiale
In Italia un milione di bambini vivono in povertà assoluta e due milioni in povertà relativa, e questo determina un ritardo nell’apprendimento e nella crescita personale ed emotiva. Un ragazzo su due, nella fascia 6-17 anni, non ha letto neanche un libro se non quelli scolastici, non ha visitato un museo né svolto un’attività sportiva, perlopiù a causa delle difficoltà economiche della famiglia.
Eliminare la povertà minorile diventa quindi prioritario per favorire la crescita educativa dei bambini e dei ragazzi e questa emergenza pare sia finalmente entrata anche nell’agenda delle istituzioni. Il governo italiano, nella legge di stabilità, ha previsto l’istituzione in via sperimentale, per la prima volta, di un Fondo specifico per il contrasto della povertà educativa minorile per il triennio 2016/18. Il Fondo, alimentato dalle fondazioni bancarie e gestito con il Forum nazionale del terzo settore, è finalizzato a contrastare la dispersione scolastica, la povertà di servizi, i minori investimenti che arrivano dalle famiglie.

Allargando lo sguardo al mondo, la correlazione povertà materiale/povertà educativa si amplifica.
Basti pensare ai 124 milioni di bambini che oggi non frequentano la scuola e ai 3 milioni e mezzo di minori rifugiati che sono completamente tagliati fuori dall’istruzione, resi per questo ancora più vulnerabili alle discriminazioni e agli abusi, allo sfruttamento da parte dei trafficanti o costretti a matrimoni precoci e lavoro minorile, soprattutto in paesi come Nigeria, Pakistan, Afghanistan, India...

Voce di tutti questi bambini e ragazzi si è fatta una giovane pachistana: Malala Yousafzai (nella foto) che nel 2014 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace proprio per il suo impegno in difesa del diritto all’istruzione. Malala aveva 11 anni quando iniziò ad affidare alla BBC (televisione pubblica inglese) il suo diario in lingua urdu dove raccontava la vita sotto i talebani nella Valle di Swat e di come una fatwa (condanna a morte) impedisse alle bambine e alle ragazze di studiare.

L’attentato del 9 ottobre 2012, mentre tornava da scuola, con cui i talebani cercarono di zittirla, le costò quasi la vita e la costrinse a una delicata ricostruzione del cranio, cui si sottopose a Birmingham, in Gran Bretagna.
E da qui, anziché piegarsi, Malala è ripartita, dimostrando con i fatti il valore dell’istruzione e della cultura, che il potere tanto teme perché rendono le persone più forti e meno manipolabili.
«Gli estremisti – ha affermato Malala nel suo discorso all’ONU nel 2013 – hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. (...) Fanno saltare le scuole perché hanno paura del cambiamento e dell’uguaglianza che porteremo nella nostra società».

Un’istruzione di qualità per tutti è il desiderio di questa coraggiosa e determinata ragazza, che chiede diritti uguali per ogni persona e pace in ogni angolo della terra e che richiama i leader mondiali a fare dell’istruzione una priorità.
«Facciamo appello a tutti i governi – esorta – affinché garantiscano un’istruzione gratuita e obbligatoria in tutto il mondo per ogni bambino. Facciamo appello a tutti i governi affinché combattano il terrorismo e la violenza, e proteggano i bambini dalla brutalità e dal dolore. Invitiamo le nazioni sviluppate a favorire l’espansione delle opportunità di istruzione per le ragazze nel mondo in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte le comunità affinché siano tolleranti, affinché rifiutino i pregiudizi basati sulla casta, la fede, la setta, il colore e garantiscano invece libertà e uguaglianza per le donne in modo che esse possano fiorire. Noi non possiamo avere successo se la metà del genere umano è tenuta indietro».

In questa battaglia Malala invita ad «armarci con l’arma della conoscenza e farci scudo con l’unità e la solidarietà» e ribadisce:  «Cerchiamo quindi di condurre una gloriosa lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo; dobbiamo imbracciare i libri e le penne: sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione».       

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